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Vita delle missioni in Africa/27
DONNE AFRICANE E GENIO FEMMINILE
Promozione della donna in parrocchia
Il documento di lavoro in preparazione del prossimo Sinodo sulla Chiesa in Africa mostra un'attenzione particolare per la situazione della donna, preoccupato per la sua promozione sociale ed ecclesiale. Mutuando l'espressione dalla Lettera apostolica sulla dignità e vocazione della donna, Mulieris dignitatem, il documento si augura una più visibile manifestazione del "genio femminile".
Alla Scuola di formazione per laici di Obeck, in Camerun, dove collaboro da anni, ho avuto più volte occasione di divulgare le posizioni del Magistero sulla promozione della donna. Ancora recentemente, la parrocchia ha organizzato alcuni momenti di sensibilizzazione sul tema, con una conferenza, delle testimonianze ed anche un film.
Le testimonianze di Alvine e di Marguerite, due fedeli collaboratrici della parrocchia, meritano di essere menzionate.
Il coraggio di osare
Alvine, moglie dell'ex sindaco della cittadina di Mbalmayo, è una donna dinamica che gode di una discreta istruzione. Afferma che le donne raramente hanno il coraggio di emergere, di esporsi, di assumere posizioni da leader; vivono in una cultura di generale sottomissione alle iniziative degli uomini, si sentono inferiori e provenienti, biblicamente parlando, dalla "costola" dell'uomo.
Alvine ha la convinzione, tuttavia, che la donna deve osare, deve dirigere la propria vita e non subirla; con questo spirito ha fondato un'associazione di donne (Odefcom) per lo sviluppo. Ha approfittato della nuova legislazione camerunese degli inizi degli anni ‘90, che favoriva l'associazionismo, per lottare contro la povertà. Riconosce oggi, comunque, che la filosofia di quella legislazione è stata imposta dall'alto, anche con sostegni economici, ma ha trascurato l'aspetto formativo delle donne, molto importante, che avrebbe potuto garantire quei risultati che sono invece venuti a mancare.
Nella sua associazione, le donne erano entrate numerose. Ricordo quando alcuni anni fa, su invito di Alvine, trascorsi un'intera giornata nella piantagione dove le donne lavoravano insieme; passammo delle ore a scambiare esperienze di vita, difficoltà, speranze.
Molte donne, ammette Alvine, avevano aderito all'associazione perché lei era, a quel tempo, la moglie del sindaco da cui speravano particolari benefici. Non è maturata nei membri dell'associazione una coscienza, una riflessione razionale su quello che insieme avrebbero potuto ottenere. Alvine proviene da una famiglia contadina, è convinta che la donna in ambiente rurale, se è formata, può produrre ricchezza per sé, per la sua famiglia e per il paese. Purtroppo l'ignoranza, l'incapacità di gestire i beni e di ripartire i frutti comuni, hanno condotto queste associazioni al fallimento dei propri obiettivi, in particolare nell'aspetto che riguardava i "campi comunitari" di lavoro.
Quando il mandato di sindaco per suo marito ebbe termine, molte donne lasciarono l'associazione. "La donna uccide la donna", dichiara Alvine, citando un detto locale, e questo a causa delle divisioni, delle gelosie, dell'ignoranza e della povertà.
Alvine da parte sua non si è mai scoraggiata, l'associazione che ha creato oggi è aperta a molti giovani e anche a uomini, con una diversificazione delle piantagioni in cui si coltivano manioca, mais, banane plantains e vari altri prodotti.
Le consigliere "invisibili"
Marguerite, insegnante in un liceo tecnico di Mbalmayo, è una donna coraggiosa e piena di iniziativa; ha sempre offerto una costante collaborazione alla parrocchia, assumendo funzioni di responsabilità nei consigli parrocchiali. È convinta che la promozione della donna deve cominciare in famiglia dove, fin da piccola, respira una cultura di sottomissione all'uomo: mentre il fratellino gioca a pallone, la bambina deve servirlo, deve aiutare nei lavori domestici e nei villaggi è lei che va a prendere l'acqua alla fonte.
Le donne sono realiste, concrete, lavoratrici - sostiene - ma se osano alzare troppo la testa, trovano il villaggio o il quartiere pronti a giudicarle e, quando riescono ad imporsi finanziariamente, sono incolpate di "stregoneria". Un uomo non prende ordini da una donna e spesso deve scegliere tra la moglie e la famiglia di origine; se ascolta troppo la moglie, è accusato di essere succube delle sue arti magiche. L'uomo è libero, mentre la donna, spesso, vive nella paura di essere abbandonata dal marito, deve subire, tacere le proprie difficoltà, le sue malattie, mantenere i suoi "segreti". Tutti affermano - dice Marguerite - che le migliori consigliere sono le donne, ma devono agire in modo da restare "invisibili", i frutti e i risultati "visibili" appartengono agli uomini.
