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Vita delle missioni in Africa/65



NÉ SENTIMENTALISMO NÉ ATTIVISMO

Il servizio della carità nella parrocchia


La vita della Chiesa non si esprime solamente nell'annuncio della Parola di Dio e nella celebrazione dei Sacramenti, ma anche nel servizio della carità. Queste tre funzioni, afferma l'enciclica Deus caritas est, si presuppongono a vicenda e non possono essere separate l'una dall'altra. La carità non è per la Chiesa una specie di assistenzialismo sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è un'espressione irrinunciabile della sua esistenza (cfr. n. 25).

È per questa ragione che, in occasione dell'ultima visita di Emilio a Mbalmayo, una giornata è stata dedicata all'approfondimento del ruolo della carità in seno alla vita parrocchiale. Una trentina di collaboratori della parrocchia di Obeck, delegati dei gruppi e delle comunità di quartiere, ha preso parte all'incontro. Tra loro erano presenti i membri del gruppo della Caritas parrocchiale.

Distinguere senza separare

L'incontro con Emilio ha mirato soprattutto alla presa di coscienza della specificità dell'azione caritativa nella Chiesa. Per questo motivo si è voluto innanzitutto chiarire la distinzione tra giustizia e carità, tra i compiti propri alla società ecclesiale e quelli propri alla società civile. Precisazione necessaria in un contesto come quello africano dove spesso la Chiesa si ritrova a colmare le numerose lacune nei servizi sociali che dovrebbero essere assicurati dallo Stato.

La giustizia, ricordava San Tommaso d'Aquino, è la disposizione per la quale si riconosce a ciascuno il suo diritto. Essa è perciò il fondamento della vita in società e, in quanto tale, "obbligatoria". Se le leggi giuste non sono rispettate, lo Stato è tenuto a intervenire per obbligare con la forza al loro rispetto.

Questa funzione dello Stato non può essere supplita dalla Chiesa. La Chiesa tuttavia non si disinteressa della promozione della giustizia. Lo fa in un modo indiretto, attraverso l'annuncio del regno di Dio cheAlcuni membri del gruppo "Caritas" interpella gli uomini a costruire delle nuove relazioni tra di loro. In tal modo, contribuisce a purificare e ad illuminare le coscienze, affinché le esigenze di giustizia siano riconosciute e realizzate.

Non c'è, tuttavia, nessun'istituzione dello Stato, pur giusta che sia, che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. È proprio a questo livello, quello della carità, che si colloca il campo d'azione specifico della Chiesa.

La carità, contrariamente alla giustizia, non può essere imposta perché rinvia ad una relazione di libertà. "Nessuna legge potrebbe deliberare riguardo al numero d'ore di assistenza giornaliera di una madre al suo bambino malato", ha detto in modo significativo Emilio. In tal senso, la carità va al di là della giustizia, permette di intravedere una nuova comunità di persone e contribuisce alla creazione di ciò che il Papa Paolo VI chiamava "la civiltà dell'amore".

Attingere alla fonte

Il gruppo Caritas di Obeck ha festeggiato, due anni fa, il suo decimo anniversario di esistenza. Quando si lavora da lungo tempo accanto ai poveri, il rischio è grande di cadere nella trappola di un attivismo che trova in se stesso la sua giustificazione. È importante allora ritornare sempre alle fonti autentiche del servizio della carità. Per questo, Emilio ha attirato l'attenzione degli interlocutori su alcuni passaggi biblici, stimolando una riflessione critica.

"Dio è amore" (1Gv 4, 8). La carità non è una strategia, un'attività né un mero sentimento; essa trova la sua fonte nella vita trinitaria e ha preso carne per noi in Cristo Gesù. Solo volgendo il nostro sguardo al Cristo potremo imparare ad esercitarla, imparare a ricevere e a dare amore.

 L'episodio dell'unzione di Betania (cfr. Gv 12, 1-8), con Maria che versa il vaso di un profumo prezioso sui piedi di Gesù e la reazione di Giuda che si scandalizza dello spreco perpetrato, esprime chiaramente la priorità da dare, nel servizio della carità, alla relazione col Signore.

