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Vita delle missioni in Africa/66


UN LUNEDÌ DIFFERENTE

La formazione permanente dei sacerdoti


In Camerun, i preti consacrano generalmente la giornata del lunedì al riposo, dopo i programmi carichi dei  week-end, scanditi dalle messe e dalle cerimonie abituali, i funerali e i matrimoni.

È per questo che si parla correntemente di "lunedì di canonica" (lundi de presbytère); in tal giorno, in cui la vita delle parrocchie è ridotta all'essenziale, i preti hanno la possibilità di restare più a lungo in "canonica" e di riprendere le forze per affrontare la nuova settimana.

Ultimamente il gruppo dei formatori del Seminario Maggiore "Nostra Signora dell'Immacolata Concezione" di Yaoundé ha voluto arricchire questa tradizione di nuove prospettive, organizzando, proprio un lunedì, una sessione di formazione e di aggiornamento per il clero della Provincia ecclesiastica di Yaoundé.

Al cuore della carità pastorale

Nel suo discorso di benvenuto, il Rettore del Seminario Maggiore, rev. Alain Philippe Mbarga, ha sottolineato che la giornata andava intesa sia come risposta all'appello dei Vescovi affinché il Seminario possa essere anche un luogo di aggiornamento spirituale, pastorale ed intellettuale per i sacerdoti (cfr.  Presbyterorum ordinis, 19), sia come un'iniziativa concepita e preparata per rispondere alle incessanti raccomandazioni di Benedetto XVI, favorevoli alla formazione permanente del clero.

Lo studio e la riflessione, infatti, fanno parte integrante della carità pastorale che il sacerdote è chiamato a esercitare per il suo popolo. La carità non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove e lo anima dall'interno (cfr. Caritas in veritate, 30).

Senza un'impegno costante di studio, le parole finiscono per essere ripetitive e aride, fino al punto che i preti diventano insignificanti e distaccati dalla vita degli uomini del nostro tempo. Questa preoccupazione non è tipica solo della nostra epoca, marcata dalla rapida evoluzione della cultura; essa ha sempre caratterizzato la vita della Chiesa, come lo dimostrano le parole di San Girolamo: "Non c'è niente di più disgustoso dell'arroganza dei preti incolti" (Epistula 68, ad Oceanem, n. 9).

Conversione pastorale

Per trasmettere il gusto dell'approfondimento ai circa cento sacerdoti, per lo più giovani, che hanno partecipato all'incontro, il programma della giornata prevedeva differenti interventi di pastorale, d'attualità ecclesiale e di spiritualità.

Silvia Recchi, membro della Comunità Redemptor hominis ed esperta in diritto canonico, ha cominciato con l'abbordare alcune questioni canoniche in relazione alla territorialità e all'amministrazione dei sacramenti, con un'attenzione specifica al sacramento del matrimonio.

La presenza di una donna consacrata, esperta in diritto, è stata anche un'opportunità per far crescere la coscienza della comunione che unisce i membri del presbiterio alle altre categorie di fedeli. I numerosi interventi suscitati dalla relazione, facendosi eco delle situazioni vissute sul terreno, sono stati occasione per rendersi conto delle irregolarità che accompagnano la celebrazione dei sacramenti e che penalizzano spesso i fedeli.

Questi sintomi pongono l'urgenza di una vera "conversione pastorale" alla quale i sacerdoti sono chiamati nel loro modo di esercitare il ministero. Il prete, infatti, non è il padrone assoluto della liturgia, ma il suo umile servitore. È chiamato dunque ad impregnarsi delle norme liturgiche e a rispettarle, avendo ben chiari i riferimenti teologici e soprattutto cristologici che le fondano. Ciò l'aiuterà a non contare esclusivamente sull'"opus operatum" delle formule e dei riti e ad implicarsi decisamente al servizio dell'evangelizzazione.

In vista di un'"ecclesiologia sociale"

Joseph Ndi OkallaIl secondo relatore della giornata è stato Joseph Ndi Okalla, missiologo e prefetto degli studi del Seminario Maggiore. Avendo partecipato, in quanto esperto invitato, al secondo Sinodo per l'Africa, è intervenuto in un'ottica di approfondimento dei lavori in vista di un rinnovamento pastorale capace di considerare le dimensioni etiche e socioeconomiche del messaggio evangelico.

Dopo aver presentato gli interventi dei Vescovi del Camerun e partendo dall'Instrumentum laboris, il rev. Ndi Okalla ha voluto interpellare i confratelli affinché escano dal cerchio delle problematiche interne clericali, integrando nel loro approccio pastorale un'"ecclesiologia sociale", cioè la visione di una Chiesa famiglia di Dio aperta al mondo e impegnata al servizio dell'uomo e della società.

Ha sottolineato l'opzione prioritaria, ma non esclusiva, da dare ai poveri e agli emarginati (cfr. n. 62); ha attirato l'attenzione sull'accompagnamento delle famiglie e dei giovani (cfr. n. 66) e sulla necessità dell'elaborazione di una pastorale dell'intelligenza per eliminare la "schizofrenia" tra la pratica sacramentale e la testimonianza di vita.

Chiamati alla santità

Proprio per questo la giornata si è conclusa con la conferenza che ha avuto per oggetto la figura di Padre Simon Mpeke, detto Baba Simon, che Benedetto XVI, nel marzo 2009, nella Basilica "Maria Regina degli Apostoli" di Yaoundé, aveva presentato come esempio ai sacerdoti per stimolarli a ricercare la santità della loro vita.

La relazione, svolta da P. Grégoire Cador, postulatore della causa di beatificazione del "missionario dai piedi nudi", ha catalizzato l'attenzione dei partecipanti sulle virtù sacerdotali vissute da quest'ultimo: il suo amore per il Cristo, la sua vita di preghiera, il suo spirito combattivo che gli permise di vincere in sé ciò che non riusciva a vincere attorno a sé, una vita di ascesi per dare tutto il posto al Cristo, la sua preoccupazione di formarsi e anche il suo ardore giovanile.

Difatti, invecchiando, Baba Simon non inaridì. Non cadde nella monotonia. La sua partenza missionaria per il Nord, presso le popolazioni Kirdi, i poveri tra i poveri, l'ha vissuta a 55 anni, all'età in cui molti si preparano alla pensione.

 Ha potuto mantenere questa sua giovinezza di spirito grazie alla sua capacità di distaccarsi dalle proprie idee e dai propri criteri. Tale atteggiamento, che egli stesso chiamava di "riconversione continua", dovrebbe essere permanente in tutti i sacerdoti. Essa esige umiltà e coscienza dei propri limiti, associate alla coscienza dell'onnipotenza di Dio.

Il P. Cador ha inoltre sottolineato l'intelligenza di Simon Mpeke, non quella che consiste nel brillare intellettualmente o che ricerca i titoli accademici, ma quella che permette di vincere la superficialità e di andare in profondità. È un buon metodo, ha detto, per evitare di cadere nella trappola della "sufficienza clericale" che è spesso all'origine di numerosi errori pastorali.

È proprio per trasmetterci il gusto di quest'intelligenza spirituale, dell'intus-legere, che il Seminario Maggiore di Yaoundé ha proposto ai sacerdoti un "lunedì di canonica" differente.

Franco Paladini


13/06/2011

 
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Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
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