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I primi sviluppi della Comunità

Nel 1972, la piccola Comunità si trasferisce a vivere in due monasteri dell’Italia centrale, uno maschile e uno femminile, dove inizia un periodo di formazione del proprio retroterra religioso e culturale nell’approfondimento della forma di vita monastica nata tra i baraccati.

Il monastero femminile di San Bernardino in Umbria


E' un periodo, questo, caratterizzato anche da difficoltà, ostacoli, tensioni e incomprensioni esterne che la novità di vita della Comunità non tarda a suscitare e che hanno contribuito a purificarne il carisma nascente, aprendogli nello stesso tempo vie nuove e inattese.


Il monastero maschile di Sant'Arcangelo in Umbria
Nel 1974, alcuni membri, su invito dei rispettivi Vescovi che sono venuti in contatto con questa nuova realtà, si stabiliscono nella diocesi olandese di Roermond, mentre altri si trasferiscono nella diocesi belga di Hasselt. In questo stesso periodo la Comunità si stabilisce anche a Sassuolo, in Italia, nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Successivamente l’estensione della Comunità avverrà anche fuori dell’Europa: in Camerun (1977) e in Paraguay (1981), dando inizio a un’espansione che conduce la Comunità a riconoscere la vocazione missionaria come dimensione costitutiva della propria identità.



 
Il primo riconoscimento giuridico ufficiale da parte dell’autorità ecclesiastica risale al 1981, quando la Comunità viene eretta dall’allora Vescovo di Hasselt, mons. Jozef Maria Heuschen, come Pia Unione Redemptor hominis. Mons. Heuschen, Vescovo di Hasselt dal 1967 al 1989 e deceduto il 30 giugno del 2002, aveva conosciuto la Comunità sette anni prima, a Roma, ed aveva poi descritto quel primo incontro nel periodico della diocesi di Hasselt, Contactblad.
Nel 1983 un secondo riconoscimento formale viene dato dal Vescovo della diocesi italiana di Reggio Emilia-Guastalla,
mons. Gilberto Baroni, con un decreto di erezione della Comunità con lo stesso nome, Statuto e spiritualità della Pia Unione della diocesi di Hasselt.

Nel 1990 si realizza l’unificazione giuridica della Comunità sotto la responsabilità di
mons. Paul Schruers, Vescovo della diocesi-madre di Hasselt  considerata diocesi di erezione della Redemptor hominis. La Comunità viene dichiarata essere una “Associazione pubblica di fedeli”, secondo la normativa del nuovo Codice di Diritto Canonico.

Nel 1993 il Fondatore della Comunità, che fino allora aveva preferito non appartenere giuridicamente alla Redemptor hominis, entra formalmente a farne parte, assumendo funzioni di governo e di direzione.

Il Vescovo di Hasselt, nel 2003, approva il testo attuale dello Statuto per un periodo ad experimentum di dieci anni.



 

 
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Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
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