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Vita delle missioni in Africa/58


CRESCERE NELLA COMUNIONE

Lettera alle Comunità Ecclesiali Viventi di Obeck


Cari amici,

durante questo mese trascorso a Ypacaraí ho visitato le ventitré Capillas, le Cappelle delle Comunità Ecclesiali dei quartieri, in cui è divisa la parrocchia, che copre un'estensione di 111 Kmq. Esse permettono in questo vasto territorio, una presenza pastorale costante e ravvicinata ai fedeli.

Il mio pensiero è andato, allora, alle nostre Comunità Ecclesiali Viventi (CEV), anche se l'esperienza ecclesiale che si vive a Obeck, e in Africa in generale, è germinale in rapporto a quella dell'America Latina che ha già dietro di sé più di cinque secoli d'evangelizzazione.

Vi è stata in altri paesi dell'America Latina una tradizione, spesso travagliata, di nascita delle Comunità Ecclesiali di Base, dopo il Concilio Vaticano II, con connotazioni socio-politiche a volte molto marcate e con problematiche che hanno richiesto alla Chiesa una lunga purificazione e un discernimento teologico-pastorale per definirne i criteri d'ecclesialità.

A Ypacaraí, ho potuto costatare, con ammirazione, il profondo radicamento ecclesiale della parrocchia nei quartieri, con un chiaro e saldo rapporto di comunione spirituale e anche molto concreto fra centro e periferia, frutto di un lungo e paziente lavoro dell'equipe pastorale della Comunità, in particolare di Gladys e degli altri membri autoctoni della nostra Comunità.

Ho conosciuto la rete di collaboratori fidati e ben formati che coordinano le attività delle cappelle, dalla celebrazione della Parola e della preghiera alla catechesi, alle attività caritative e di partecipazione economica.

La Chiesa, nostra madre e nostra figlia

In Paraguay, in questo periodo, ci si avvia alla chiusura dell'anno pastorale e nelle varie Cappelle di Ypacaraí, oltre che nel centro della parrocchia, sono state amministrate le Prime Comunioni a circa 250 bambini.

Ho incontrato alcuni gruppi di catechesi, come quelli della Cappella Santa Rosa; abbiamo visto insieme un film che dava occasione a un approfondimento sull'Africa. Ho avuto così l'opportunità di constatare la buona formazione dei ragazzi, a partire dall'ordine che rispettano, dal loro ascolto e dalla loro partecipazione.

Un bravo catechista, il signor Ortiz, è arrivato puntuale e trafelato sulla sua moto dalla vicina capitaleIl signor Ortiz, catechista Asunción (distante circa trenta chilometri, quanto Yaoundé dista da Mbalmayo), dopo una giornata di lavoro da idraulico; era commovente vedere con quanto entusiasmo svolgeva la catechesi ai ragazzi.

Ho conosciuto, in varie occasioni durante le visite nei quartieri, tante persone semplici come lui, ma animate da un grande impegno, che sono delle vere colonne della Chiesa locale; esse mi hanno confermato nella convinzione profonda che "dopo la grazia di Cristo, la nostra più grande risorsa è il popolo di Dio" (cfr. Ecclesia in Africa, n. 53).

In queste Cappelle, costruite dalla stessa popolazione, spesso piccole, ma a volte anche grandi come la nostra chiesa di Obeck, ho partecipato a liturgie molto belle, sobrie e solenni allo stesso tempo, come belli erano gli addobbi in tessuti e fiori.

Nell'ascoltare il racconto della storia di queste comunità, ho potuto comprendere quanto tutto ciò si sia costruito nel tempo, nella fatica e, spesso, anche attraverso difficoltà e conflitti in rapporto a quanti non volevano assumere con serietà l'impegno cristiano, considerando la Chiesa piuttosto come una stazione di servizio, distributrice di sacramenti o d'altri beni. La formazione alla responsabilità e il senso della comunione ecclesiale sono stati i criteri del rinnovo audace dei vari coordinatori e catechisti.

