Vita delle missioni in Africa/68
"AMBASCIATRICE" DELLA COMUNIONE
Cari amici di Ypacaraí,
vi scrivo da Mbalmayo, dove sono appena tornata. Ho potuto finalmente condividere di viva voce con gli amici della parrocchia di Obeck l'esperienza del mio viaggio a Ypacaraí che ha rinsaldato il ponte di amicizia fra questa Chiesa del Camerun e la vostra in Paraguay.
Nel contesto liturgico del Corpus Domini, accolta dai canti di festa delle corali, ho salutato i fedeli.
Ho raccontato agli amici di Obeck l'accoglienza che mi avete riservato come "ambasciatrice" della Caritas di questa parrocchia, di quanto affetto mi avete circondato, con quale impegno mi avete accompagnato nella visita di tutti i malati da voi seguiti, percorrendo i vari quartieri, facendomi conoscere la storia e la sofferenza di tante persone e la generosità nascosta ed umile di tanti membri della vostra Caritas nel servizio dei più poveri.
Adesso, come "ambasciatrice" di Ypacaraí, visiterò i malati di Obeck per rafforzare questo legame di preghiera fra i malati e fra le due parrocchie; mi accompagneranno in queste visite anche alcuni giovani della parrocchia.
Gratuità e amicizia nel Signore
Nel raccontare, si moltiplicava la gioia del mio cuore e rifiorivano i sentimenti e il ricordo di tutti voi. Ho cercato di comunicare innanzitutto che la vita cristiana e la missione sono spinte dalla bellezza dell'amore, dalla gratuità, da relazioni fraterne e di amicizia profonda nel Signore.
Ho consegnato anche i magnifici doni che voi mi avevate affidato: la tovaglia per l'altare da voi ricamata, le crocette per gli ammalati negli astucci di cuoio, con inciso il nome di Ypacaraí, il calendario missionario della preghiera dei malati e la vostra bandiera. Infine, ma non di ultima importanza, il quadro simbolico del ponte di preghiera, di amicizia ed amore fra le due parrocchie, che renderà più bella la nostra chiesa.
Li ho affidati, fra l'ammirazione e l'entusiasmo di tutti, ad Agnès, responsabile della Caritas, a Martin, Presidente del Consiglio pastorale e ad Erica, segretaria della Coordinazione dei giovani.
In effetti, nella nostra piccola e vivace parrocchia a Mbalmayo, il ponte di preghiera ha implicato ormai tutti in una dinamica missionaria, di apertura di orizzonti verso i nostri fratelli.
Il ponte di preghiera, da voi iniziato nell'impegno umile e nascosto, ha fatto capire a questa terra d'Africa martoriata di dolore, la preziosità della sofferenza quando essa è offerta dai malati affinché la Parola di Dio sia annunciata ed amata.
Ho posto l'accento sul fatto che ciascuno può fare in diversi momenti l'esperienza di questa debolezza, del dolore, della malattia, della precarietà materiale e di quella spirituale ad essa legata, e può sperimentarne la fecondità se la poniamo nel cuore di Dio e la uniamo alla sofferenza del Crocifisso.
Consegnare le croci ai malati e risvegliarli alla loro vocazione missionaria richiede che ciascuno di noi porti la propria Croce, per essere noi stessi ponti e ambasciatori di comunione e cattolicità. È quanto in questi mesi ho avuto la grazia di capire più in profondità.
La comunione, in questo periodo di attesa, si é nutrita della comunicazione, della corrispondenza regolare fra noi e fra le due Caritas, cosa che ha permesso agli uni e agli altri di conoscere meglio i volti e le attività, suscitando in ognuno uno spirito di emulazione e di amore.
Chiesa, famiglia di Dio universale
Nel contesto liturgico, ho sottolineato l'importanza della dimensione missionaria che stiamo scoprendo ed approfondendo. La Chiesa è Famiglia di Dio, che si forma nutrendosi alla stessa tavola della Parola del Signore e della sua Eucaristia. Questa famiglia supera ogni legame naturale di sangue, di etnia e di razza, di cultura e di condizione sociale. Nelle nostre vene circola lo stesso sangue, quello di Gesù Cristo.
In questo senso, a Ypacaraí mi sono sentita "a casa", come mi sento "a casa" qui a Obeck o come lo sono stata nella nostra comunità in Italia, nel periodo in cui ho svolto animazione di cultura missionaria per il nostro Ufficio Missioni in tante parrocchie della diocesi dove risiediamo.
Il motto dei fedeli della parrocchia di Obeck "un solo cuore, tanti colori", che li ha aiutati in questi anni a costruire l'unità ecclesiale nelle loro differenze etniche, oggi si deve aprire a una dimensione cattolica più vasta.
I giovani, specialmente, sono chiamati ad avere questo sguardo universale e missionario per costruire la civilizzazione dell'amore.
La missione e l'impegno all'interno della nostra parrocchia e l'apertura e lo scambio verso la missione universale sono due realtà che si rafforzano reciprocamente.
Carità ed evangelizzazione
Durante l'incontro della Scuola di Formazione per i laici, tenutosi un paio di giorni dopo la festa liturgica del Corpus Domini, abbiamo potuto continuare questa condivisione dell'esperienza del mio viaggio e sottolineare, attraverso quanto ho raccontato, la dimensione evangelizzatrice della pastorale portata avanti da Emilio a Ypacaraí. La missione, infatti, non è una realtà periferica della Chiesa, ma essa è "trasversale", nel senso che tocca e attraversa tutti i momenti della vita. Le varie occasioni e celebrazioni diventano la possibilità di un confronto con la Parola di Dio e di evangelizzazione in profondità di mentalità e di atteggiamenti.
La pastorale ordinaria, pur nella sua peculiarità, è chiamata anche qui ad essere rinnovata costantemente dal soffio creativo della carità e dell'evangelizzazione, le quali spingono il nostro sguardo al di là dalla linea dell'orizzonte per incontrare l'uomo che vive, che gioisce, che lotta, che soffre.
Cari amici, il diaporama con le immagini delle varie visite ai malati, della celebrazione delle Prime Comunioni nei quartieri e della Messa durante la quale ci siamo salutati con tanta emozione, ha toccato profondamente tutti, perché la gioia dei volti esprime più di tante parole la riconoscenza al Signore per l'incontro vissuto e per la comunione che si è creata.
Alla prossima
Tonia
10/07/2011
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