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Vita consacrata in Africa/5


Testimoni dell'avvenire

Celebrata a Yaoundé la giornata della vita consacrata


La "giornata della vita consacrata", a Yaoundé, è stata celebrata il 7 febbraio scorso. Una cerimonia speciale, quest'anno, grazie alla presenza del Card. Franc Rodé, Prefetto dellaIl Card. Franc Rodé durante la celebrazione nella Basilica “Maria Regina degli Apostoli” Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, venuto in Camerun per assistere alla prima assemblea generale della Confederazione delle Conferenze dei Superiori Maggiori d'Africa e del Madagascar.

La celebrazione è avvenuta nella Basilica "Maria Regina degli Apostoli", che ha riunito circa 1.300 religiosi e religiose, in presenza del Nunzio Apostolico, Mons. Eliseo Antonio Ariotti, dell'Arcivescovo di Yaoundé, Mons. Victor Tonye Bakot e di Mons. Samuel Kleda, Vescovo delegato dalla Conferenza Episcopale del Camerun per la vita consacrata.

La conferenza del Cardinale

Dopo la recita delle lodi, il Card. Rodé ha iniziato la sua conferenza.

Salutando i presenti, ha detto di esser venuto in Camerun quasi come il Battista che precede il Signore, facendo allusione al prossimo arrivo del Santo Padre a Yaoundé, previsto per il 17 marzo 2009.

Nella prima parte del suo intervento, il Cardinale ha sviluppato alcune riflessioni generali in merito alla vita consacrata nella Chiesa, alla sua natura carismatica, alla sua missione specifica.

Ha voluto porre un accento particolare sulla capacità di mobilitazione che caratterizza i membri degli Istituti, in rapporto a tutte le altre categorie di fedeli. Essi, infatti, sono costantemente pronti ad andare da un paese all'altro, da un luogo all'altro, senza essere legati ad un continente, ad una funzione, ad una mentalità, ad una cultura o ad una lingua. Per questo i religiosi sono sempre stati i grandi missionari che hanno evangelizzato interi popoli e continenti, impegnati nei campi più diversi.

Il Card. Rodé ha esposto, quindi, la situazione odierna della vita consacrata in Europa e nell'America del Nord. I dati offerti dalle statistiche, dal dopo Concilio ad oggi, mostrano una diminuzione vertiginosa degli effettivi, che arriva in alcuni Istituti al 70%.

Il Cardinale ha definito tale diminuzione la più drammatica registrata nella storia, se si considerano alcuni precedenti che si sono verificati, ad esempio, con la Riforma di Lutero, in cui il fenomeno riguardò in particolare l'Europa del Nord, oppure con la rivoluzione francese che provocò una drastica diminuzione dei religiosi, ma limitata alla Francia.

L'ondata della secolarizzazione, che ha investito le comunità religiose in occidente, le ha assimilate al mondo e rese "anonime", con la perdita della loro visibilità nella vita comune, nello stile di vita, nella preghiera.

Molte opere sono state abbandonate a causa della mancanza di vocazioni. In alcuni paesi la vita consacrata è lacerata al suo interno. Il Cardinale ha portato l'esempio degli Stati Uniti dove ci sono due Conferenze di Superiore Maggiori, una legata alla tradizione, che rappresenta circa il 20% delle religiose, e l'altra secolarizzata, che ne rappresenta l'80%.

Le sfide in Africa

Soffermandosi, quindi, sulla situazione in Africa, il Card. Rodé ha detto che il continente nonProcessione delle religiose durante la celebrazione conosce questi segni di crisi. La giovinezza, la vitalità della vita consacrata e le numerose vocazioni sono da considerare una benedizione del Signore.

I religiosi e le religiose svolgono un impegno prezioso nelle giovani Chiese, nei campi dell'educazione dei giovani, della promozione della vita, della difesa della dignità della donna, del sostegno delle persone anziane e dei più poveri.

Gli Istituti autoctoni sono in costante aumento. Il Cardinale ha ammesso che a Roma, in occasione delle visite ad limina dei Vescovi africani, occorre spesso calmare gli ardori "fondatori" di molti di loro che vorrebbero facilmente creare nuovi Istituti nelle proprie diocesi.

Non è raro sentir dire, ha continuato, che la pratica dei consigli evangelici, fondamento di ogni forma di vita consacrata, non si adatta alla cultura africana. Bisogna ammettere, ha detto, che il Vangelo non si adatta facilmente a nessuna cultura, perché esso si rivela come una "novità" per tutti i popoli e tutte le culture e ad ognuno domanda la conversione.

La vita consacrata in Africa, oggi, deve affrontare le proprie sfide. Quella che proviene dalle tentazioni etnocentriche e tribali; la sfida di una corretta e onesta gestione dei beni al servizio del bene comune; la sfida della castità consacrata di fronte ad una cultura che esalta particolarmente la fecondità biologica.

Il Cardinale ha invitato, su quest'ultimo punto, a non nutrire delle illusioni. Infatti, la Chiesa non abbandonerà, come invece qualcuno crede, l'ideale del celibato e della castità consacrata, ritenuto un segno particolare della sequela di Cristo e del dono della propria vita.

Anche la formazione dei candidati negli Istituti rappresenta una sfida importante. Il Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata ha sottolineato fortemente quest'aspetto, sollecitando una maggiore cura per una solida formazione dei membri, senza avere l'ossessione dei "numeri". Occorre, piuttosto, mirare alla qualità dei candidati ed esercitare la prudenza necessaria per la loro ammissione negli Istituti.

Il card. Rodé ha concluso il suo intervento, ricordando che i religiosi e le religiose sono chiamati ad andare oltre l'oggi, a mostrare l'avvenire, il nuovo cielo e la nuova terra, la novità di vita in rapporto a tutti coloro che sono schiavi del mondo, di se stessi, dei valori terreni. Le persone consacrate, infatti, mostrano con la loro vita che il futuro non è qui e che il destino dell'umanitàReligiose davanti alla Basilica di Yaoundé è tutt'altro. Sono i testimoni dell'avvenire.

Un intervento, in definitiva, che ha espresso un grande afflato pastorale e un'attenzione non formale per la vita consacrata nelle giovani Chiese dell'Africa e che ha saputo suscitare ascolto e apprezzamento nell'assemblea riunita nella Basilica.

Alcune domande sono state poste, infine, dall'Arcivescovo di Yaoundé e da Mons. Kleda, con particolare riferimento alle Mutuae relationes, ai problemi nei rapporti reciproci tra i religiosi e i Vescovi diocesani.

Alla conferenza è seguita la celebrazione eucaristica animata, con una simbologia particolarmente ricca, dai religiosi e dalle religiose. La presenza dei rappresentanti delle Conferenze di Superiori Maggiori di ben 23 paesi dell'Africa ha contribuito a dare una particolare solennità alla cerimonia.

Silvia Recchi

25/02/09
 
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