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Vita delle missioni in Africa/34


UNA GIORNATA AL QUARTIERE

Visita alle Comunità Ecclesiali Viventi di Obeck


Per incontrare le famiglie nel loro ambiente di vita, ho svolto, nei mesi scorsi, la tournée delle Comunità Ecclesiali Viventi (CEV), trascorrendo un'intera giornata in ogni quartiere della nostra parrocchia di Obeck.Un quartiere della periferia di Mbalmayo È stato un modo di dedicare più tempo ed attenzione alle persone, in particolare attraverso le visite a tutti i malati della Caritas, e un'occasione per riflettere insieme ai giovani e agli adulti sulle sfide dell'evangelizzazione nel nostro contesto urbano.

I quartieri della periferia di Mbalmayo, dove è situata la nostra parrocchia, sono vere e proprie bidonvilles; fatta eccezione per poche case ben costruite e recintate, vi sono piccoli edifici addossati l'uno all'altro, costruiti con materiale di fortuna, a volte ancora in terra battuta, e al di fuori d'ogni piano urbano. Sono perciò quartieri abbandonati dall'amministrazione che non ha né i mezzi né la volontà di occuparsi di questa popolazione, caratterizzata da grande mobilità, composta da piccoli funzionari assegnati per un tempo più o meno duraturo a Mbalmayo, da giovani che frequentano le numerose scuole della città, da operai o dalla maggioranza che si "arrangia" nella vita con piccoli commerci o espedienti.

Era l'immagine di un formicaio umano, di una povertà diversa da quella per me più usuale dei contadini dei villaggi, che mi si apriva dinanzi, nel percorrere i vicoli polverosi e stretti e nel traversare i ponticelli di fortuna che collegano le case e lasciano scorrere a cielo aperto i liquami. Entrando nelle case di questa gente che, nonostante la povertà, riserva la stanza più importante all'accoglienza degli ospiti, con i muri tappezzati di foto dei loro cari e di immagini religiose, ho conosciuto meglio tante persone e ho toccato più da vicino le contraddizioni della nostra cittadina e il degrado dei suoi quartieri.

Ho percepito, inoltre, la fatica dei nostri collaboratori per non cadere nel fatalismo di fronte ai problemi vitali, come ad esempio quello igienico di eliminare le immondizie. Alcuni di essi mi esprimevano tutta l'amarezza del fatto che ciò sia lasciato all'iniziativa personale o della CEV e che l'amministrazione della città non metta a disposizione neppure un camion per raccogliere le immondizie. Un camion viene dalla capitale solo in occasione delle feste cittadine e della parata nazionale per pulire il centro e poi più niente, nonostante le proteste della gente. Si chiede naturalmente alle popolazioni di pagare le tasse, ma non si mostra alcun segno d'interesse ai quartieri che incoraggi la gente e educhi il loro senso civico. Intanto i bambini continuano a giocare in mezzo ai rifiuti e si abituano all'odore acre delle sostanze nocive sprigionate dai falò improvvisati.

I bambini meno poveri, essendo un periodo di vacanze scolastiche, li ho trovati "incollati", sin dalla mattina, davanti al televisore che riversava anch'esso programmi-spazzatura. Improvvisavo a volte con loro un breve incontro di conoscenza, per ritrovarci poi alla parrocchia.

La mia mattinata al quartiere trascorreva veloce. Insieme ai membri della Caritas e alcuni giovani che mi accompagnavano, pregavamo con i più poveri, gli infermi gravi inchiodati nelle loro case dalla vecchiaia, dalla paralisi o la cecità. Momenti semplici ma belli, come quelli trascorsi insieme a Gauthier, un quindicenne paraplegico che era felice dei dolci e del pallone che gli abbiamo offerto.

A metà giornata, una famiglia mi accoglieva per mangiare qualcosa insieme e per un primo scambio sulla vita del quartiere, sulle speranze e le difficoltà incontrate dalla CEV, confrontata non solo a seri problemi sociali, ma anche a sfide ecclesiali, quali il disinteresse dei giovani e degli adulti alla vita della Chiesa. Particolarmente preoccupante è l'avanzare delle sette che, in tale ambiente di miseria e di malattia, trovano un terreno favorevole all'evasione e alle illusioni magiche e "mistiche".

Comunione ed amicizia

Verso il tardo pomeriggio, vi era poi l'incontro della CEV, il nucleo di famiglie di diverse origini ed etnie che da un decennio rende visibile la dimensione della Chiesa come comunione delle diversità, durante il quale vi era, innanzi tutto, la lettura del Vangelo del giorno e un commento libero dei partecipanti. Seguiva un breve momento di formazione da parte mia sulla pastorale della famiglia, incoraggiata dal Papa nel suo recente viaggio in Camerun, ed infine si dialogava sulla situazione della CEV e dell'evangelizzazione del quartiere. Si continuava sino a tardi, trasportati a volte dalla profondità degli spunti di riflessione del Vangelo applicato alla loro vita e situazione, o dalla sincerità rispettosa con la quale si affrontavano le difficoltà della vita delle famiglie e delle relazioni fra generazioni, problemi presenti in tutti i tempi e sotto tutti i cieli, ma resi qui più acuti da una trasformazione rapida dei modelli culturali. Ci si lasciava a volte nel cortile della casa, fra i canti. Altre volte i responsabili mi accompagnavano fino a casa, insieme a Jeannette, della nostra Comunità, che mi aveva intanto raggiunto nell'incontro serale con la CEV. Non ci lasciavano mai tornare a mani vuote, ma ci offrivano generosamente i segni semplici della loro profonda amicizia.

Rientravo la sera a casa con il cuore pieno di volti e d'interrogativi, con la sensazione che ti afferra sempre quando ci s'immerge nel vissuto della gente in Africa di dover e di poter fare di più, con quell'inquietudine della missione unita però ad un affidamento religioso che ricorda che, nonostante il senso d'inadeguatezza di fronte a tante esigenze, un seme era stato gettato e aveva attecchito. Quegli amici fedeli da anni, che hanno "perseverato nelle prove" sono, infatti, già segno di un laicato e di una Chiesa adulta e responsabile. Certo, è necessario indicare il percorso dell'avvenire delle CEV, attraverso una riflessione insieme ai loro rappresentanti, una programmazione della formazione permanente degli animatori e un accompagnamento più continuo in un rinnovato slancio d'evangelizzazione e d'impatto sociale, ma l'essenziale della gratuità dell'amicizia, del semplice parlarsi a cuore a cuore, intorno alla Parola di Dio, c'è già. Dopo anni di missione e difficoltà attraversate, si sa apprezzare la rarità e la preziosità di tale amicizia e fraternità evangelica.

Antonietta Cipollini

24/11/09

 
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