web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Vita delle missioni in Africa arrow Vita delle missioni in Africa (20). Quegli occhi che ci guardano
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
fotobannnersito4.jpg

| Stampa |
 

Vita delle missioni in Africa/20


Quegli occhi che ci guardano

L‘impegno pastorale al servizio dei bambini in Camerun 


La storia di Gabriel ha suscitato, di recente, viva emozione nella cittadina di Mbalmayo.

Aveva poco più di dodici anni e vendeva banane al mercato. È stato selvaggiamente ucciso, a colpi di mazza, da alcuni uomini che l'hanno, poi, rinchiuso in un sacco e gettato nel vicinoGabriel fiume Nyong.

Solo dopo vari giorni di ricerche, il suo corpo straziato è stato ripescato. I presunti colpevoli sono, oggi, in prigione e l'inchiesta è ancora in corso. Il movente dell'assassinio sembra essere il traffico di organi umani, destinati ai macabri rituali di magia. Le vittime più ricercate sono, infatti, proprio i bambini, soprattutto gli albini, i gemelli e i ragazzini più svegli.

Pur non appartenendo ai quartieri della nostra parrocchia, due settimane prima della sua scomparsa, Gabriel, accompagnato dal babbo Pierre Paul, un operaio che conosco da vari anni, passò al mio ufficio parrocchiale. In quell'occasione rimasi particolarmente colpito per la sua intelligenza e vivacità.

La morte di Gabriel ha risvegliato la memoria di altre tragedie. Come quella di Amos, uno dei chierichetti di Obeck, morto con il collo spezzato da alcuni amici più grandi, gelosi per la sua vincita al gioco delle carte. O ancora quella di Annette che abitava a pochi metri dalla chiesa parrocchiale. Una ragazzina di 14 anni rimasta incinta e deceduta, pochi mesi fa, a causa di un miscuglio esplosivo, a base di erbe e polverine varie, che uno dei tanti "apprendisti stregoni" della medicina tradizionale le aveva somministrato per farla abortire.

Il malessere dei bambini

Gabriel, Amos, Annette sono solo la punta d'iceberg della situazione di malessere in cui tanti bambini e ragazzi dei quartieri di Obeck vivono, in un ambiente culturale, come quello africano, che non favorisce i più piccoli e i più deboli. La regola della società tradizionale dice: prima nutrire gli uomini, poi, se avanza qualcosa, le donne e, infine, i bambini. Il primo a mangiare e a saziarsi è l'uomo adulto, all'interno di un universo che riconosce tutti i suoi diritti; poi vengono gli altri, per ultimi i bambini, con un carico pesante di obblighi.

I bambini sono i primi a soffrire della povertà vissuta nelle famiglie. Il più delle volte abitano inBambini di Obeck baracche fatte con lamiere, terra battuta, assi di legno e teli di plastica. Le misere camerette impressionano per il numero di persone che albergano. La maggioranza dei bambini, per tutta la settimana, non mangiano nient'altro che un piatto di verdure cotte in una salsa di arachidi. Quando sono malati, l'ospedale è troppo caro per loro e sono curati con gli infusi di erbe o con le medicine tradizionali comprate alle bancarelle del mercato. Spesso si tratta di prodotti avariati o male utilizzati la cui somministrazione diventa, a volte, fatale.

Tanti sono i bambini che non conoscono il babbo; alcuni nemmeno la mamma la quale, subito dopo il parto, affida il figlio alla nonna. Questa situazione è, il più delle volte, il punto di partenza di un lungo itinerario in cui i piccoli, come "pacchi postali", vengono depositati per qualche tempo presso uno zio, poi a casa di una sorella più grande, prima al villaggio e, dopo, in città.

Il bambino dovrà imparare l'arte di arrangiarsi, alla ricerca continua di qualcuno che lo sostenga e lo protegga. Qualora osasse, in tale precarietà, manifestare qualche segno d'insofferenza, è accusato di essere un "bambino stregone" e portato a forza dal "guaritore" che deve liberarlo dallo spirito ribelle.