Per anni, Emilio ha insistito su un principio semplice e fondamentale: la Chiesa non è solo la madre che ci nutre, con la Parola e i sacramenti, ma è anche nostra figlia, la cui vita fragile dipende da noi, dal nostro lavoro e dalla nostra partecipazione, a tutti i livelli.

Sono state cambiate tante abitudini, come ad esempio quelle degli abiti dei bambini delle Prime Comunioni o in altre celebrazioni; oggi essi non marcano più differenze tra ricchi e poveri, perché tutti indossano la divisa scolastica, senza disperdersi in elementi esteriori. I genitori partecipano alla liturgia in modo intenso, accanto ai loro figli, ed Emilio, in quel giorno dedicato pienamente a loro, può svolgere una predicazione che li invita insieme, ciascuno al proprio livello, ad accogliere il Signore nella loro famiglia.

La festa, quando coincide con la memoria patronale, è bella e semplice: la piccola banda apre la processione che porta la statua del Santo protettore della Cappella per le vie del quartiere insieme ai bambini che hanno fatto la loro Prima Comunione e agli adulti.

Uniti nelle differenze culturali

Cari amici, i contesti culturali sono certo diversi, ma dobbiamo saper andare sempre ai fondamenti teologici comuni, nell'edificazione della Chiesa, e realizzare uno scambio e un confronto reciproco profondo. In questo senso, ho constatato come Emilio sia capace di incontrare e di parlare a quanti incontra, pur nella diversità delle situazioni, e offrendo sempre delle "chiavi" teologiche e spirituali valide per ogni credente.

A volte, in Africa, si crede di realizzare un'inculturazione del Vangelo a partire da elementi periferici della fede oppure estrapolando e assolutizzando alcuni aspetti (come avviene nei nuovi movimenti religiosi che pullulano nei nostri quartieri). E' invece il radicamento personale nei nuclei della fede che può permettere un'autentica espressione originale di essa, vissuta localmente e aperta alla comunione.

Nell'ascoltare le omelie di Emilio in Paraguay, riecheggiavano per me tanti temi delle indimenticabili tournées nelle nostre CEV a Obeck: l'importanza di costruire la parrocchia come comunione di Comunità Ecclesiali, la necessità di avere un luogo d'incontro, ma costruendo innanzitutto una Chiesa di pietre vive, di persone la cui responsabilità non si dissolve nella dimensione comunitaria. Fedeli che sanno dire in prima persona: "La Chiesa sono io", riportando la nascita della Chiesa al principio personale della risposta di Maria.

Nel cuore delle comunità delle Cappelle di Ypacaraí, come di Obeck, vi sono sempre i poveri, che il gruppo Caritas segue con amore e attenzione.

Infine, come non ricordare l'invito, che Emilio ci ha più volte rivolto, a una collaborazione, basata sul rispetto delle identità e dei ruoli reciproci, con le altre istanze religiose e civili della città, qui fortemente sviluppato?

Cari amici, sono soltanto delle prime impressioni che approfondiremo nella riflessione, al mio ritorno, negli incontri nei quartieri e nella Scuola di Formazione per i laici, cercando di conoscere meglio, dopo la genesi delle CEV in Africa, anche l'evoluzione in America Latina e a Ypacaraí, le loro positività e difficoltà per poter realizzare uno scambio proficuo.

Ho voluto porre l'accento sul fatto che l'inculturazione, il radicamento ecclesiale e culturale, può avvenire nella misura in cui approfondiamo e mettiamo in pratica i nuclei della nostra fede cattolica, nel coraggio anche di cambiamenti forti e controcorrente e nel vivere la relazione tra la particolarità e la comunione con tutta la parrocchia e con tutta la Chiesa.

È in questa direzione che si vuole muovere la piattaforma delle CEV che avete iniziato, in una rinnovata dinamica missionaria, e per iniziative comuni sul piano caritativo. Spero, in questo senso, che la preparazione del Natale nei quartieri, per i bambini e i malati, proceda per il meglio insieme ai giovani.

Vi saluto con affetto; insieme ai poveri e ai malati, in ogni Cappella, abbiamo pregato per voi tutti e per questo meraviglioso scambio di doni, di esperienza e di amore. Alla prossima.

Tonia


13/12/2010

 
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Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
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