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Vita delle missioni in Africa/43
MARIA, MADRE DELLA SPERANZA
La Grotta Mariana del Centro Redemptor hominis di Mbalmayo
Le donne delle confraternite della nostra parrocchia di Obeck arrivano al nostro Centro la mattina presto, con i loro utensili di lavoro e il loro rosario nel fondo del kaaba, l'ampio e variopinto abito tradizionale. Hanno già fatto un lungo tratto di strada a piedi per giungere dai loro quartieri. Trascorreranno una mattinata, divisa in momenti di lavoro, di riflessione e di preghiera, intorno alla nostra grotta dedicata a Maria, Madre della Speranza.
Cominciano con l'abbellire la grotta con i fiori e con la pulizia dei dintorni, sempre minacciati da una foresta lussureggiante. Laboriose come api, le donne si organizzano rapidamente e in un paio di ore rendono la grotta più bella ed accogliente. Recitano poi il rosario, intervallato dai canti. Nei tempi liturgici festivi, la gioia le fa danzare di fronte alla statua della Vergine.
Si radunano poi in una saletta o nella Cappella del nostro Centro, dove le accolgo per approfondire con loro un tema o un passo del Vangelo.
È un momento per me sempre bello, perché mi spinge ad andare all'essenziale nella condivisione del Vangelo, per creare un'intesa con queste persone di diversa formazione e condizione, semplici e concrete. La via che porta meglio l'annuncio del Signore al loro cuore è spesso Maria. Con queste donne, in particolare quelle dei gruppi mariani di preghiera, recentemente abbiamo cercato di approfondire la presenza essenziale di Maria nel Vangelo. Più in particolare, mi sono soffermata con loro sull'episodio delle Nozze di Cana (cfr. Gv 2, 1-12). Abbiamo così sviluppato la maniera tutta speciale di Maria di evangelizzare. Ella interpella suo Figlio perché i commensali non hanno più vino. E se Gesù le ricorda che non è quello il momento di farsi conoscere, Maria non si scoraggia. Nel cuore della festa dell'umanità lei volge lo sguardo degli uomini verso il Cristo: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2, 5).
Maria è convinta che in quel "segno" che darà, suo Figlio potrà manifestarsi ed essere nel mondo Colui che genera gioia piena. Quella gioia che, senza la sua presenza, resta una semplice gioia umana destinata a finire come il vino delle nozze. Riflettendo sull'atteggiamento di Maria, abbiamo sottolineato che la nostra preghiera ed azione devono essere sempre cristocentriche.
Maria e la donna africana
Un altro episodio che ha attirato l'attenzione delle donne è la presenza di Maria nella Passione. Esse si ritrovano facilmente nella povera figlia del popolo, che ha ricevuto il dono di portare nel suo seno la Vita e di donarla al mondo. Allo stesso tempo, Maria rappresenta soprattutto la donna che ha vinto e superato ogni dolore e sofferenza, nella fedeltà al suo Figlio e Signore.
La donna africana, abituata a portare spesso il peso maggiore della famiglia, nel lavoro, nell'educazione dei figli, nelle difficoltà di ogni genere, guarda ed ama questa donna forte che sa attraversare la notte della Passione e conservare la fede, anche quando il mondo è sospeso in un silenzio terribile, perché Gesù, suo Figlio e suo Signore non è più sulla terra e non è ancora risorto. È proprio allora che Maria dice il suo sì più difficile, quello della perseveranza e dell'accettazione senza riserve.
Per questo le donne delle confraternite della nostra parrocchia di Obeck amano Maria. Lo si capisce dal loro assentire con lo sguardo, quando ne parlo e, soprattutto, quando una catechista riprende brevemente il tema trattato per le mamans più anziane. Maria è la "donna" che sa attraversare la sofferenza e il dolore. Ella è, quindi, il modello della loro vita e il coraggio nella loro sofferenza.
La nostra grotta, Maria, Madre della Speranza, vuole ricordare proprio tale sensibilità e sofferenza. Sotto la statua in legno della Vergine dai tratti africani, scolpita da un artista locale, abbiamo scritto un passaggio della Costituzione dogmatica Lumen gentium. Esso ricorda che Maria brilla dinanzi al popolo di Dio in cammino, di cui fa parte, e questa sua appartenenza la pone come segno certo di speranza e consolazione (cfr. Lumen gentium, 68).
Preghiera ed impegno ecclesiale
La decina di confraternite di preghiera della nostra parrocchia partecipa, insieme agli altri gruppi, liturgici e apostolici, ai diversi impegni della vita parrocchiale. Ciò affinché la preghiera sia fonte e meta dell'azione e non un aspetto alienato dalla vita cristiana e dai suoi problemi. Ogni gruppo di preghiera condivide, ad esempio, l'azione in favore dei più poveri, facendosi carico dell'assistenza di un malato della Caritas.
È necessario insistere anche sulla formazione alla Scuola per laici, soprattutto per i responsabili di tali gruppi, affinché siano effettivamente in grado di ben guidare i fedeli verso i comuni obiettivi stabiliti nel piano pastorale della parrocchia. Ogni gruppo, ripetiamo spesso ai loro membri, ha un "carisma" che ricorda a tutti un aspetto particolare della vita spirituale e dell'impegno che scaturisce dal Vangelo, ma si è cristiani insieme agli altri e se ne condividono gli impegni, a livello del centro della parrocchia e delle Comunità Ecclesiali Viventi. La ricchezza della diversità si deve armonizzare nella comunione.
Una formazione di lungo respiro è importante per queste forme associative ecclesiali, che esprimono un'imprescindibile sensibilità africana che non vive la fede in maniera individualista, ma tende in tutte le situazioni a creare delle forme di solidarietà spirituale e concreta. Anche il Secondo Sinodo Africano ha riconosciuto che le donne e le loro organizzazioni cattoliche sono la colonna vertebrale della Chiesa e una grande forza nel suo apostolato (cfr. Messaggio al popolo di Dio, 25).
Il nostro Centro, oltre a svolgere una regolare e più intensa formazione dei giovani, accoglie quindi volentieri alla nostra grotta mariana ed anima i vari gruppi della parrocchia. Ciò non solo per il ruolo ecclesiale che essi svolgono, ma soprattutto perché questi momenti rinsaldano i legami di condivisione gratuita del Vangelo e partecipano, nella loro specificità, ad un cammino di formazione e di evangelizzazione più ampio.
Antonietta Cipollini
26/04/2010
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