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Vita delle missioni in Africa/6
A partire dalla "propria casa"
Tra un Sinodo africano e un altro
Alla parrocchia d'Obeck, abbiamo avuto, recentemente, un pomeriggio un po' speciale.
Si tratta della visita di Mons. Antoine Ntalou, arcivescovo di Garoua, Presidente della Commissione nazionale "Giustizia e pace", accompagnato dal nostro vescovo di Mbalmayo, Mons. Adalbert Ndzana e dai coordinatori delle commissioni diocesane in Camerun.
In occasione dell'Assemblea generale delle Commissioni "Giustizia e pace", tenutasi a Yaoundé, era stato deciso di effettuare alcune escursioni sul "terreno" per rendersi conto di come tali commissioni concretamente lavorano.
La parrocchia d'Obeck è stata scelta proprio perché è una delle poche della diocesi di Mbalmayo dove la commissione è operativa, e soprattutto perché, da dodici anni ormai, è stata creata la Scuola di formazione per laici, un centro di divulgazione della dottrina sociale della Chiesa.
È noto come il Sinodo sulla Chiesa in Africa abbia raccomandato di creare tali commissioni a livello nazionale, diocesano e parrocchiale, per essere realmente a fianco dei fedeli in tanti loro problemi legati alla giustizia e per divulgare una cultura della pace, così necessaria al continente africano.
Ad Obeck, la commissione svolge da anni un'attività a servizio della riconciliazione nelle famiglie, della giustizia nei rapporti tra i fedeli e di sostegno ai detenuti della prigione della città.
La nostra Scuola di formazione per laici, fin dal suo nascere, ha voluto dare un'attenzione prioritaria all'insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, mediante corsi, dibattiti, film d'attualità e partecipare così alla formazione delle coscienze, "lavorando all'apertura dell'intelligenza e della volontà alle esigenze del bene" (Deus caritas est, 28).
Verso un nuovo Sinodo
Quest'anno, grazie ai membri più attivi della Scuola, la parrocchia, con i suoi gruppi e comunità di base, ha voluto dare il proprio contributo ai lavori in preparazione del prossimo Sinodo sulla Chiesa in Africa.
Abbiamo messo in programma numerosi incontri e dibattiti, a partire dal documento preparatorio "La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace", di cui abbiamo consegnato una sintesi a Mons. Ntalou, durante la visita.
I partecipanti alla Scuola avevano approfondito, con l'ottica di una parrocchia situata nel cuore di quartieri popolari urbani, le grandi tematiche delineate nel documento in rapporto alle sfide sociali, economiche, politiche e, soprattutto a quelle ecclesiali.
Nel parlare di tali sfide hanno fatto emergere la realtà di comunità cristiane con troppi complessi e paure legate alla razza, alla tribù che vanificano il senso della comunione e della solidarietà, e anche quella di una Chiesa presa da organizzazioni e strutture che rischiano di imprigionarla in un attivismo senza volto. Di una Chiesa che insegue, in tanti aspetti della sua vita, i modelli del mondo invece d'essere lei, modello per il mondo; inoltre di un'inculturazione limitata a riti e celebrazioni liturgiche. La realtà di una Chiesa, infine, che deve esaminare onestamente quali valori evangelici ha trasmesso, visto che fra le personalità politiche più influenti, sotto processo attualmente in Camerun per corruzione e malversazioni finanziarie, molte sono state formate in rinomate scuole cattoliche.
Non sono considerazioni da "afropessismismo", ma constatazioni di fedeli che s'interrogano sul cammino percorso fra il Sinodo africano che c'è stato nel 1994 ed il prossimo annunciato per il 2009.
Le sfide nel quotidiano
Nessuno può dare agli altri quello che non ha. Un principio, questo, che si applica anche nella vita ecclesiale e nella vita di fede. Le contraddizioni esplosive delle società africane non debbono mai distoglierci dalla nostra missione specifica di vivere quotidianamente i valori del Vangelo. La Chiesa, per essere al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace in Africa, è chiamata a realizzare questo programma, innanzitutto, in "casa propria".
Noi per primi siamo chiamati a non corrompere la Parola che Dio ci ha affidato, a non separare, per condiscendenze e compromessi di vario genere, il comandamento dell'amore e del perdono dalla ricerca della giustizia e dalla proclamazione della verità.
Espressioni come "inculturazione", "Chiesa famiglia di Dio" sono state abbondantemente divulgate dopo il Sinodo del 1994 e diventate a volte degli slogan dietro i quali sono stati accantonati i problemi reali. Il furto, la corruzione, l'odio tribale, la cattiva gestione dei beni, cominciano nella vita dei fedeli, nelle famiglie, nelle comunità di base, prima di diventare i grandi flagelli della società africana.
Abbiamo parlato di riconciliazione e di pace nel continente e dimenticato di realizzarle in "casa nostra", nelle comunità, nelle parrocchie. Abbiamo parlato di dialogo interreligioso e non siamo stati capaci, a volte, di dialogare semplicemente con i nostri stessi fratelli e vicini.
Come affermava Emmanuel Mounier, una delle figure più interessanti del cattolicesimo europeo, Dio desidera da noi la fedeltà alle piccole cose che mette in nostro potere, piuttosto che l'ardore nelle grandi battaglie che non dipendono da noi. A volte ci compiacciamo talmente ad essere degli eroi che tralasciamo di essere semplicemente degli uomini e delle donne responsabili. Che cos'è mai, conclude, quest'atteggiamento, se non un'astuzia ancor più raffinata per restare immobili e non fare mai niente?
Franco Paladini
08/10/08
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