Al quartiere, Marguerite ha organizzato gruppi di donne per cercare di realizzare insieme una produzione economicamente utile per le loro famiglie. Ha dato anche origine ad una sorta di Cassa Mutua comune, ha suggerito vari progetti di investimento per aumentare le entrate; ha creato dei call-box (posti telefonici). Le difficoltà con cui si è scontrata nella sua esperienza hanno sempre avuto le stesse radici: il timore di intraprendere nuove iniziative da parte delle donne e la loro sfiducia; la mancanza di uomini nel gruppo alimentava il loro senso d'insicurezza e faceva venire meno l'attendibilità ai progetti proposti da semplici donne. "Spesso siamo noi stesse che ci autodistruggiamo", dice Marguerite, perché non c'è uno sforzo adeguato di analisi lucide e intelligenti, per uno sviluppo delle situazioni. Confessa anche umilmente che non ha saputo trasmettere questa capacità di analisi e di responsabilità ad altre donne e conclude dichiarando la sua fiducia nella Chiesa che può fare molto per formare le donne e aprire loro gli occhi. La parrocchia di Obeck è per lei un esempio, su questo piano, fuori del comune.
Spezzare le complicità
Alla Scuola di formazione per laici, circa 130 persone hanno assistito alla conferenza-dibattito sulla promozione della donna africana secondo il documento in preparazione al Sinodo. Nella sala erano presenti gli iscritti regolarmente alla Scuola, ma anche rappresentanti di vari gruppi e associazioni femminili di altre parrocchie di Mbalmayo, attirate dal tema.
Non è stato difficile per l'auditorio, in gran parte ma non esclusivamente femminile, aderire alle analisi esposte, tratte dal documento sinodale. In quest'ultimo si mette il dito sui punti critici delle società africane che penalizzano la donna. Si parla di tante piaghe: delle discriminazioni in materia di eredità che la cultura tradizionale riserva all'uomo e da cui esclude donna; dei riti brutali di vedovanza per purificare la donna colpevole di aver "causato" la morte del marito; dei matrimoni forzati dietro la pressione delle famiglie; della poligamia che si oppone al senso cristiano dell'amore coniugale che è comunione di vita e donazione reciproca a parti uguali; del sistema della dote, che nel passato aveva il senso di proteggere la donna, ma che oggi è degenerato in una sorta di compra-vendita della stessa; delle terribili mutilazioni sessuali.
Più difficoltose invece sono state le analisi degli ostacoli alla promozione della donna. A questa si oppone senz'altro il peso delle pratiche tradizionali che si esprimono in pregiudizi sulla superiorità dell'uomo, tradotti sotto forma d'interdetti e di riflessioni socio-culturali discriminatorie. Si oppongono anche, ed è stato questo forse il tasto più delicato del discorso, le "complicità" della donna che aderisce a quel sistema che la mette ai margini, per mancanza di coscienza della propria dignità, per insufficienza di impegno a formarsi, per una visione fatalista e non cristiana, contro cui non ha il coraggio di lottare.
Sono tante le "complicità" da spezzare che esigono dalle donne un impegno, una fatica e delle convinzioni profonde, per assumere consapevolmente la propria promozione che non potrà cadere semplicemente dal cielo.
Il "genio" femminile
Il documento di lavoro in preparazione al Sinodo auspica che il ruolo delle donne diventi più efficace, chiede che ci sia una visibilità più grande della loro missione nella Chiesa. Riconosce che il "genio femminile", assunto nello spirito di Cristo, può generare una cultura di pace e di giustizia e umanizzare le stesse società africane.
Nella Chiesa, in Africa come in occidente dove la situazione della donna gode di una maggiore evoluzione sociologica, non si tratta di lottare per una concezione ugualitaria dei ruoli uomo-donna; la dignità della donna e il "genio" femminile si affermano sviluppando la propria vocazione specifica, pur nell'uguaglianza fondamentale della comune umanità.
La vocazione ecclesiale della donna, così come la distinzione dei ruoli nella Chiesa, non sono da interpretare alla luce delle regole di funzionamento delle società civili, ma secondo i criteri specifici dell'economia dei "segni" scelti da Dio per rendersi presente in mezzo agli uomini. Questa economia ci permette di accogliere e di valorizzare la diversità, senza conseguenze discriminatorie per la dignità della donna, ma nella prospettiva della comunione e dell'unità del popolo di Dio.
Nella Bibbia troviamo molteplici esempi di figure femminili che hanno dato una svolta decisiva a situazioni difficili.
Così, alla Scuola di formazione per laici, abbiamo voluto, infine, illustrare con un film la storia della regina Ester. La sua fede in Dio ha permesso di salvare quel "piccolo resto" da cui sarebbe uscito il vero Promotore della dignità della donna, Gesù il Cristo.
Silvia Recchi
08/06/09
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