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Vita delle missioni in Africa/52


FONDAMENTI DELLA MISSIONE:

VIVERE LE COSE DETTE

Visita di Padre Emilio Grasso in Camerun, alla parrocchia "Beata Anuarite" di Obeck a Mbalmayo
(13-17 agosto 2010)


In un clima di festa africana di colori, di balafons e di grida tradizionali di gioia, Emilio è stato accolto, dopo sei anni di assenza, dalla parrocchia "Beata Anuarite" di Obeck a Mbalmayo, durante la sua visita tenutasi dal 13 al 17 agosto scorso: un viaggio che ha rinsaldato il legame di amicizia fra la parrocchia di Mbalmayo e quella di Ypacaraí, in Paraguay, dove vive e opera Emilio.

Gli incontri hanno innanzitutto approfondito le linee fondamentali della nostra presenza missionaria in Camerun. Esse, recepite, vissute dai fedeli di Obeck, e passate attraverso il crogiolo della verifica del tempo e delle difficoltà della missione, hanno aperto nuove piste d'evangelizzazione.

Tale visita è stata fatta all'insegna della coerenza tra la Parola accolta nel proprio cuore e quella pronunciata e proclamata. La parola annunciata va infatti verificata e tradotta continuamente in una trasparenza di vita vissuta.

"Vivere le cose dette", un adagio antico e sempre nuovo che racchiude la tensione di tutta la vita del cristiano, è un richiamo forte alla missione che, prima di essere costruzione e impiantazione della Chiesa, opere di sviluppo, piani pastorali e bagni di popolo, è realtà povera e crocifissa che nasce nel cuore dell'uomo; essa si esprime, in primo luogo, nella testimonianza di vita e diventa, poi, annuncio credibile.

La missione è perciò non solo processo analogico d'incarnazione, di assunzione delle realtà incontrate, ma chiamata alla purificazione e alla conversione. Essa convoca un'umanità nuova che rinasce ai piedi della Croce.

Missio ad intra, la missione che nasce all'interno del proprio cuore, della propria famiglia o Comunità e della Chiesa tutta, e missio ad extra, annuncio profetico all'esterno, che scuote e crea realtà e strutture nuove, sono profondamente legate; insieme, queste due dimensioni edificano la missione o ne segnano il fallimento, se una di esse è trascurata o tradita.

Come novità, la visita di Emilio ha spalancato gli orizzonti delle due parrocchie di Ypacaraí e di Obeck a una dimensione cattolica. La missione non si realizza più solo dal Nord al Sud del mondo o viceversa, ma è anche missione Sud-Sud, che unisce due continenti, l'America Latina e l'Africa, in un ponte di preghiera e di amicizia, di scambio e di confronto di esperienze, in un rafforzamento delle peculiarità di ciascuna realtà e nella fecondazione reciproca che viene dalla ricchezza multiforme della Chiesa.

Insieme a voi, cari lettori, percorriamo qualche momento fra i più significativi di questa visita, coscienti che non possiamo esaurire la ricchezza di riflessioni svolte ai diversi livelli: fra amici che si ritrovano, in contesto liturgico, con i rappresentanti dei gruppi giovanili, alla Scuola di Formazione per laici, con le confraternite e, in particolare, con il gruppo Caritas della parrocchia. Nel vivere le cose dette, anche la comprensione di tali riflessioni potrà crescere ed essere rilanciata in una prossima visita che il popolo di Dio già spera e prepara nella vita di ogni giorno.

Vivere le cose dette

La chiesa di Obeck, da poco ampliata e ripulita, si è presentata bella e rivestita a festa dalle palme intrecciate con pazienza e impreziosite dai fiori.

I lavori della chiesa e il rifacimento in corso del tabernacolo testimoniavano un impegno dei fedeli che continuano a contribuire ai lavori con le loro generose offerte, nonostante la povertà e la crisi economica. Essi hanno così accolto, nella pulizia e dignità, un amico che li visitava, considerato non solo il fondatore della Comunità, ma anche della parrocchia, per le sue numerose tournées e sessioni di formazione.

L'accoglienza delle confraternite, i canti in spagnolo e in italiano in suo onore, che si alternavano ai ritmi africani, lo scambio di doni che simbolizzano il ponte di preghiera e di amicizia con Ypacaraí, e tante emozioni di sorpresa e di gioia rimarranno a lungo nella memoria dei fedeli.

Ci soffermiamo soprattutto sull'omelia di Emilio, in quanto essa ha "scosso i quartieri e le coscienze", come ha commentato una collaboratrice.

