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Vita delle missioni in Africa/40



LEGGI
"Il Sinodo finisce e non finisce" e "Africa: alzati e cammina!"



PAROLE E SILENZI DEL SECONDO SINODO AFRICANO

A colloquio con il teologo camerunese

Eloi Messi Metogo

Per una prima ricezione del Sinodo Africano/3


 

Abbiamo incontrato Padre Eloi Messi Metogo a Yaoundé, all'Università Cattolica dove è insegnante permanente della Facoltà di Teologia dal 1995. Nato nel 1952, Padre Eloi è domenicano.

Il suo impegno di produzione teologica e d'insegnamento lo ha distinto per laPadre Eloi Messi Metogo sua riflessione critica ed aperta alla modernità. Fa parte della redazione della rivista teologica internazionale Concilium e la sua opera più originale è "Dieu peut-il mourir en Afrique?", Karthala/UCAC, Paris/Yaoundé 1997, sul problema della secolarizzazione in Africa. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e recentemente anche sui lavori della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa (Secondo Sinodo Africano), tenutasi a Roma, nel mese di ottobre 2009.

Ci ha accolto con grande disponibilità e abbiamo avuto un interessante colloquio, di cui vi proponiamo alcuni passaggi salienti.

 

 

Ø  Può darci una prima valutazione teologica dei lavori del Secondo Sinodo Africano? Quali sono le sue nuove acquisizioni o gli approfondimenti, ad esempio sul tema della "Chiesa Famiglia di Dio"?

Il tema scelto per il Secondo Sinodo Africano - "La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace" - è di per sé un approfondimento importante rispetto al primo Sinodo per l'Africa e all'Esortazione post-sinodale "Ecclesia in Africa", che fu criticata per aver affrontato molti temi in maniera troppo generale.

Del recente Sinodo, ho apprezzato molto le analisi della situazione attuale in Africa, svolte soprattutto dall'Instrumentum laboris.

È stato affermato con coraggio che i mali che minano la società in Africa (tribalismo, collusioni politiche con persone non raccomandabili, ecc.) si ritrovano anche all'interno della Chiesa. Si è posta così l'importanza della credibilità all'interno della Chiesa, per un annuncio efficace nella società.

L'iter sinodale ha approfondito il tema della "Chiesa Famiglia di Dio" in collegamento alla realtà delle Comunità Ecclesiali Viventi. Le CEV, come noto, sono le strutture ecclesiali di base ove le famiglie cristiane, riunite in comunità di quartiere o di villaggio, vivono la loro fede nella quotidianità. Al Sinodo siDoudou Mbemba Lumbu (R.d. Congo), “Verso la nuova vita”, olio su tela è indicato con chiarezza che è nelle CEV che si può vivere questa dimensione di Chiesa Famiglia ed esercitare soprattutto la diaconia, il servizio ai poveri e agli emarginati.

È da notare che purtroppo si fanno pochi sforzi per incoraggiare la nascita di queste CEV. Ciò a causa di una visione clericale ancora imperante, che non promuove la Chiesa comunione e la responsabilità dei laici, e del notevole impegno di formazione che le CEV richiedono.

In effetti, tali comunità nascono e si sviluppano intorno alla parola di Dio, all'Eucarestia e promuovono la riconciliazione, la giustizia e la pace, aspetti fondamentali della vita cristiana, che necessitano di una catechesi approfondita. Bisogna tener conto, inoltre, anche del diffuso fondamentalismo biblico e di una certa "ossessione del culto" dei nostri cristiani. Spesso i cristiani non s'impegnano in ambito sociale e non hanno chiara l'esigenza di prolungare nella vita l'atto di donazione di Cristo agli uomini, e in particolare ai poveri, che è l'Eucarestia.

È necessario, infine, far riscoprire ai cristiani l'aspetto comunitario del sacramento della riconciliazione, per far loro percepire le conseguenze "strutturali" del peccato nelle situazioni che si vivono oggi in Africa. Mi sembra, a tal proposito, che le Proposizioni finali dei Vescovi siano state esitanti, rispetto all'Instrumentum laboris, sulla celebrazione comunitaria sacramentale della riconciliazione. Ciò, io credo, al fine di salvaguardare la dimensione individuale del sacramento, certamente per i peccati gravi, soprattutto in culture nelle quali l'affermazione della libertà personale di fronte al gruppo è debole.

Ø  Gli osservatori di questo Sinodo Africano hanno notato che la problematica dell'inculturazione è stata messa in ombra. I Vescovi, nell'ambito della riflessione su riconciliazione, giustizia e pace, hanno espresso una preoccupazione più pressante per l'evangelizzazione della cultura, e posto l'accento sulla necessità della purificazione di elementi e pratiche tradizionali inquietanti, quali la stregoneria, e di certi riti che offendono profondamente la dignità della persona.