"I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me", risponderà il Signore. L'amore ai poveri comincia perché si è sperimentato l'amore gratuito di Gesù. È Lui che ci permette di aprire gli occhi sui poveri e di accoglierli. Senza di Lui, il nostro servizio finisce per diventare interessato. È proprio perché Maria è attenta e preoccupata del Signore che, venuto il momento, saprà rapidamente alzarsi alla Sua parola per andare incontro ai fratelli (cfr. Gv 20, 17-18).

Il restare vicini alla fonte della carità ci aiuterà soprattutto a rimanere umili. Ci ricorderemo che il potere aiutare gli altri non è nostro merito, e questo ci eviterà di assumere una posizione di superiorità a loro riguardo. Saremo preservati dalla tentazione dello scoraggiamento, di fronte all'ampiezza dei bisogni e ai limiti della nostra azione, così come dalla presunzione di dovere realizzare, personalmente e da soli, il miglioramento del mondo (cfr. Deus caritas est, 35).

Coerenza di vita

La carità non è solamente l'amore che Dio dà all'uomo, ma anche l'accoglienza personale di questo amore da parte dell'uomo: un'accoglienza che lo trasforma, lo fa uscire da se stesso, lo strappa dalla volontà di riportare tutto a sé e gli fa scoprire la sua vera natura che è quella di amare gratuitamente. 

Quest'esperienza contribuisce all'emergenza di capacità insospettate e alla valorizzazione di tutte le dimensioni della personalità dell'uomo, in particolare la volontà e l'intelligenza, rendendolo "più uomo", capace di cose "incredibili" per difendere l'amore incontrato, il vero "tesoro" (cfr. Mt 6, 21).

La carità non può essere mai confusa dunque con la pusillanimità o la falsa umiltà di coloro che, per preservare un'apparente tranquillità, non assumono il rischio della verità e della giustizia. È piuttosto una presenza forte e virile, al tempo stesso personale e comunitaria, che non esita ad aprire gli occhi e a combattere ogni tipo di compromesso, rendendo possibile, per la sua coerenza di vita, l'irruzione della grazia, l'amore di Dio nella storia.

La necessità del discernimento

Senza verità, afferma l'enciclica Caritas in veritate, l'amore scivola nel sentimentalismo; diventa un guscio vuoto suscettibile di essere riempito arbitrariamente, deformato fino al punto di significare il suo contrario (cfr. n. 3). Il criterio della verità deve dunque non solo presiedere alla revisione di vita della persona e della comunità impegnata al suo servizio, ma anche illuminare il discernimento del suo operare. 

La prima carità, la forma sostanziale della carità, è il dono della verità. E la verità ci insegna che Dio ha Visita ad un malato anziano della parrocchiacreato gli uomini liberi e responsabili e non incapaci di dare una risposta personale all'amore di Dio. 

La carità in quanto tale rifiuta la dipendenza, l'ozio e la mendicità. "Chi non vuol lavorare neppure mangi" (2Tess 3, 10) ed il Concilio Vaticano II afferma nel decreto sull'apostolato dei laici : "Si eliminino non soltanto gli effetti ma anche le cause dei mali; l'aiuto sia regolato in modo che coloro i quali lo ricevono vengano, a poco a poco, liberati dalla dipendenza altrui e diventino sufficienti a loro stessi " (Apostolicam actuositatem, 8).

A partire da questa visione, la Caritas parrocchiale di Obeck è chiamata a purificare l'impegno dei suoi membri, a rinforzare la capacità dei suoi servizi di accoglienza, operando in sinergia con le comunità di quartiere, in vista di una migliore conoscenza e un migliore orientamento dei differenti casi.

È chiamata a discernere bene e a interpellare le persone affinché ciascuno assuma le proprie responsabilità di uomo, di donna e di cristiani.

Franco Paladini



25/05/2011

 
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