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Vita delle missioni in Africa/38
Leggi “Il Sinodo finisce e non finisce”. Per una prima ricezione del Sinodo Africano/1
AFRICA: ALZATI E CAMMINA!
PER UNA PRIMA RICEZIONE DEL SINODO AFRICANO/2
Alla ripresa della Scuola di Formazione per laici ad Obeck, che prevede alcuni corsi di formazione teologica di base ed altri di specializzazione su temi di evangelizzazione in contesto urbano e di pastorale della famiglia, abbiamo voluto proporre anche un approfondimento sui lavori della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa. È opportuna, infatti, una ricezione teologico-pastorale, per continuare con i fedeli la riflessione realizzata nella fase di preparazione.
Abbiamo svolto insieme, come primo approccio, la lettura del Messaggio al Popolo di Dio[1] dei Vescovi, cercando di coglierne il nucleo spirituale fondamentale. Abbiamo poi mostrato la continuità dei lavori sinodali, nelle varie tappe, ed anche la convergenza delle linee pastorali in atto nella nostra parrocchia con i principali orientamenti sinodali, mettendo in luce nuovi aspetti e sottolineature importanti che indicano un cammino.
Il nostro destino è nelle nostre mani
L'immagine evangelica proposta dal Primo Sinodo Africano del 1994 era l'uomo derubato, lasciato mezzo morto ai bordi della strada, descritto nella parabola del Buon Samaritano. Il Samaritano è il Cristo stesso il quale, mosso da viscere di misericordia, unito alla sua Chiesa, cura e guarisce l'Africa, rappresentata dall'uomo ferito fisicamente e spiritualmente.
Il Secondo Sinodo Africano ci offre un'altra analogia evangelica, per invitare l'Africa ad un atteggiamento più responsabile ed attivo, a non essere più come un uomo impossibilitato a fare qualsiasi cosa, ma a divenire come quel "paralitico" che, avendo avuto fede nel Signore, è stato guarito in giorno di sabato ed ha ritrovato pienamente la forza di alzarsi in piedi e di camminare (cfr. Gv 5, 1-9).
La Chiesa, in effetti, non chiede all'Africa di risolvere oggi tutti i problemi che ha, tanto meno di farlo da sola, ma di scuotersi e cominciare ad affrontarli, di alzarsi e camminare, di liberarsi dalla paralisi dell'incertezza e dal fatalismo di fronte all'impasse storica del Continente ed è per questo che le dice: "Africa, alzati!" (cfr. Messaggio, nn. 34-42).
Il Messaggio, in effetti, unisce all'analisi razionale ed impietosa per i mali interni ed esterni al Continente, il richiamo alla speranza. Le ingiustizie subite nella storia non possono essere un pretesto per la paralisi. La Chiesa con la luce del Vangelo accompagna nel suo cammino l'Africa, di cui sono messi in evidenza anche i segni di ripresa e di speranza. I Vescovi incoraggiano infine con forza il popolo di Dio: "Il nostro destino è ancora nelle nostre mani" (Messaggio, n. 42).
Laici: ambasciatori di Cristo nella società
La Chiesa è definita, in un forte afflato universale del Sinodo, "unica famiglia di Dio sparsa per il mondo" (Messaggio, n. 11); viene perciò fortemente rilanciata la concertazione teologica e pastorale a livello continentale ed universale.
Nella Chiesa, fraternità al di là delle etnie, ogni persona è importante. Pur indirizzandosi a tutti, i Vescovi attribuiscono un ruolo particolare ai laici che vengono chiamati "ambasciatori di Cristo" (Messaggio, n. 8), nell'opera di riconciliazione, degli uomini con Dio e tra di loro, e di ricostruzione dell'Africa. Essi sono chiamati a permeare della fede ogni aspetto della propria vita e ad essere, per primi, "sale della terra e luce del mondo" (cfr. Mt 5, 13.14).
Se i laici sono gli ambasciatori di Cristo, necessitano di una profonda formazione permanente, per far fronte alle sfide della società. Per questo s'insiste sulla formazione delle coscienze e la conversione dei cuori, per unire insieme la dimensione intellettuale e quella spirituale. Tale insistenza religiosa, per ben interpretare la prospettiva sinodale, non deve essere messa in ombra da quella etica di impegno sociale.
Il Messaggio richiama diversi elementi pastorali sperimentati dai nostri fedeli di Obeck, quali l'importanza di una sana gestione finanziaria, le Commissioni Giustizia e Pace, il micro-credito e, soprattutto, le Comunità Ecclesiali Viventi come luogo di comunione e di evangelizzazione della famiglia in profondità.
Non è sfuggita però ai nostri fedeli la novità dell'insistenza sulla vocazione alla santità del laicato nella vita pubblica, una santità munita di un carisma di lotta e di mobilitazione di tutti gli uomini di buona volontà, per combattere i mali che affliggono il Continente.
Tale vocazione alla santità richiede di saper andare controcorrente in ambienti generalmente corrotti, per dare una testimonianza di vita cristiana. Il dibattito nella sala della nostra Scuola di formazione per laici, alla quale si sono iscritte anche persone provenienti da altre parrocchie della città, è diventato allora appassionato sui vari problemi ecclesiali e sociali che essi incontrano per essere cristiani coerenti.
I nostri fedeli hanno notato anche il tono coraggioso dell'intero percorso sinodale che ha denunciato ed affermato la necessità della conversione e della trasparenza anche all'interno della Chiesa, per poter annunciare credibilmente i valori evangelici alla società.
In attesa dell'Esortazione apostolica post-sinodale
Ci siamo lasciati con l'impegno di un approfondimento ulteriore dei vari interventi sinodali, in attesa dell'Esortazione apostolica del Papa.
È importante aver accolto, nel frattempo, l'appello al coraggio della testimonianza e ad una ripresa dell'evangelizzazione.
Abbiamo quindi terminato il primo incontro con il vibrante invito alla speranza ripreso dal Papa stesso: "'Coraggio, alzati!...'. Così quest'oggi il Signore della vita e della speranza si rivolge alla Chiesa e alle popolazioni africane al termine di queste settimane di riflessione sinodale. Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste che i tuoi antenati invocavano come Creatore, prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelatasi nel suo Figlio unigenito. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo"[2].
Antonietta Cipollini
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