|
Vita delle missioni in Africa/31
LA CARITÀ NON MUORE
La parrocchia celebra la Giornata della Caritas
Recentemente a Obeck è stata celebrata la Giornata della Caritas, con un'attenzione particolare ai malati della parrocchia.
È un appuntamento che manteniamo da diversi anni e di cui raccogliamo i frutti. Lo scoraggiamento, l'insofferenza, il ripiegamento su di sé tipico delle persone anziane o malate, lasciano spazio, ogni volta di più, alla pazienza e alla bontà. Tutto questo è frutto dell'impegno costante fatto di visite, di gesti concreti, di preghiera, di catechesi condotto durante tutto l'anno pastorale e che trova il suo coronamento nella celebrazione di una Giornata speciale e nelle diverse attività ad essa connesse.
L'iniziativa, pur essendo promossa dal gruppo Caritas, ha visto anche quest'anno la mobilitazione di tutta la comunità parrocchiale, a partire dalle famiglie degli ammalati e dai gruppi di preghiera che seguono regolarmente le persone anziane che vivono sole nei nostri quartieri.
Anche i catechisti vi hanno partecipato attivamente con le catechesi che hanno organizzato in parrocchia, sia in parrocchia che a domicilio, per i cinquanta fedeli che hanno ricevuto l'Unzione degli infermi nel corso della messa domenicale. Gli animatori hanno invitato i malati a ben predisporre, per l'appuntamento, non solo lo spirito, ma anche il corpo e a non lasciarsi andare. La domenica mattina, siamo rimasti tutti sorpresi nel vedere come, con l'aiuto dei familiari e degli amici, gli ammalati e gli anziani avessero preso seriamente l'invito e si fossero presentati profumati e abbigliati con i loro migliori vestiti, quelli dai colori più sgargianti.
I più eleganti erano Albert e Madeleine: vestito e papillon per Albert e kaba ngondo, il tipico abito ampio e plissettato delle donne beti, con cappello assortito per Madeleine. Sono loro che hanno avuto l'onore di indirizzare, a nome di tutti gli ammalati, alcune parole di ringraziamento alla comunità parrocchiale.
Membri della famiglia di Simone di Cirene
La Scuola di formazione per laici, da parte sua, ha organizzato per l'occasione alcuni incontri per tutti i fedeli. Abbiamo letto e meditato il discorso per gli ammalati tenuto a Yaoundé, nel marzo scorso, da Benedetto XVI. Il Santo Padre ha invitato gli africani che soffrono a sentirsi membri della famiglia di Simone di Cirene, originario della Cirenaica, nell'Africa del Nord. Come lui, gli ammalati in terra africana, ha detto il Papa, debbono accettare di aiutare il Cristo a portare la Croce per risuscitare un giorno con lui. Solo in questo modo, la malattia ed il dolore non potranno avere l'ultima parola nella loro vita.
Il dottor Mabii, del Servizio diocesano della sanità, con il quale da vari anni la parrocchia mantiene una fruttuosa collaborazione, ha sensibilizzato i fedeli su alcuni temi di salute pubblica, di grande attualità in Camerun. Ha parlato dell'aumento preoccupante, fra la popolazione, dei casi di diabete e di ipertensione e del grave pericolo costituito dal mercato illecito dei medicinali. Anche i giovani hanno potuto beneficiare di un incontro a loro dedicato in occasione del quale il dottore ha potuto dare diversi suggerimenti in vista degli imminenti esami scolastici.
Insomma, la Giornata della Caritas ha contagiato tutti ad Obeck, giovani e adulti. La domenica mattina, poco prima della celebrazione liturgica, abbiamo assistito a tanti gesti di attenzione nei confronti delle persone che soffrono; gli ammalati e gli anziani invece hanno espresso la loro riconoscenza soprattutto al momento della processione delle offerte all'altare. Anche gli infermi che non escono mai dalle loro case, hanno potuto parteciparvi con gioia perché hanno trovato degli amici che li hanno assistiti e aiutati.