Quali sono più in generale, secondo lei, le sfide principali del dopo Sinodo, nella relazione Vangelo-cultura, nel contesto di modernità e di mondializzazione in Africa e in particolare in Camerun?

Tenendo presente soprattutto le Proposizioni dei Vescovi, si può notare il ritorno ad un concetto più limitato della cultura rispetto a quello più ampio e storico dell'Instrumentum laboris del Sinodo. Le Proposizioni, infatti, considerano maggiormente i valori tradizionali di civiltà, trascurando le dimensioni sociali, economiche e politiche. Spero, perciò, che l'esortazione post-sinodale tenga conto di tutto l'iter sinodale e di una visione più ampia e dinamica della cultura africana.

Faccio alcuni esempi. Le Proposizioni insistono sul rispetto degli anziani, tipico delle culture tradizionali africane, ma si dimentica di far notare quanto questo valore sia stato strumentalizzato nel tempo da uomini politici corrotti e da dignitari dei partiti unici che non vogliono avere successori. Si parla molto anche del valore della vita, senza dire che oggi esso è minacciato a tal punto che si lasciano in putrefazione dei cadaveri in mezzo alla strada, fenomeno che si comincia a costatare in Camerun.

Voglio dire che è necessario situare i famosi valori culturali africani nell'attuale contesto sociale, nel quale essi non giocano più lo stesso ruolo, in quanto si risente fortemente dell'impatto irreversibile della modernità e della mondializzazione. Il Vangelo deve dunque entrare in dialogo con le culture africane attuali, che non si riducono ai valori di civiltà, ma implicano anche l'economia e la politica.

Ø  Durante un recente Colloquio dei missiologi a Yaoundé, in preparazione al Sinodo Africano, lei aveva affermato che una finalità della missione è di "far nascere un po' d'umanità, di rendere sensibile la tenerezza di Dio nel mondo di oggi, un Dio che si è fatto carne nella nostra storia umana"[1]. In questa prospettiva, quali sono le sfide principali della missione in Camerun, per rendere sensibile questa tenerezza di Dio e più vicino Gesù Cristo al popolo di Dio, immerso in mille sofferenze?

Bisogna riconoscere che la Chiesa fa già molto per lottare contro le innumerevoli sofferenze dell'Africa, nel campo sanitario, dello sviluppo integrale e della riconciliazione.

Il Sinodo ha incoraggiato a livello nazionale e continentale le commissioni Giustizia e Pace, che svolgono già questo ministero per il popolo di Dio in molte parrocchie.

Anche per quanto riguarda l'intervento caritativo, si è auspicata la costituzione di una Caritas a livello continentale, per intervenire in modo più efficace, al fine di alleviare la sofferenza dei poveri e dei malati.

Vorrei porre l'accento, però, sul ruolo prioritario della Chiesa che è la denuncia e la formazione. È questaDidier Mukandila Ngoy (R.d. Congo), “I bambini innanzitutto”, olio su tela la direzione indicata da "Ecclesia in Africa" che aveva insistito sulla formazione, in vista della testimonianza e dell'inculturazione.

Oggi va incoraggiata la formazione del laicato, al fine di promuovere uno stile di vita autenticamente cristiano nella società. Si tratta della formazione della coscienza civica a tutti i livelli. Il Sinodo ha perciò proposto anche l'istituzione di Facoltà di Scienze politiche nelle Università Cattoliche.

Ho trovato molto interessante la proposta di promuovere la formazione umana, intellettuale e spirituale di coloro che lavorano nel settore pubblico, con un accompagnamento e delle cappellanie specializzate. Credo però che la priorità sia la formazione teologica del laicato in generale. In tal senso, la Facoltà di Teologia dell'Università Cattolica a Yaoundé, già da due anni, svolge dei corsi serali di teologia per laici.

Vi è, infine, l'immenso campo dell'etica familiare, che richiede un approfondimento teologico e giuridico. In campo pastorale, vi sono situazioni di grande sofferenza familiare che necessitano di un accompagnamento, della comunicazione della verità cristiana, ma anche della manifestazione misericordiosa della consolazione e della tenerezza di Dio.

(A cura di Antonietta Cipollini)



[1] Cfr. E. Messi Metogo, Religions, christianisme et modernité: quelle mission pour le second synode?, in J. Ndi Okalla (sous la direction de), Le deuxième synode africain face aux défis socio-économiques et éthiques du continent. Documents de travail, Editions Karthala, Paris 2009, 37.


25/02/2010

 
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Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60