La scuola, con settanta o ottanta bambini per classe, stenta ad andare oltre l'insegnamento di regole e ruoli prestabiliti dalla società. I programmi scolastici evadono dalla realtà e creano nei bambini più poveri solo uno stato di frustrazione. Divenuti adolescenti, cominciano a vedere la società con le sue menzogne, ingiustizie, e si rendono conto della durezza della propria sorte e, allora, ognuno reagisce alla propria maniera, spesso sconsiderata.

Nella maggioranza delle parrocchie, i bambini non vengono considerati. Da buoni imprenditori, i parroci, preoccupati sovente di far quadrare i conti, non hanno tempo di occuparsi di loro. Preferiscono affidarli ad un vecchio catechista, affinché imparino a memoria qualche preghiera e le più elementari nozioni della catechesi per poter ricevere i sacramenti.

I bambini, fedeli della parrocchia

La parrocchia di Obeck, fin dal suo nascere, si è posta interrogativi su questa situazione, cercando di imboccare dei sentieri pastorali al servizio dei bambini dei suoi quartieri che rappresentano il 35% della popolazione dei fedeli.Bambini di Obeck durante i giochi comuni

Obeck è attualmente l'unica parrocchia della cittadina di Mbalmayo (e una delle poche in tutta la diocesi) in cui sono organizzate attività per i bambini: incontri, film, giochi comuni o gare sportive. Quando si celebra una festa, i loro rappresentanti condividono il pasto con le autorità o le persone più importanti.

L'evangelizzazione dei più piccoli e la loro accoglienza sono nostre preoccupazioni pastorali, a partire dalla Messa domenicale, cui partecipano circa trecento bambini che fanno a gara per rispondere alle domande che vengono loro poste dall'altare, per verificare la loro attenzione alle letture del Vangelo del giorno ed il loro progresso nell'apprendimento della catechesi. Il servizio della liturgia, una volta al mese, li prepara per le letture, i canti e le intenzioni di preghiera della Messa.

Gli accompagnatori del gruppo dei bambini li riuniscono ogni domenica, dopo la Messa. Hanno cominciato a sensibilizzarli anche sull'igiene del corpo e della propria casa, sulla pulizia dei locali in comune, sul loro modo di lavarsi e di vestirsi.

Li hanno, inoltre, implicati in "mini-inchieste" nei quartieri, per coinvolgerli nelle condizioni di povertà di alcuni loro coetanei, che non hanno neanche la possibilità di comprare i quaderni di scuola, e stimolarli a fare delle collette di solidarietà.

Il livello di formazione dei catechisti, responsabili dei circa centocinquanta ragazzini che ogni sabato vengono regolarmente in parrocchia per prepararsi ai sacramenti, è cresciuto con l'integrazione di giovani e d'insegnanti che seguono i corsi alla Scuola dei laici della parrocchia, alcuni dei quali preparati in campo pedagogico e psicologico.

Per i catechisti sono previste giornate di formazione, all'inizio dell'anno pastorale. I programmi della catechesi delle varie classi sono verificati regolarmente e i risultati degli esami trimestrali resi pubblici mediante la bacheca parrocchiale.Una classe di catechesi di Obeck

I genitori sono invitati ogni trimestre ad incontri parrocchiali, sebbene attualmente solo una cinquantina vi partecipi regolarmente, per valutare il cammino dei figli ed essere sensibilizzati sulla loro educazione umana e cristiana di cui restano pur sempre i primi responsabili.

Certamente quello che a Obeck viene fatto al servizio dei bambini rimane inadeguato ai drammi che li coinvolgono ed ai problemi umani e sociali che li investono.

I tanti bambini incontrati in questi anni, le loro storie, i loro occhi che ci guardano e ci giudicano in silenzio, continuano ad essere un richiamo per tutti i fedeli alla responsabilità nei loro confronti, per rispondere a Colui che ha detto: "Lasciate che i bambini vengano a me" (Mc 10, 14).

Franco Paladini

21/02/09
 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency