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Home arrow Vita delle missioni in Africa arrow Vita delle missioni in Africa (35). Come una semina
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Vita delle missioni in Africa/35


COME UNA SEMINA


 

Cari Amici di Parma,

al mio rientro in Camerun, dopo aver ripreso a pieno ritmo le attività del nuovo anno pastorale alla parrocchia d'Obeck, vi scrivo volentieri per continuare la nostra amicizia,Gruppo della Parrocchia Spirito Santo rafforzata durante i mesi della mia permanenza in Italia, e inaugurare anche un dialogo attraverso il nostro sito.

Lo scrivere mi permette di ricordarmi di tutti voi. Della calorosa accoglienza riservatami dalle vostre comunità parrocchiali: Calestano, Fornovo Taro, San Prospero, Scurano, Monticelli Terme, Neviano degli Arduini, Cassio, Tizzano, Medesano, "Spirito Santo" di Parma e Bazzano con i suoi numerosi e simpatici chierichetti. Delle famiglie che hanno aperto le loro case per ospitarmi con affetto: Pietro e Daniela, Ermes e Gianna, Paola e Antonio, Virginio e Tilla, Giuliana e Ivo, Emilio e Stefania... Degli amici di vecchia data con cui sono restato a lungo a parlare: Paride, Raffaello, Carla, Mauro...

Daniela ha paragonato gli scambi che abbiamo avuto ad una semina. Nessuno di noi ha la pretesa di fornire delle ricette per far fronte ai numerosi problemi della società o della Chiesa. Al contrario, negli incontri ognuno si è sentito interpellato personalmente a rimettere in discussione il proprio stile di vita, a porsi delle domande sulla coerenza della propria vita di fede e sull'autenticità degli impegni assunti in famiglia, in parrocchia, al lavoro.

Approfondire la vita di fede

Tra i semi gettati che siamo chiamati a far crescere vi è quello del sostegno alle missioni. Contrariamente a tanti luoghi comuni, il primo contributo alle attività missionarie nasce dall'approfondimento della propria fede. La Chiesa non è una super ONG, né un'agenzia di aiuti umanitari, ma una comunità fondata sull'ascolto della Parola che ci sprona ogni giorno ad allargare gli orizzonti del cuore e a vivere coerentemente ad essa.

Le letture delle messe domenicali, ascoltate insieme, ci hanno orientato in quest'approfondimento. Quando Gesù invia i discepoli in missione, non insiste sui mezzi materiali, ma esige sempre la partecipazione personale; con la povera offerta di cinque pani e due pesci sfama numerose folle.

Abbiamo riflettuto su questo, proprio nei giorni in cui i mezzi di comunicazione divulgavano la notizia della decisione dei "Grandi della terra" di stanziare venti miliardi di dollari per aiutare l'Africa. Aiuti certo preziosi per un continente alla deriva, ma che non potrebbero mai esaurire la visione di un impegno cristiano.

La carità senza la verità scivola nel sentimentalismo che non incide sulla realtà, dice Benedetto XVI al n. 3 della sua ultima enciclica Caritas in veritate. Gli Africani non sono aiutati dalla nostra commiserazione; sono affamati anche di giustizia, di democrazia, di riconciliazione e di verità. Il sostegno alle missioni è autentico nella misura in cui non è il semplice mettere in pace la propria coscienza, ma l'espressione di un approfondimento della fede, per collaborare alla giustizia e alla verità a partire da noi stessi.

Anche per me, missionario in Africa, l'autenticità del mio lavoro passa, per riprendere le parole del Santo Padre nella Lettera per l'indizione dell'Anno Sacerdotale del 16 giugno scorso, attraverso l'impegno in un "umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la vita di ministro e la santità del ministero", tra l'impegno ad extra con i fedeli e la vita ad intra, cioè di fedeltà alla mia vocazione, in seno alla mia Comunità.

L'uomo: strada maestra della Chiesa

L'attenzione ai più poveri, ai deboli costituisce veramente l'anima dell'attività missionaria, come volle sottolineare Paride, dopo le visite agli ammalati da me fatte a Medesano, mio paese d'origine.

Gesti semplici che hanno toccato il cuore non solo delle persone visitate, ma anche di chi spesso considera la Chiesa troppo lontana dai problemi della gente. Invece di attendere che le persone vengano a noi, impariamo ad andare noi verso di loro. Quanto dolore, ma anche quant'amore per il congiunto o il figlio che soffre, ho avuto modo di incontrare! L'uomo concreto, con le sue gioie e speranze, le sue tristezze e angosce, rimane la prima e fondamentale via della Chiesa.

Per questo, anche al mio arrivo in Camerun, dopo gli incontri con i collaboratori più stretti, ho voluto visitare gli ammalati d'Obeck, che mi hanno accolto con gioia, ringraziando Dio di aver permesso il mio ritorno. Ho portato loro l'Eucarestia, con la bella pisside regalatami dal gruppo "Rosa Mistica" di Parma.

La bellezza che salverà il mondo

Alcuni giorni prima della mia partenza per il Camerun, Pietro mi ha offerto come dono prezioso un'antica icona russa da viaggio, che ho particolarmente gradito.

L'icona mi ha richiamato alla dimensione della preghiera e della gratuità. Quando perdiamo di vista quest'aspetto, la missione si priva dell'essenziale e diventa un'organizzazione burocratica. Tutto è pianificato e si riduce al fracasso del martello sull'incudine, come diceva San Giovanni della Croce, parlando degli uomini spinti dall'entusiasmo di cambiare il mondo, con l'illusione di poterlo fare senza una vita coerente di fede.

Il dono dell'icona mi ha ricordato la domanda che Dostoevskij, nel romanzo L'idiota, pone sulle labbra dell'ateo Ippolit: "Quale bellezza salverà il mondo?". La bellezza artistica dell'icona mi rimanda alla vera bellezza, che rischiara il cammino verso la bontà e la verità.

In un'epoca marcata dal brutto e dal cattivo gusto, dove la verità e la giustizia non trovano spazio, la missione deve recuperare la categoria della bellezza per farne l'urgenza educativa del nostro tempo. Non è sufficiente denunciare il male e le bruttezze del mondo, occorre farlo, irradiando noi la bellezza della verità e dell'autenticità nella nostra vita.

Piccoli semi, gettati in occasione dei nostri incontri, semi preziosi se sapremo farli fruttificare ogni giorno.

Franco Paladini

30/11/09

 
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