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PER UNA PRESENZA NEL MONDO

LIBERA DA SCHEMATISMI IDEOLOGICI
* 


   

 


Due concetti tra loro antitetici e complementari, quelli di destra e sinistra, che hanno attraversato e caratterizzato la battaglia politica di questi ultimi due secoli, hanno ancora una ragione e un significato all’alba del secolo e del millennio che nasce?


Ancor prima d’appartenere al mondo politico, la coppia di contrari destra-sinistra appartiene all’esperienza quotidiana degli uomini ed è oggetto di ricerca antropologica. Si può senz’altro affermare che la conseguente differenziazione simbolica costituisce una classificazione culturale universale.






Significato antropologico-religioso

Agli inizi del secolo il sociologo francese Robert Hertz fu il primo a introdurre studi scientifici su questa coppia simbolica. Essi furono sviluppati e confermati da studiosi del calibro di Emile Durkheim, Marcel Mauss, E. E. Evans Pritchard e Rodney Needham1. Nei comportamenti asimmetrici largamente osservati venivano sostanzialmente confermati gli studi di Hertz che già aveva affermato: «Al lato destro vengono attribuiti gli onori, le denominazioni adulatorie, le prerogative: esso agisce, ordina e prende. Al contrario il lato sinistro viene disprezzato e ridotto al ruolo di umile ausiliario: esso non può far nulla da solo; aiuta, sorregge e tiene»2.

Per la maggior parte della letteratura etnografica, inoltre, l’opposizione binaria tra destra e sinistra è concepita come parte di una generica capacità umana di classificare il mondo che ci circonda e di derivare il significato delle cose in relazione ai loro contrari.

Resta aperta la questione se alle origini di questa opposizione vi sia un problema neurologico o un problema di condizionamento culturale.

Il simbolismo destra-sinistra fu messo in discussione dalla cultura cinese: nessuno dei due poli che interagiscono assume preminenza avvertibile sull’altro; la preferenza viene data dal contesto.

Anche il mondo biblico è attraversato dall’antitesi tra i concetti di destra e sinistra3. In quanto concetti polari, la destra e la sinistra divengono anche immagini del bene e del male. Se gli abitanti di Ninive «non sanno distinguere tra la mano destra e la mano sinistra»4, ciò significa che non conoscono la differenza tra il giusto e l’ingiusto.

La mano destra è il simbolo della potenza di Dio che si illustra con le grandi azioni della sua destra, colpisce con essa il nemico e libera il suo popolo5. La destra di Dio è il luogo dove i suoi amici gusteranno le delizie eterne e il luogo dove il Messia sederà in trono vicino a Dio. Quando poi il Figlio dell’uomo verrà a giudicare come re tutto l’universo porrà alla sua destra i benedetti del Padre suo e alla sua sinistra i maledetti6.

Significato politico

L’attuale terminologia destra-sinistra irrompe nella scena politica con la rivoluzione francese. Il 28 agosto 1789 i deputati della Costituente si schierano alla destra e alla sinistra del presidente dell’Assemblea a seconda del loro sostegno a un diritto di veto assoluto del re o d’un ruolo più marginale dello stesso. Quella che era una configurazione spaziale venne ad assumere un carattere ideologico. Da allora con la destra si tenderà a identificare posizioni di ordine, di stabilità del sistema legate alla natura, alla religione, all’autorità, alla proprietà. Con la sinistra, al contrario, si identificheranno posizioni che credono al progresso, alla trasformazione dell’uomo e della società, che privilegiano i valori di libertà su quelli di stabilità. L’uomo di destra è colui che si preoccupa, innanzitutto, di salvaguardare la tradizione; l’uomo di sinistra, invece, è colui che intende, sopra ogni altra cosa, liberare i propri simili dalle catene loro imposte dai privilegi di razza, di ceto, di classe, ecc.7.

 A destra e sinistra si associano altri concetti: passato-futuro, privato-pubblico, capitale-lavoro, natura-storia, gerarchia-eguaglianza, autorità-libertà.

Per Norberto Bobbio è il diverso atteggiamento di fronte all’ideale dell’eguaglianza che permette di distinguere la destra dalla sinistra. Il dato di fatto è questo: gli uomini sono tra loro tanto uguali quanto diseguali. Sono uguali per certi aspetti, diseguali per altri. Gli egualitari (sinistra) danno maggiore importanza a ciò che rende uguali, mentre gli inegualitari (destra), partendo dalle stesse constatazioni, danno maggiore importanza a ciò che rende diseguali. Se l’egualitario parte dalla convinzione che la maggior parte delle diseguaglianze che lo indignano sono sociali e quindi eliminabili, l’inegualitario, dal canto suo, parte dalla convinzione che esse sono di natura e, pertanto, ineliminabili. A questa natura, inoltre, si aggiunge una natura seconda che è la consuetudine, la tradizione, la forza del passato8.

