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Vita delle missioni in Africa/61


CHIESA DOMESTICA

"Accompagnare le famiglie" nella parrocchia di Obeck


La parrocchia "Beata Anwarite" di Mbalmayo, in Camerun, ha celebrato con buona partecipazione la festa della Santa Famiglia. Sono numerosi, infatti, i nuclei familiari della parrocchia di Obeck, situata nel rione popolare della città, che hanno una devozione particolare alla Famiglia di Nazaret.

Queste famiglie sono per lo più quelle degli operai degli stabilimenti di trasformazione del legno della città e dei numerosi artigiani e commercianti che popolano il nostro quartiere. Vi è anche un certo numero di insegnanti e di impiegati statali. Si tratta in maggioranza di famiglie nucleari che ospitano, secondo i casi, uno o più parenti provenienti dalla campagna per le cure mediche, la scuola o la ricerca del lavoro.

Molto poche sono originarie della città di Mbalmayo, numerose vengono un po' da tutte le regioni del Camerun; non è raro per questo sentire chiamare con il nome di "Nazioni Unite" il quartiere multietnico di Obeck. Un altro appellativo della zona in cui è situata la nostra parrocchia è quello di "quartiere mistico" per la presenza di diversi "guaritori" tradizionali e di nuovi movimenti religiosi; questi ultimi vi si sono installati per rispondere soprattutto al bisogno della popolazione di protezione, di lavoro e di facile successo.

In tale contesto di dispersione, le famiglie tendono a perdere i valori "tradizionali", senza peraltro riuscire a padroneggiare quelli legati alla modernità. I rapporti tra le generazioni si sono modificati in modo tale da non favorire più, come nel passato, la trasmissione naturale della saggezza e delle conoscenze antiche. La qualità dei legami familiari ne risulta profondamente intaccata. Senza chiare radici e resi più fragili, i giovani, spesso senza lavoro, cercano rimedi al loro male di vivere, rifugiandosi nei paradisi effimeri e artificiali proposti dalla rete internet o dal florido mercato del sacro.

Per accompagnare i fedeli nell'affrontare queste gravi sfide, la parrocchia di Obeck è impegnata in varie maniere a sostenere le famiglie nel loro cammino di fede. Quest'anno, in particolare, la festa della Santa Famiglia ha marcato il coronamento di un programma di attività pastorali che ha implicato un po' tutte le realtà parrocchiali.

Un luogo per ricevere e dare affetto

La liturgia della Santa Famiglia, celebrata all'indomani del Natale, ha permesso di mettere in luce la vocazione della famiglia come comunità di vita e di amore.

Nostro Signore non è nato in un palazzo e nemmeno in una cattedrale; sono stati l'accoglienza e l'amore di Maria e di Giuseppe a rendere possibile la nascita del Figlio di Dio. Lo ha ricordato il Santo Padre all'Angelus del 26 dicembre scorso: "Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l'amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati. Di questo hanno bisogno i bambini: dell'amore del padre e della madre". Se l'ospedale è il luogo in cui ci si cura, la scuola dove si impara, la chiesa dove si prega, la fabbrica dove si lavora, la famiglia è chiamata a essere il luogo dove ogni persona apprende a dare e a ricevere l'amore.

Si tratta di un discorso essenziale nell'accompagnamento degli sposi e dei genitori i quali, confrontati ai problemi legati alla precarietà della vita, finiscono spesso per credere che la famiglia la si costruisce esclusivamente con il lavoro e la ricerca affannosa dei soldi.

L'uomo non vive di solo pane, ... ma anche di affetto, di dolcezza, di pazienza, di attenzione a lui data. È quello che, soprattutto i giovani, hanno fatto emergere nel dibattito molto partecipato e animato svolto in una Tavola rotonda sul tema "Dialogo in famiglia", organizzata dalla Scuola di formazione della parrocchia. I giovani, nei loro interventi al dibattito, hanno mostrato quanti drammi e sofferenze sono legati alla mancanza di attenzione e di amore nella propria famiglia, alle incomprensioni tra i genitori, al prevalere di interessi effimeri ed egoistici!

La prima trasmissione della fede

I genitori non possono limitarsi, nel migliore dei casi, a garantire ai figli il cibo e qualche cura; sono chiamati a trasmettere loro l'amore e la fede, rispettandoli ed educandoli come persone e non considerandoli come loro proprietà privata da cui trarre un giorno beneficio. Con l'esempio, soprattutto, sono chiamati a formare i figli alla libertà e alla responsabilità, alla riconoscenza e al rispetto del valore delle cose più semplici, comunicando loro anche la dedizione al lavoro e il senso del sacrificio.

I genitori non sono associati solo al mistero della generazione della vita, ma anche a quello della generazione alla nuova vita di figli di Dio. La famiglia cristiana è così chiamata a portare il suo fondamentale contributo alla prima trasmissione della fede che fa di essa un importante attore di evangelizzazione.

Per ricordare questa missione, nel corso di una celebrazione, i genitori di una trentina di chierichetti, alla fine di un cammino di formazione di questi ultimi, hanno consegnato solennemente le vesti liturgiche ai loro figli, come segno di partecipazione alla loro crescita cristiana.

Nelle catechesi svolte con i genitori, è stato ricordato in particolare che tale responsabilità appartiene non solo alle madri, ma anche ai padri, troppo spesso assenti in questo ruolo.

L'invito ad uscire dall'isolamento

Una difficoltà in cui ci si imbatte nell'accompagnamento delle famiglie a Obeck è l'isolamento cui esse tendono quando attraversano situazioni critiche a livello di coppia e di tensione con i figli. Per questo, i collaboratori della parrocchia, con i membri dei gruppi di preghiera, hanno visitato di recente decine di famiglie, sensibilizzandole in vista della loro adesione alle comunità di quartiere.

Nelle comunità di quartiere s'incontrano, a turno in una casa diversa, le famiglie più impegnate, per leggere la Parola di Dio, per uno scambio sulla vita della parrocchia e sulle situazioni concrete vissute in famiglia e nella città. Hanno una loro struttura organizzativa e si occupano anche dell'accoglienza dei nuovi nuclei familiari; promuovono inoltre delle azioni caritative in favore degli ammalati e delle famiglie in difficoltà.

Alle visite presso famiglie con malati infermi, quest'anno hanno partecipato anche diversi membri dei gruppi giovanili della parrocchia, i quali, così, hanno potuto ascoltare in prima persona, alcune storie di vita che li hanno particolarmente toccati, superando quella naturale sensazione di ripulsa della sofferenza e della precarietà. Hanno compreso l'importanza dell'affetto e della solidarietà concreta e molti di loro, attivi nei gruppi liturgici, hanno imparato inoltre a riconoscere nei più poveri e bisognosi lo stesso Gesù che servono all'altare durante la celebrazione eucaristica.

La gioia di dare gioia

In collaborazione con i responsabili delle comunità di quartiere, i giovani sono anche intervenuti nell'iniziativa "Natale al quartiere" destinata ai bambini della parrocchia, organizzata quest'anno a Nkong-a-si, il rione più periferico di Obeck.

È proprio per tendere una mano ai più poveri e soprattutto ai più piccoli, che soffrono più degli altri delle precarietà nelle famiglie, che i giovani hanno preparato tale pomeriggio di preghiera e di amicizia con giochi, concorsi e canti. Più di 500 persone, tra cui centinaia di bambini, hanno partecipato all'iniziativa e tra essi non solo cattolici, ma anche protestanti, mussulmani e aderenti ai nuovi movimenti religiosi.

I giovani hanno sperimentato la gioia di dare gioia, ossia la bellezza di costruire ponti di amicizia e abbattere muri di divisione.

Tutte le famiglie della parrocchia che hanno partecipato all'iniziativa sono rientrate a casa più fiduciose nella possibilità di costruire la fraternità nei loro quartieri, anche in quelli giudicati più difficili. Ciò le impegna a vivere, al loro interno prima di tutto, l'aspetto della comunione, per diventare sempre più quello che sono per vocazione: Chiesa domestica.

Franco Paladini

23/01/2011

 
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