Vita delle missioni in Africa/46
La Giornata Mondiale della Gioventù
compie 25 anni (2)
Significato ecclesiale
Nel percorrere la storia della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), abbiamo sottolineato che essa è nata da un'intesa profonda tra Giovanni Paolo II e i giovani. Vogliamo ora approfondire tale relazione Papa-giovani, in quanto ha fatto riflettere molti osservatori di diversa estrazione. Questo ci permetterà di meglio comprendere il valore della testimonianza personale del Pontefice, e il significato e l'attualità ecclesiale della GMG.
Giovanni Paolo II e la GMG: presenza e parola
La battuta critica di certi media, secondo cui i giovani amavano il "cantante" della GMG (il "personaggio" Giovanni Paolo II), ma non la "canzone" (il contenuto che egli proponeva), si è dimostrata superficiale e non corrispondente alla realtà della GMG. Essa continua, infatti, ancor oggi con un "personaggio" molto diverso e più riservato mediaticamente, qual è Benedetto XVI, a rappresentare un avvenimento di massa che richiama giovani da tutto il mondo. I giovani sanno adattarsi e, insieme all'attuale Papa, hanno riscoperto, ad esempio, il silenzio dell'Adorazione Eucaristica.
Non si può separare, comunque, in un'autentica comunicazione cristiana, la persona dal suo messaggio. È la testimonianza della vita coerente e crocifissa di Giovanni Paolo II, anche quando la malattia gli impediva di parlare, che ha formato un'intera generazione di giovani, suscitato numerose vocazioni e saldi impegni cristiani.
Il Papa aveva certamente un carisma e una capacità mediatica straordinaria: parola e presenza di Giovanni Paolo II erano un tutt'uno, nella GMG.
Con la sua proposta ai giovani, malgrado i tratti a volte austeri, sapeva andare al cuore delle loro preoccupazioni. Egli non insisteva su valori generici. Le questioni decisive non riguardavano tanto il cosa fare, ma verso Chi andare, a Chi affidare la propria vita. Egli sottolineava che il cristianesimo è soprattutto una Persona, Bellezza che attira, il Signore della propria concreta esistenza umana.
Alla richiesta, postagli un giorno, di definire i giovani, Giovanni Paolo II rispose significativamente: "Domande e chitarre"[1].
Le questioni fondamentali che poneva, intese come ipotesi educative di base per far scoprire che la vita è vocazione, e una grande fiducia nei giovani, considerati come partners nell'evangelizzazione dei loro coetanei con la comunicazione della gioia della fede, hanno impresso una coerenza particolare ai suoi discorsi e rappresentano tuttora l'eredità principale dei suoi raduni.
Giovanni Paolo II si presentava, quindi, ai giovani come modello, lasciandoci questo monito: è attraverso la testimonianza che il giovane è conquistato, nel rispetto profondo della sua libertà, non solo per ciò che l'evangelizzatore comunica, ma per ciò che egli vive del suo messaggio.
Significato ecclesiale e ambivalenza della GMG
Il significato della GMG è stato a più riprese studiato e approfondito. Di particolare interesse fu il seminario di studi del 1996 a Czestochowa, per il quale Giovanni Paolo II scrisse una lettera che rimane un riferimento fondamentale. In essa, il Papa sottolineava l'importanza della nuova evangelizzazione dei giovani e l'esperienza della comunione fra differenti Paesi vissuta in queste giornate: "I giovani sono così periodicamente chiamati a farsi pellegrini per le strade del mondo. In essi la Chiesa vede se stessa e la sua missione fra gli uomini; con loro accoglie le sfide del futuro, consapevole che l'intera umanità ha bisogno di una rinnovata giovinezza dello spirito. Questo pellegrinaggio del popolo giovane costruisce ponti di fraternità e di speranza tra i continenti, i popoli e le culture. È un cammino sempre in atto. Come la vita. Come la giovinezza"[2].
I due movimenti della convocazione e della missione, come sistole e diastole del cuore universale della Chiesa, esprimono questo dialogo fra particolarità e universalità, che caratterizza in generale il ministero petrino. Giovanni Paolo II ha vissuto tale dialogo in maniera particolare negli incontri giovanili e in tutti i suoi viaggi, divenuti un vero luogo teologico, da lui considerati come un pellegrinaggio al santuario vivente del popolo di Dio.
Concepita come momento di pausa per ricentrarsi sul Cristo, per annunciarlo poi al mondo, la GMG, come sottolineato dal Papa nella stessa lettera, non può essere staccata da una pastorale giovanile e globale della Chiesa locale.
Tale avvenimento, "puntando a suscitare crescente fervore nell'azione apostolica tra i giovani, non vuole certo isolarli dal resto della comunità, bensì renderli protagonisti di un apostolato che contagi le altre età e situazioni di vita nell'ambito della nuova ‘evangelizzazione'"[3].
La GMG esprime un tempo forte di esperienza spirituale ed ecclesiale, di presa di coscienza dell'identità di cristiani e della missione a essa legata. Gli organizzatori sottolineano, però, che quello che conta non è solo l'avvenimento in se stesso, ma la preparazione e la continuazione di esso. La fioritura di siti internet specializzati sulla GMG testimonia, in questo senso, la sensibilità e la necessità di sussidi alla preparazione e all'approfondimento di tali giornate.
In effetti, alcuni studi di sociologia religiosa hanno messo in evidenza l'ambivalenza della dimensione poliedrica della GMG. La partecipazione a questi raduni straordinari può produrre il cosiddetto "effetto Tabor", con la conseguente difficoltà a impegnarsi e a tradurre nel quotidiano, più difficile e meno "festivo", ciò che è stato appreso durante l'avvenimento, con il rischio di nutrirsi solo di questi momenti.
Quindi, è necessario ben articolare la partecipazione alla GMG con la pastorale giovanile ordinaria. La proposta kerigmatica, sacramentale e catechetica della fede, svolta durante la GMG, deve essere intimamente unita con la dimensione missionaria nel proprio contesto quotidiano di vita.
La trasmissione della fede, in contatto anche con luoghi che testimoniano la millenaria storia della Chiesa, e la comunicazione missionaria dei giovani ai loro coetanei sono le due linee forti della pedagogia della GMG. Esse rimangono l'eredità che ci ha lasciato Giovanni Paolo II, insieme alla sua testimonianza di vita, e indicano tuttora il programma di queste giornate di raduno giovanile, le quali, per dare frutti, richiedono di essere articolate con la pastorale delle diverse chiese locali e inculturate nei loro contenuti.
Antonietta Cipollini
[1] Cfr. E. Grasso, Il messaggio della musica giovanile nell'interpretazione di Giovanni Paolo II. Il corpo donato come principio d'inculturazione, in www.missionerh.it/Riflessioni/Il-messaggio-della-musica-giovanile-nell-interpretazione-di-Giovanni-Paolo-II.html
[2] Giovanni Paolo II, Lettera al Cardinale Eduardo Francisco Pironio in occasione del seminario di studio sulle Giornate Mondiali della Gioventù (8 maggio 1996), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIX/1, 1188.
[3] Giovanni Paolo II, Lettera al Cardinale Eduardo Francisco Pironio..., 1188.
11/06/2010
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