Permanenza dei concetti

Il problema si pone nel momento successivo a quello in cui le forze del basso, quelle di sinistra, assumono il potere. A quel punto la polarità tende a invertirsi. Coloro che assunsero il potere come forze portatrici di esigenze di eguaglianza tendono a gerarchizzarsi, la libertà si fa autorità e poi dispotismo, la storia diventa immobilismo della natura, al lavoro si sostituisce la burocrazia e il futuro ormai è raggiunto e definitivamente conquistato. Resta solo la «liturgia» della celebrazione d’un passato sempre più remoto.

Il problema non è asettico, ma nasconde in sé la tragedia delle grandi rivoluzioni.

Destra e sinistra sono perciò concetti superati? Vanno assunti solo in un significato tecnico di governo e opposizione senza nessun riferimento a valori e istanze differenti? La differenza si colloca solo in una diversa tradizione storica senza più influenza sul presente?

Indubbiamente ogni giudizio va collocato nel suo contesto storico e non può essere facilmente trasferito in altre situazioni.

Se già sul piano antropologico il valore di destra e sinistra non era universale, a maggior ragione la significazione politico-ideologica deve essere trattata con molta cautela. Trasporre poi queste distinzioni sul piano teologico risulta profondamente fuorviante.

Pur tuttavia resta aperta la questione di come situarsi di fronte al crescente divario di «possibilità di qualità della vita alla nascita» che si fa sempre più insopportabile. Le dimensioni del problema si sono smisuratamente e drammaticamente allargate. Oggi esse non sono più riducibili nei confini d’un singolo paese e neanche d’un solo continente. Il «pianeta dei naufraghi» va alla deriva senza zattere di salvataggio e senza confini divisori.

Il fallimento tragico del comunismo non ha chiuso la storia e non ha decretato  l’immutabilità eterna delle posizioni in cui si nasce. Esso, al contrario, apre nuovi orizzonti a chi crede alla responsabilità dell’uomo nella costruzione d’un mondo in cui la nascita non fissa l’uomo in una immutabilità di natura, senza la storia che è frutto dello spirito di libertà.

La diade destra-sinistra continua ancora ad avere ragioni d’esistenza. Le ragioni della destra e quelle della sinistra possono incontrarsi in un dialogo che pone al centro la vita e la pienezza di vita per tutti gli uomini. Questa diade va però ripensata nei differenti contesti culturali e sociali e liberata da quel fanatismo ideologico o irrazionale che la carica di significati impropri, irriducibilmente opposti, per cui la politica altro non diventa che guerra senza prigionieri, scontro tra amico e nemico9.

Resta fondamentale che questa diade con il suo significato storico-culturale-politico non venga, con una operazione d’autentico colonialismo culturale, trasferita nei paesi africani e assunta come chiave di lettura di fenomeni che hanno bisogno di ben altri strumenti interpretativi.

                                                                                                                      


Emilio Grasso

 

 


*
(E. Grasso, Come una nave. Ieri oggi e domani nella memoria di Dio, EMI, Bologna 2001).



1 Cfr. R.C. Martin, Destra e sinistra, in Enciclopedia delle Religioni. Diretta da M. Eliade, IV, Jaca Book, Milano 1997, 202-204.

2 Cit. in R.C. Martin, Destra e sinistra..., 202.

3 Cfr. H. Lesêtre, Main. IV. La droite et la gauche, in Dictionnaire de la Bible. Publié par F. Vigouroux, IV, Letouzey et Ané, Paris 1908, 583-584.

4 Cfr. Gn 4, 11.

5 Cfr. Es 15, 6.

6 Cfr. Mt 25, 31-46.

7 Cfr. N. Bobbio, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Donzelli Editore, Roma 1994, 55-56.

8 Cfr. N. Bobbio, Destra e sinistra..., 71-75.

9 Va a proposito ricordata la concezione di Carl Schmitt per il quale «la contrapposizione politica è la più intensa ed estrema di tutte e ogni altra contrapposizione concreta è tanto più politica quanto più si avvicina al punto estremo, quello del raggruppamento in base ai concetti di amico-nemico», C. Schmitt, Le categorie del ‘politico’. Saggi di teoria politica. A cura di G. Miglio - P. Schiera, Il Mulino, Bologna 1972, 112. Sulla teoria dell’amico-nemico in Schmitt, cfr. M. Nicoletti, Trascendenza e potere. La teologia politica di Carl Schmitt, Morcelliana, Brescia 1990, 259-320.

 
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