Vita delle missioni in Africa/18
Celebrare il realismo cristiano
Un nuovo anno per la Caritas d'Obeck
Anche nella cittadina di Mbalmayo il Natale è stato vissuto dalla maggior parte della popolazione in modo "pagano", diventando un'occasione per eccessi e per un'evasione dalla dura vita quotidiana.
Uno stile che non corrisponde certo alla visione cristiana secondo cui il Natale, celebrando il mistero dell'Incarnazione, è un invito ad aprirci con lucidità e speranza alla realtà che, in tutte le sue contraddizioni, è stata assunta e redenta dal Signore, e contiene perciò quelle tracce di luce, pur tenui, che siamo chiamati a discernere, ad accogliere e sviluppare.
Come il Santo Padre ha ricordato nel suo tradizionale Messaggio natalizio, si tratta di una festa di luce, non di una luce che avvolge tutte le cose come in pieno giorno, ma di un chiarore che risplende nella notte e che da un punto preciso, la grotta di Betlemme, si diffonde ovunque.
Molto spesso le nostre "luci", quelle della società dei consumi o quelle delle nostre umane sicurezze, finiscono con l'abbagliarci e col nascondere la "Luce", come le lampade al neon della città offuscano le stelle che brillano nell'oscurità della notte.
La memoria della nascita del Signore non è una festività che celebriamo per evadere e così sostenere il peso della fatica dell'anno, ma è un richiamo alla storia, alla realtà, ad affrontarne le sfide e i problemi, perché è proprio in essa che ci è data la speranza e la via d'uscita.
Con il Natale celebriamo il realismo cristiano, che ci invita ad assumere i problemi, a prendere le distanze da ogni facile e superficiale ottimismo, ma anche da ogni sterile pessimismo che ci paralizza e deprime.
È intorno a tale riflessione che abbiamo voluto celebrare, quest'anno, le festività ad Obeck, attraverso vari momenti di formazione dei fedeli, di preghiera comune, attraverso le celebrazioni liturgiche ed anche le manifestazioni di solidarietà che desideriamo condividere con i lettori del nostro sito.
Un nuovo anno alla luce della carità
Le feste di fine anno nella parrocchia di Obeck sono sempre state marcate da iniziative di solidarietà, promosse dalla Caritas parrocchiale in favore delle persone più povere della comunità cristiana.
Giunto al suo decimo anno di esistenza, il gruppo Caritas aveva voluto, negli ultimi mesi dell'anno, fare una valutazione della sua presenza e delle sue attività, e renderne partecipe la comunità parrocchiale, in vista di ripensare la sua azione in modo più consono al suo ruolo; esso non deve, infatti, ridursi alla funzione di "tappabuchi" dei servizi amministrativi, civili e sociali che non vengono garantiti dalle istanze competenti, ma essere espressione autentica della carità cristiana.
Quest'ultima non può neanche limitarsi a venire in soccorso nelle situazioni di bisogno e di povertà, senza trasmettere contemporaneamente il comando evangelico del Signore ai suoi discepoli: "Dategli voi stessi da mangiare" (Lc 9,13).
Facendo il bilancio del suo operato, la Caritas di Obeck ha ammesso che, in tanti anni d'impegno, la sua azione ha spesso svolto, nei servizi resi, un ruolo di "supplenza", operando e agendo al posto di altri che hanno dimesso le loro responsabilità, senza affrontare contemporaneamente i problemi relativi alle dimissioni, irresponsabilità e incoerenze di tanti fedeli.
Per tale motivo, per il nuovo anno la Caritas d'Obeck ha voluto prospettare un cammino rinnovato, con una maggiore chiarezza sulla propria identità e sull'azione che deve irradiare non solo in rapporto ai poveri, agli malati, agli anziani abbandonati, ma all'intera parrocchia. Questo significa continuare ad offrire un servizio di carità, richiamando anche a conversione i fedeli nell'esercizio delle proprie responsabilità.
Dopo aver effettuato, nei mesi scorsi, la tournée nei quartieri per recensire i casi più bisognosi, i responsabili del gruppo Caritas hanno voluto incontrare gli appartenenti ai vari gruppi della parrocchia, giovani e adulti, per implicarli nell'azione caritativa, in quanto dimensione essenziale e non episodica della vita di tutti i fedeli.
Concretamente, ad ogni gruppo è stata affidata la responsabilità di una o più persone in difficoltà, chiedendo ad ognuno un impegno concreto (visite regolari, aiuto nel lavoro domestico, accompagni all'ospedale, contatti con i medici e con i servizi sociali...). Tutto ciò, favorendo il rapporto personale con quanti sono nel bisogno e cercando di liberare il terreno della solidarietà dalle tentazioni di assistenzialismo e di mendicità che lo minacciano costantemente.
I membri dei gruppi di preghiera sono stati chiamati ad implicarsi di più nell'azione caritativa ed esperimentare in questo modo, più efficacemente, il rapporto vitale fra fede e opere. È così che il vecchio Charles, che da anni vive solo, ha ritrovato una nuova famiglia nel gruppo di preghiera "Figlia di Sion"; ugualmente Maman Monique è stata accolta ed è assistita con affetto dalle "Donne del Rosario".
Anche i giovani sono stati interpellati. È così che Etienne e Alexandre, che lavorano nella catechesi e nella segreteria parrocchiale, si sono impegnati a seguire l'iter medico di alcuni ragazzi orfani con gravi malattie agli occhi.
Dopo dieci anni di vita, il gruppo della Caritas parrocchiale quest'anno, per la prima volta, non si è occupato, come faceva tradizionalmente a fine anno, dei doni per gli ammalati ed i più poveri, ma ha lavorato e vegliato affinché fosse la comunità parrocchiale più in generale, con i suoi gruppi e delegati, ad essere presente accanto a loro, manifestando un'attenzione e una solidarietà concreta.
Anche i genitori dei bambini che sono stati battezzati la notte di Natale, sempre numerosi ogni anno, hanno partecipato con generosità alla raccolta dei doni in favore dei più bisognosi.
Nascendo tra gli uomini, il Signore non ci salva risolvendo i problemi al nostro posto, ma richiamandoci ad assumere le responsabilità nella nostra vita e in quella dei nostri fratelli.
Celebrando le festività in preparazione al nuovo anno 2009, la parrocchia di Obeck ha voluto dare un segno che la fede cristiana non è evasione, ma ci fa immergere nella realtà in tutti i suoi aspetti, accogliendo la speranza che il Signore ci ha dato e rifiutando l'irresponsabilità.
Franco Paladini
06/01/09
|