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Vita delle missioni in Africa/19
Le attese di Maxime
Nel cuore della parrocchia di Obeck
Nella parrocchia di Obeck, l'inizio di questo nuovo anno è stato un'occasione per esprimere un invito ad un rinnovato impegno nelle famiglie, nei quartieri e nella vita dei fedeli, affinché il 2009 possa significare un progresso rispetto all'anno precedente.
È in questo spirito che abbiamo cercato di condividere, con i più giovani, alcuni momenti di riflessione, di dialogo e di scambi reciproci sulle attese e sulle speranze per l'avvenire ed anche sulle delusioni vissute.
Affinché i giovani possano sentirsi maggiormente implicati nella costruzione della parrocchia, oltre alle loro abituali attività, quali l'animazione della liturgia, l'allestimento di pièces teatrali, le visite ai bambini dell'orfanotrofio, sono stati invitati a dare un contributo più personale e ad individuare un cammino ecclesiale da percorrere insieme nel nuovo anno.
La parola dei giovani
Durante una Messa domenicale, dedicata particolarmente ai giovani, sono state presentate davanti all'assemblea dei fedeli alcune delle loro riflessioni, in particolare quelle di Eric, Charlette e Maxime.
Maxime, giovane universitario dei nostri quartieri, ha saputo coinvolgere particolarmente i fedeli. Senza giri di parole, ha voluto esprimere il clima che si vive ad Obeck, con tutte le tristezze, le angosce, le preoccupazioni e le speranze.
Riportiamo un passaggio della sua testimonianza, lasciandolo così parlare direttamente.
"Ci sono tanti problemi che minano il nostro quartiere, delle vere e proprie piaghe. Penso, innanzi tutto, all'insicurezza in cui viviamo.
I più giovani del quartiere si lasciano andare alla droga, all'alcool e ad ogni tipo di dissolutezza, divenendo così dei ladri e banditi esperti, pronti a tutto. I più grandi vivono nella corruzione.
Vi sono, inoltre, le pratiche di "stregoneria" e nel quartiere regna sempre più un clima di paura; molto spesso avvengono decessi improvvisi in condizioni misteriose; ci sono litigi in cui le persone si accusano reciprocamente d'essere stregoni e vampiri.
Vi è, poi, il problema di una promiscuità malsana sempre più accentuata.
Numerose famiglie perdono ogni giorno i loro cari in incidenti stradali, perché hanno scelto di salire sulla moto-taxi in quattro, o addirittura in cinque persone, mentre potrebbero essere scelti mezzi di trasporto più adeguati.
Vi sono case distrutte dagli incendi a causa dei cavi elettrici difettosi o delle cattive installazioni di cui nessuno si cura.
Di fronte a tutti questi flagelli che minano la vita quotidiana della nostra popolazione, non posso che augurare ai fedeli della parrocchia l'assunzione di una maggiore responsabilità nei confronti della loro dignità di uomini e dei loro doveri di cristiani.
Che ognuno di noi sappia aprire maggiormente il proprio cuore all'amore della verità e non rifiutare l'impegno per un lavoro ben fatto.
Che ognuno di noi sia più autentico nella preoccupazione di far progredire la Chiesa, cosciente che la sua edificazione passa attraverso di noi, compresi i contributi finanziari che devono essere versati per il suo sostentamento.
Per finire, chiedo al Signore che sia presente in mezzo a noi e ci aiuti a creare un'unità più grande tra i fedeli di questa parrocchia, per abolire le tante barriere etniche che ci dividono".
Le piaghe nascoste marciscono
Parole semplici che suonano vere, quelle di Maxime, che esprimono le preoccupazioni e le attese di tanti altri giovani di Obeck, inquieti per la vita nelle loro famiglie e nei loro quartieri e che desiderano una più grande coerenza di vita dei fedeli, la creazione dell'unità, nonostante le differenze etniche e culturali che marcano fortemente il nostro ambiente sociale.
Il rinnovamento che i giovani attendono non può limitarsi a delle vaghe intenzioni; essi richiedono la costruzione di luoghi storici dove sia permesso di vivere con dignità, di sperare in una realtà diversa, di preparare il loro avvenire di uomini e di donne cristiani.
L'attenzione ad ascoltarli, a seguirli in una formazione, nelle famiglie e nei gruppi parrocchiali, è un obbligo imprescindibile nel lavoro di evangelizzazione che ci interpella in prima persona.
Come il Santo Padre ha ricordato nel suo recente messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, nelle situazioni di povertà, coloro che più soffrono e che sono più indifesi sono proprio i bambini ed i giovani. Un esempio ci viene offerto dai contesti in cui essi vivono nei quartieri di Obeck.
Non solo gli anziani, gli ammalati o i detenuti della prigione cittadina, ma anche i tanti giovani abbandonati a loro stessi, che sono senza prospettive, senza un modello dignitoso di vita per cui impegnarsi e lottare, sono i "poveri" che il Signore ci affida e che interpellano il nostro impegno umano e pastorale.
I valori evangelici richiedono sempre un'espressione e una visibilità concreta che sia in grado di testimoniarli e irradiarli, per diventare credibili, trasformando la nostra vita. È un impegno concreto che tutti i gruppi parrocchiali sono chiamati ad assumere per realizzare la vocazione cristiana che, innanzi tutto, richiede di essere degli evangelizzatori nella vita della parrocchia, nel cuore dei quartieri e della società. A cominciare dal modo di mantenere pulita la propria casa, di viaggiare sulla moto-taxi, di gestire i soldi, di rispettare il bene comune, di assumere le proprie responsabilità nella famiglia e nel quartiere.
Anche per il 2009, dobbiamo riconoscerlo, molto cammino resta ancora da fare.
In questo stesso anno c'è anche in programma l'ampliamento della chiesa parrocchiale, perché divenuta troppo piccola. Ciò non deve, però, trarci in inganno: il numero di fedeli che aumenta non è mai sic et simpliceter segno di una più grande penetrazione del cristianesimo nella loro vita e cultura.
Troppo spesso i riflessi di atteggiamenti "paganeggianti" predominano nettamente sulle convinzioni evangeliche. Per questo l'opera di catechesi, di formazione, attraverso incontri nelle famiglie, resta indispensabile e continuerà ad essere la nostra priorità.
Tutto ciò, guardando le situazioni con il realismo espresso dalle parole di Maxime, per far emergere le contraddizioni profonde che sono segno dei "piedi d'argilla" di quella costruzione parrocchiale ed ecclesiale che, a volte, ci illudiamo sia solida, ingannati dai "numeri" o da attivismi di vario genere. Secondo l'insegnamento che i saggi "antenati" di Obeck hanno lasciato in eredità, sotto forma di proverbio: "Se la piaga la si nasconde, marcisce; se la si mette al sole, guarisce".
È un impegno che, nelle attese espresse dai giovani, è rivolto alla nostra parrocchia.
Franco Paladini
10/02/09
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