Vita delle missioni in Africa/41
COME SE FOSSI STATO AL SINODO
Intervista a Honoré Tongo, fedele della parrocchia di Obeck (Camerun)
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Honoré Tongo è professore di spagnolo, in uno dei licei della città di Mbalmayo. Fedele della parrocchia d'Obeck, è particolarmente attivo, con sua moglie Angèle, nella "Commissione Giovani".
Abbiamo avuto con lui uno scambio d'idee sui lavori della recente Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa (Secondo Sinodo per l'Africa), che condividiamo volentieri con i nostri lettori.
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Ø In questi ultimi due anni, la parrocchia di Obeck ha camminato al ritmo del Secondo Sinodo per l'Africa con la risposta al questionario iniziale, lo studio del "Documento di lavoro" e l'aggiornamento delle priorità pastorali a partire dal "Messaggio finale". Personalmente, come hai vissuto questo cammino ecclesiale?
Tutte le iniziative legate al Sinodo organizzate dalla parrochia di Obeck mi hanno arricchito molto nell'approfondimento della conoscenza della vita della Chiesa e del suo funzionamento. È un po' come se fossi stato io stesso al Sinodo.
Mi sono potuto rendere conto del fossato che esiste tra le riflessioni condotte e la realtà sul terreno. È più che mai urgente l'azione di divulgazione degli insegnamenti della Chiesa, in particolare della sua dottrina sociale, affinché i cattolici ne siano impregnati. Tra i fedeli, infatti, c'è una grande sete di conoscenza alla quale i pastori hanno il dovere di rispondere.
Certo, nella nostra parrocchia abbiamo aggiornato i nostri programmi; credo, tuttavia, che ci sia un ulteriore passo da compiere. Al di là delle attività, è necessario aderire profondamente alle acquisizioni teologiche e pastorali dell'ultimo Sinodo, affinché diventiamo "sale della terra... luce del mondo".
È in questo senso che accolgo l'insistenza dei documenti sul tema della conversione. Ciò mi porta ad interrogarmi personalmente sulla coerenza tra la Parola ascoltata e la vita vissuta.
Per me, uno dei punti su cui occorre insistere è la ricerca della verità. Bisogna essere capaci di vivere e di dire ciò che si pensa. Quante volte, invece, per scusare i nostri silenzi, la nostra mancanza di coraggio, tenuto conto anche del contesto difficile al quale siamo confrontati, diciamo: "Qui da noi, in Africa, è difficile parlare di certe cose!" Troppo spesso, dimissioniamo dal "servizio della verità" che è alla base di ogni sviluppo! Se considero la vita dei nostri gruppi ecclesiali, per esempio, si insiste talmente sul fatto che la verità è costruttiva e che non deve "ferire" che alla fine la si dice difficilmente, riducendo il Vangelo ad un codice di buone maniere.
Anche lo slancio missionario è un aspetto che mi ha interpellato. Noi, fedeli cattolici, dobbiamo prendere coscienza della necessità di aprirci agli altri, di andare verso di loro per discutere dei problemi quotidiani e proporre delle iniziative concrete in vista del miglioramento delle nostre famiglie, dei nostri quartieri. Ciò contribuirebbe a rafforzare le nostre convinzioni per non essere più dei semplici "funzionari del culto" che vivono la propria fede senza mai rimettersi in discussione, senza impegni concreti da realizzare.
Ø Quali sono, a tuo avviso, le iniziative parrocchiali che, più delle altre, rispondono a questo richiamo alla coerenza da te recepito dal Sinodo?
L'accompagnamento dei giovani, malgrado la loro grande mobilità, è molto importante; i nostri giovani, tra di loro, hanno il coraggio di esprimersi apertamente e in modo lucido sui problemi della società e della Chiesa. La loro sete di verità è sicuramente più grande di quella degli adulti. In parrocchia sono stato testimone di numerosi casi di riconciliazione da parte dei giovani, a partire dall'impegno in favore della verità. Vi è, comunque, la necessità dell'approfondimento della loro formazione non solo spirituale, ma anche intellettuale.
Anche le iniziative del gruppo Caritas prendono in considerazione gli orientamenti del Sinodo. Difatti, questo gruppo è animato dalla preoccupazione costante di coniugare carità e verità al servizio dell'evangelizzazione. Riguardo alla Commissione "Giustizia e pace", essa contribuisce alla maturazione delle mentalità attraverso la Scuola di Formazione per Laici, ma dovrebbe implicarsi di più nell'impegno sociale. Proprio recentemente, alcuni suoi membri hanno preso contatto con le autorità amministrative per seguire da vicino l'evoluzione dei lavori di ristrutturazione attualmente in corso della rete stradale di Obeck.
Le Comunità Ecclesiali Viventi, infine, costituiscono una reale opportunità di evangelizzazione. C'è, comunque, la necessità di un lavoro costante per un loro accompagnamento, affinché la "Chiesa famiglia di Dio" non resti una bella idea, ma diventi una realtà in grado di incidere sulla vita concreta.
Ø E sul tema della famiglia come reagisci agli interventi del Sinodo?
Mi sono rallegrato dell'appello in favore della famiglia. È una realtà che è al centro della nostra cultura; difenderla significa salvaguardare la società tutta. Proprio per questo i Padri sinodali hanno giustamente insistito sulla minaccia costituita dal flagello dell'aborto. È un problema reale anche nella nostra città, dove la banalizzazione di questa pratica ha raggiunto un livello impensabile e inaccettabile.
Sono convinto, tuttavia, che la minaccia più seria per le nostre famiglie provenga dalle pratiche magiche. Quando si sperimenta un insuccesso nella propria vita, invece di capire dove si è "inciampati", si cerca subito di trovare il capro espiatorio e di vedere se si hanno problemi con qualcuno che avrebbe potuto provocare il nostro insuccesso. E così le famiglie si dilaniano, i giovani fuggono dai villaggi e la paura e la diffidenza s'installano ovunque.
Sono stato felice perciò nel constatare che nelle loro "Proposte" finali, i Padri sinodali abbiano evocato esplicitamente questo problema, esortando i Vescovi a mettere a punto dei programmi pastorali fondati sulla razionalità e la riconciliazione. Ciò è necessario affinché la Chiesa contribuisca a far entrare pienamente l'Africa nella modernità.
Ø La tua analisi così lucida e reale della situazione t'impedisce di accogliere l'invito alla speranza rivolto dal Sinodo all'Africa?
Assolutamente no. Grazie al Sinodo, ho imparato a guardare in faccia i problemi della società e della Chiesa e ad assumerli in quanto sfide offerte alla mia capacità di conversione personale.
È solamente a questa condizione che potremo costruire le nostre famiglie e comunità ecclesiali sulla Roccia che è il Cristo, contribuendo anche al progresso della nostra società.
(A cura di Franco Paladini)
04/03/2010
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