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Vita consacrata in Africa/7
"LUCE" E "SALE" IN TERRA D'AFRICA
L'assemblea dei Superiori Maggiori in Camerun
La Conferenza dei Superiori Maggiori del Camerun si è riunita in assemblea plenaria a Yaoundé, dal 24 al 27 marzo. L'assemblea si è aperta alla presenza di Mons. Samuel Kleda, Vescovo delegato dalla Conferenza Episcopale Nazionale per gli istituti di vita consacrata, e si è conclusa con la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Nunzio Apostolico, Mons. Eliseo Antonio Ariotti.
Il tema all'ordine del giorno è stato la preparazione al prossimo Sinodo sulla Chiesa d'Africa, previsto per ottobre 2009, sulla base della recente pubblicazione dell'Instrumentum laboris: "La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. 'Voi siete il sale della terra....Voi siete la luce del mondo' (Mt 5, 13.14)".
Per il secondo anno consecutivo la Conferenza dei Superiori Maggiori ha voluto consacrare una plenaria al tema della riconciliazione, della giustizia e della pace.
In risposta ai Lineamenta del Sinodo, gli istituti di vita consacrata in Camerun (ufficialmente 46 istituti maschili e 146 femminili) avevano sviluppato una riflessione intorno ai quesiti proposti, elaborando una sintesi, successivamente divulgata.
La riflessione degli istituti
Alcuni dati di tale sintesi mettevano in luce una certa evoluzione riguardo alla sensibilizzazione della società civile ed ecclesiale sui problemi di giustizia e di pace, nella lotta contro la miseria, la corruzione, il tribalismo, gli abusi delle autorità tradizionali, nella difesa dei diritti umani, nella promozione della donna, nella comprensione dei problemi legati all'educazione e alla sanità.
Gli istituti di vita consacrata hanno voluto riaffermare l'importanza dell'impegno della Chiesa in tutti questi campi, come in quello dello sviluppo, del dialogo interreligioso, dell'ecumenismo. Hanno posto l'accento sull'esigenza di una più grande divulgazione della dottrina sociale della Chiesa, poco conosciuta dai fedeli e poco diffusa dai pastori. Un miglioramento è stato rilevato a livello di strutture ecclesiali (come la creazione di tribunali ecclesiastici, di consigli diocesani e parrocchiali, di comitati di riconciliazione).
Nella loro riflessione, gli istituti hanno portato in emergenza le piaghe più profonde della società civile, spesso presenti anche nella Chiesa, come la corruzione, la paura di denunciare gli abusi, la visione fatalista, il disimpegno, la corsa al potere, la cattiva gestione dei beni, le malversazioni finanziarie, gli odi che lacerano i villaggi, le famiglie e perfino le stesse comunità religiose.
L'evoluzione delle Commissioni "Giustizia e Pace"
Uno degli interventi all'assemblea plenaria è stato quello del Prof. Pierre Titi Nwel, noto sociologo camerunese, per anni Coordinatore del Servizio Nazionale "Giustizia e Pace" della Conferenza Episcopale del Camerun, e recentemente designato come "Mediatore Sociale" in Camerun.
Il Prof. Titi Nwel, facendo riferimento alla sua ricca esperienza "sul terreno", ha ricordato l'importanza dell'impegno delle Commissioni "Giustizia e Pace", ripercorrendo la loro evoluzione storica e il loro sviluppo nel paese. Ha reso omaggio al grande arcivescovo di Yaoundé, Mons. Jean Zoa, che fu il primo, già nel 1969, a dare vita a tale Commissione nella sua diocesi. Mons. Jean Zoa aveva anticipato "profeticamente" quanto l'esortazione Ecclesia in Africa ha raccomandato alle Conferenze Episcopali, cioè la creazione in ogni diocesi di tali Commissioni, come un'esigenza vitale per l'evangelizzazione del continente.
Fu in seguito a ciò che, nel 1998, la Conferenza Episcopale in Camerun costituì il Servizio nazionale "Giustizia e Pace" e le Commissioni cominciarono a diffondersi a livello diocesano per testimoniare concretamente l'impegno della Chiesa in questo campo.
L'apporto delle comunità religiose
Riguardo al contributo delle comunità religiose, gli istituti evidenziano, nella loro sintesi, che esso proviene essenzialmente dalla testimonianza legata alla propria vocazione: nella vita fraterna, nella coerenza e nella fedeltà al progetto evangelico e alla missione della famiglia religiosa. Questo permette ai membri degli istituti di essere degli agenti di riconciliazione e di pace i cui valori non sono fondati semplicemente sulle intese reciproche, sul rispetto umano o sulla pacifica convivenza di interessi personali, ma sono costruiti essenzialmente a partire dall'accoglienza della verità evangelica e delle sue esigenze.
Per essere "luce" e "sale" in terra africana, promotori di riconciliazione, di giustizia e di pace, i Superiori Maggiori hanno così voluto riaffermare che "la risposta più appropriata che noi possiamo dare è la conversione sulla via della santità ... mediante una coerenza tra la vita che conduciamo e la Parola che annunciamo, un esercizio fedele delle responsabilità affidate a ciascuno; per mezzo di opere di penitenza, misericordia e carità; con i nostri impegni sociali che vanno controcorrente rispetto ai criteri del mondo, e mediante uno stile di vita semplice, ispirato al Vangelo" (Instrumentum laboris, 104).
Silvia Recchi
17/04/09
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