La festa dell'Assunzione di Maria ha permesso, infatti, di riflettere ancora una volta sul fatto che l'evangelizzazione distingue, ma non separa, la realtà del corpo da quella dello spirito. La pastorale deve essere attenta all'uomo concreto, alla dignità del corpo, alla cura e al miglioramento dell'ambiente di vita. Una pastorale autentica richiama alla fedeltà evangelica alle piccole cose concrete, per giungere poi alle più grandi, quelle spirituali.

Maria, sottolineava inoltre Emilio, mostra la potenza di Dio, ma anche la sua debolezza. Se l'uomo non può nulla senza il Signore, Dio stesso non avrebbe potuto nulla senza il sì di Maria. Ancor oggi, Egli è impotente senza l'adesione profonda della libertà e della responsabilità degli uomini.

Un richiamo forte è stato lanciato in tal modo, affinché la religiosità popolare e la venerazione mariana non siano vissute in forma alienante.

Maria - ha affermato Emilio - non è la quarta persona della Trinità, ella è una creatura, è figlia del popolo, della terra, ma ora ella è la Dimora, la "città di Dio", nella quale risiede tutta la bellezza e la Grazia di Dio.

Maria indica un cammino a noi tutti. Noi siamo chiamati a costruire la città dell'uomo all'immagine di tale città di Dio, a giungere dove Maria è già arrivata. Rimaniamo in un atteggiamento agonico, di combattimento, nella vita personale e sociale, guardando Maria che indica il cammino dell'accoglienza della Parola del Signore nella propria vita.

L'uomo è nella sua parola

Tali considerazioni hanno profondamente colpito i cristiani più maturi di Obeck, i quali, in situazioni sociali e politiche di "democrazia bloccata", s'interrogano costantemente sulla maniera di vivere la loro missione di "ambasciatori di Cristo nella società", affidata loro dal Secondo Sinodo per l'Africa. Dai loro commenti, abbiamo rilevato come essi abbiano colto nell'approccio di Emilio un'indicazione precisa di coerenza e di testimonianza personale, per poter produrre un cambiamento di mentalità più ampio, che diventa sociale e politico.

L'uomo è nella sua parola - ha insistito Emilio -, nella capacità di vivere la parola che è nel cuore, prima che sulle labbra, nella coerenza propria di colui che preferisce morire piuttosto che tradire l'Amore.

Il suo è stato un invito a formare la propria coscienza e ad ascoltarne la voce, a svolgere un lavoro d'interiorità, a distruggere il male che è nel cuore dell'uomo e che crea, di conseguenza, strutture di ingiustizia e di sofferenza.

Tale insistenza sulla libertà, sulla responsabilità personale e sull'accoglienza e fedeltà alla Parola ha impressionato fortemente i fedeli. In una cultura che privilegia i riti di purificazione, che ha bisogno di trovare "capri espiatori" delle colpe, che ricerca guarigioni fisiche e spirituali per superare l'angoscia della presenza del male, queste parole sono risuonate di nuovo come una vittoria sulla paura e un richiamo alla libertà evangelica.

L'eco nei quartieri è durata a lungo: "È venuto a ricordarci che Dio non sopporta la menzogna, la corruzione della parola, la vigliaccheria, il tacere la parola di verità e di giustizia. Come uomo di Dio, ci ha invitato a pronunciare poche parole, ma a viverle".

Dimensione missionaria della Chiesa

Vivere le cose dette - ha affermato Emilio nella sua omelia - comporta l'attenzione al povero, una fede che agisce nella carità, che scorge nel volto del povero il volto stesso del Cristo, chiama a vivere, in definitiva, le opere di misericordia.

La visita di Maria a Elisabetta ha ricordato a tutti, inoltre, la dimensione esodiale della missione, che porta ad annunciare e a lodare il Signore. La Chiesa è, infatti, per sua natura missionaria. Senza questa dimensione, essa cadrebbe nella routine, si ripiegherebbe su se stessa e nell'autocompiacimento.

Emilio ha sottolineato, perciò, la necessità di rafforzare il ponte di preghiera e di amicizia fra le due parrocchie di Ypacaraí e di Obeck, affinché esso permetta di scrivere una pagina di storia della Chiesa, nella quale uomini di diversi continenti si amano, s'incoraggiano e camminano insieme verso il Regno di Dio dove Maria è già presente.

Antonietta Cipollini

01/09/2010

 
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