Vita delle missioni in Africa/63
Il potere dell'acqua benedetta
Il valore dei sacramentali
È un'esperienza che non dimenticherò facilmente.
Era la prima celebrazione del Mercoledì delle Ceneri cui partecipavo in Camerun, nel corso di una liturgia nella cappella dell'Università Cattolica dell'Africa Centrale a Yaoundé dove insegno. Dopo essere uscita dalla chiesa, stavo nei pressi del portale principale dell'Università, le tracce delle ceneri ricevute erano ancora visibili sulla mia fronte. Improvvisamente un uomo di una certa età, correndo verso di me, mi strattona e, senza che avessi il tempo di rendermene conto, mi "ruba" con le sue dita la polvere delle ultime ceneri rimaste, se le mette sulla sua fronte e fugge.
Vedendo la mia faccia perplessa, alcuni dei miei studenti presenti mi spiegano che il poveretto aveva voluto catturare, in questo modo, il "potere" che attribuiva al simbolo sacro delle ceneri, per proteggersi o farsi una "corazza", come si dice in gergo, nei confronti delle diverse calamità della vita.
Questa mentalità, dopo vent'anni trascorsi in Africa, non mi sorprende più. L'abbondanza di segni sacramentali è ricercata dai fedeli per affrontare le difficoltà e la precarietà della vita, in contesti sociali poveri sprovvisti di mezzi per porvi rimedio.
Necessità di evangelizzazione
È proprio questa visione assai diffusa che ha bisogno di essere profondamente evangelizzata. A tal fine, la Scuola per la formazione dei laici della parrocchia di Obeck ha voluto organizzare quest'anno un corso sul valore dei sacramentali e dei sacramenti nella fede cattolica.
Il problema si pone seriamente quando l'uso dei sacramentali finisce per sostituire quello degli amuleti e dei talismani, quando i fedeli fanno ricorso ad essi per poter ottenere più efficacemente quello che i talismani profani non possono loro assicurare.
L'ampiezza che l'uso dei sacramentali sta attualmente prendendo in Africa in generale offre materia di riflessione e richiede una catechesi severa in merito, a causa delle numerose deviazioni, e perfino delle profanazioni, che spingono i fedeli a concentrarsi sul potere delle cose e dei riti per guarire le loro malattie, per cercare lavoro, per contrarre un buon matrimonio, per proteggersi dalla gelosia dei vicini, insomma per avere successo. La fede è ridotta all'uso di questi segni sacri come fossero oggetti magici da cui si attende la realizzazione dei propri desideri di fronte alla dura realtà della vita.
Così l'uso dei sacramentali, che dovrebbe essere legato alla fede in Gesù Cristo e alla forza d'intercessione della Chiesa, diventa una disperata ricerca di segni, di riti e di oggetti portafortuna.
I sacramentali e il loro effettivo significato
I fedeli iscritti alla Scuola hanno così appreso che appartengono alla liturgia della Chiesa alcuni segni sacri, da essa istituiti, chiamati sacramentali. Questi sono molteplici (a differenza dei sacramenti che sono sette) come ad esempio l'uso dell'acqua benedetta, le unzioni con olio sacro, le benedizioni di un'immagine santa, la consacrazione di una chiesa, di un oggetto sacro. I sacramentali, tra i quali sono particolarmente importanti le benedizioni, comportano normalmente una preghiera accompagnata dal segno della croce e da altri segni.
Con i sacramentali vengono significati effetti soprattutto spirituali, ottenuti mediante la preghiera della Chiesa. Essi dispongono i fedeli a ricevere l'effetto principale dei sacramenti cui sono, in qualche modo, ordinati; attraverso di essi vengono santificate le diverse circostanze della vita dei fedeli (cfr. Sacrosanctum Concilium, 60).