La generosità di Agnès
Nel corso della celebrazione eucaristica, la parrocchia ha conferito ad Agnès, la responsabile parrocchiale del gruppo Caritas, il ministero straordinario della Santa Comunione.
Da anni, Agnès segue con grande generosità i più poveri fra gli anziani e gli ammalati dei nostri quartieri. Mantiene i contatti con i dottori dell'ospedale e con i servizi sociali per poter usufruire di piccole sovvenzioni, visita i prigionieri, incontra le famiglie per sensibilizzarle sulle necessità dei loro ammalati, anima i delegati dei diversi gruppi di preghiera per il servizio ai più poveri.
Il ministero che la parrocchia le ha conferito marca, per lei e per i fedeli, un ulteriore approfondimento dell'impegno a servizio di chi soffre e di chi è solo.
La carità cristiana non è mai pura filantropia o semplice attivismo; non può ridursi a dare medicine, cibo, abiti o a rendere dei semplici servizi materiali, come se l'uomo "vivesse di solo pane". L'amore al prossimo significa rendere presente Gesù, sorgente e fine della nostra vita. Se diamo tutto, senza annunciare il Cristo, abbiamo fallito la nostra missione di cristiani. Come dice San Paolo, "Se distribuissi per sfamare i poveri tutti i miei beni, e se consegnassi al fuoco il mio corpo, se non ho la carità a nulla mi serve" (1 Cor 13, 3).
I volti concreti dei nostri malati
Alla fine della celebrazione, Agnès ha preso la parola per ringraziare tutti coloro che hanno contributo a farla progredire nel cammino della fede e del servizio, a partire dalle stesse persone ammalate che ha seguito per anni.
A nome di tutti i fedeli della parrocchia, ha voluto ringraziare pubblicamente la Comunità Redemptor hominis cui la nostra parrocchia è affidata e in modo particolare Emilio, per tutti i consigli che hanno permesso la nascita del gruppo Caritas a Obeck.
Fra gli ammalati assistiti vi erano Samuel, Charles e Monique, tre persone anziane che vivono sole. Da trent'anni, tutte e tre soffrivano di grosse piaghe alle gambe. Con l'aiuto ricevuto, Samuel, Charles e Monique sono stati ricoverati in un centro specializzato, ad una cinquantina di chilometri da Mbalmayo, in cui hanno già subito un intervento chirurgico e attualmente stanno seguendo le terapie postoperatorie. Il giorno che vi sono stati accompagnati, Monique era talmente contenta che, al solo vedere le attenzioni che le venivano prodigate, ha esclamato ad alta voce: "Mi sembra di essere già guarita!".
Marie André, una bambina di otto anni affetta fin dalla nascita da una grave malformazione all'occhio sinistro, provocata da un trauma subito quando sua madre la stava dando alla luce, ha potuto beneficiare dell'intervento chirurgico di un'équipe di esperti operanti in un ospedale cattolico della capitale Yaoundé.
La carità non è da confondere con un anonimo aiuto umanitario; non è mai un soccorso generico, un mettersi in pace la coscienza; è sempre legata a dei volti concreti con i quali ci impegniamo personalmente e che entrano nella nostra vita. La carità è sorgente di nuova vita, non solo per chi la riceve, ma anche per chi la dona.
Per questo Agnès ha concluso il suo discorso ricordando che: "C'è maggior felicità nel dare che nel ricevere" (At 20, 35), rivolgendosi in particolare ai giovani della parrocchia per incoraggiarli ad impegnarsi nel gruppo Caritas. E accanto a lei, all'altare, vi era Eric, il responsabile di S.O.S. Jeunes, il servizio creato dai giovani per l'accoglienza, l'ascolto e l'orientamento di ragazzi e ragazze in difficoltà.
La testimonianza di Agnès e la presenza di Eric hanno voluto proclamare, davanti a tutta la parrocchia, che la carità non muore.
Franco Paladini
30/07/09
|