I sacramentali devono dunque essere considerati in stretto legame con la partecipazione ai sacramenti, in modo che essa sia piena, consapevole e attiva e che i fedeli non si sentano solo come semplici spettatori dell'azione sacramentale della Chiesa.
I sacramentali hanno senso solo in un contesto di fede vissuta. Sono un'espressione di fede di coloro che li richiedono e li utilizzano, cosa questa che viene espressa precisamente dalla formula latina che si utilizza a riguardo, dicendo che i sacramentali agiscono ex opere operantis, cioè il loro effetto dipende dal "lavoro" svolto dal fedele che li riceve, dal suo atteggiamento e dalla sua disposizione.
La Chiesa insegna invece che la grazia che scaturisce dai sacramenti è prodotta dalla celebrazione stessa del rito, e non dipende dalla buona volontà o dalla santità del celebrante o dei destinatari. Il valore in questo caso deriva dalla sua istituzione divina, in virtù del lavoro già svolto dal Signore (in latino ex opere operato). Senza tuttavia mai dimenticare che la ricezione dei frutti della grazia del sacramento amministrato non avviene in modo automatico, ma dipende sempre dalle disposizioni e dalla fedeltà attiva di coloro che ricevono e celebrano il sacramento.
Una differenza capitale
Nell'economia sacramentale della Chiesa non è mai questione di un'azione magica, che agirebbe indipendentemente dalla fede. Ricevere un sacramento o un sacramentale, nell'orizzonte di fede, richiede sempre di accettare la Parola di Gesù e di aderirvi. Dagli oggetti sacri, dai rosari, dalle immagini sante, dall'olio o dall'acqua benedetti, dai riti e dalle benedizioni che caratterizzano i sacramentali non deriva alcun potere magico.
Questo è definito dalla volontà d'impadronirsi di una forza invisibile per risolvere i propri problemi, dissipare le proprie paure, trovare un rimedio per malattie e prevenire ogni forma di avversità. In questi casi s'intende catturare un potere benefico per se stessi, confidando in pratiche esteriori e in gesti che, accuratamente posti, dovrebbero agire automaticamente.
Tutto questo non ha nulla a che fare con i sacramentali la cui efficacia deriva dalla forza d'intercessione della Chiesa, dalla conversione del cuore dei fedeli e il cui scopo è quello di prepararli alla comunione con Cristo per diventare simili a lui.
Il vero problema per i credenti, infatti, non è di essere guariti o di ricevere sollievo, ma di diventare come il Cristo. È a questo fine che mira l'economia sacramentale della Chiesa e a cui i sacramentali dispongono. Non si tratta di proteggere la propria vita, bensì di esporla, di offrirla al servizio dei fratelli.
I fedeli della Scuola di formazione di Obeck hanno seguito con grande attenzione il discorso, che richiede loro una conversione intellettuale e, di conseguenza, anche pratica nel modo di percepire l'uso dei numerosi segni sacri, ricercati il più delle volte solo come oggetti portafortuna, per allontanare influenze malefiche di ogni genere.
Alla fine della lezione ...
Al termine della lezione l'essenziale è stato compreso, i fedeli, infatti, si sono divertiti evocando alcune situazioni giornaliere di utilizzo dei sacramentali, come per esempio quella del conducente della moto-taxi appena transitato davanti alla parrocchia e il cui dubbioso equilibrio fa prevedere il peggio. Sulla piccola moto ci sono quattro persone (senza casco naturalmente) tra cui un povero bambino schiacciato tra la mamma e un grande sacco di cacao trasportato insieme con essi. In questa terribile confusione, suicida e criminale, il dettaglio importante, che i fedeli hanno notato, è la corona del rosario che pende al collo del tassista della moto, da cui visibilmente si attende una sicura protezione, una "corazza" totale.
In caso di incidente, però, qualcuno si porrà la domanda: perché il rosario, pur tuttavia accuratamente benedetto e portato al collo, non ha fatto effetto?
Silvia Recchi
08/03/2011
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