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Home arrow Vita delle missioni in Africa arrow Vita delle missioni in Africa (69). Servitori della loro gioia.
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Vita delle missioni in Africa/69



SERVITORI DELLA LORO GIOIA


L'impegno pastorale al servizio dei bambini


 "I bambini non sono pesi per la società, non sono strumenti per il guadagno né semplicemente persone senza diritti; sono membri preziosi del consorzio umano, del quale incarnano le speranze, le attese, le potenzialità". Queste parole del Beato Giovanni Paolo II, tratte dal suo Messaggio per la Giornata Mondiale della pace del 1996, interpellano ancora oggi gli abitanti della città di Mbalmayo.

Proprio ultimamente, tre bambini fra i quattro e i sette anni, sono deceduti in un incendio a New Town, il quartiere commerciale della città.

Una candela accesa e caduta sul loro materasso di spugna non ha tardato a trasformare il locale in una vera e propria camera a gas. Quando un tassista, attirato dal fumo, è arrivato, era troppo tardi.

I corpi dei tre bambini, soffocati, stavano stesi all'entrata della camera. Per sfuggire alle fiamme e al fumo, avevano disperatamente tentato di forzare la porta chiusa a chiave da una loro zia, prima di recarsi al lavoro.

Per i collaboratori della parrocchia di Obeck, situata nel cuore dei quartieri popolari, l'emozione della notizia è stata accompagnata dal ricordo di altri drammi dello stesso genere, come quello di Gabriel, il piccolo venditore di banane, selvaggiamente ucciso per alimentare il traffico di organi umani, destinati ai macabri rituali di magia.

Il malessere dei bambini

 I tre bambini di New Town e Gabriel non sono che la punta d'iceberg di una situazione di malessere nella quale tanti bambini e adolescenti della nostra città vivono, in un ambiente culturale che, in Africa, non favorisce certo i più piccoli. Anche se le mentalità evolvono, la regola della società tradizionale esige che si serva il cibo prima agli uomini, poi quello che resta alle donne e infine ... ai bambini.

Questi ultimi sono i primi a soffrire della povertà vissuta nelle famiglie. Sui piccoli non si investe di certo! In caso di malattia, visto che l'ospedale è troppo caro per loro, sono curati con le infusioni di erbe o con le medicine comperate alla pharmacie du poteau (il mercato nero dei medicinali) la cui l'amministrazione diventa fatale, quando i prodotti sono avariati o mal utilizzati.

Tanti sono i bambini che non conoscono il babbo; alcuni nemmeno la mamma la quale, subito dopo il parto, affida il figlio alla nonna o alla bisnonna, anziana e ormai incapace di assicurare una qualsiasi educazione. Questa situazione è il più delle volte il punto di partenza di un lungo itinerario in cui i piccoli, come "pacchi" non desiderati, vengono depositati per qualche tempo presso uno zio, poi a casa di una sorella più grande, prima al villaggio e dopo in città. Certi bambini scelgono allora la strada come luogo di abitazione.

Il bambino dovrà ben presto imparare l'arte di arrangiarsi, alla ricerca continua di qualcuno che lo sostenga e lo protegga. Qualora osasse, in tale precarietà, manifestare qualche segno d'insofferenza, è accusato di essere un "bambino stregone" e portato a forza dal "guaritore" che deve liberarlo dallo spirito ribelle.

Una sorte analoga è riservata ai bambini portatori di handicap. Benjamin, col suo strabismo accentuato e la sua deformazione ai piedi che l'obbliga a trascinarsi sul suolo, è considerato un "bambino serpente", vittima e, allo stesso tempo, colpevole di stregoneria. La famiglia ha paura ad intervenire a livello medico, persino quando le si offrono tutte le possibilità.

 La scuola, con circa ottanta bambini per classe, stenta, malgrado gli sforzi dei maestri, ad andare oltre l'insegnamento di regole e ruoli prestabiliti dalla società. I programmi scolastici, molto carichi, evadono dalla realtà e creano nei bambini più poveri solo uno stato di frustrazione. Divenuti adolescenti, i ragazzi cominciano a vedere la società con le sue ingiustizie, e si rendono conto della durezza della propria sorte e, allora, ognuno reagisce alla propria maniera, spesso sconsiderata.

Nella maggioranza delle parrocchie, i bambini sono appena tollerati. Da buoni imprenditori, i parroci, preoccupati sovente di far quadrare i conti, non hanno tempo di occuparsi di loro. Preferiscono affidarli ad un vecchio catechista, affinché imparino a memoria qualche preghiera e le più elementari nozioni della catechesi.

I bambini, fedeli della parrocchia

L'ultimo Sinodo sulla Chiesa d'Africa, consacrato al tema della riconciliazione, della giustizia e della pace, ha dato attenzione al problema della precarietà vissuta dai bambini del continente nero.

I Padri sinodali hanno esortato le Chiese locali a considerare i più piccoli come fedeli a pieno titolo. Da cui la necessità di mettere a punto "una pastorale dell'infanzia" in vista di aiutarli a realizzare la loro  vocazione di essere portatori della novità di vita ed apostoli nel loro ambiente (cfr. Propositio 49).

È in tal senso che la parrocchia di Obeck opera da anni in vista di imboccare dei nuovi sentieri al servizio dei bambini dei suoi quartieri che rappresentano il 35% della popolazione.

L'evangelizzazione dei più piccoli e la loro accoglienza sono nostre preoccupazioni pastorali, a partire dalla Messa domenicale, alla quale partecipano circa trecento bambini. I giovani del servizio liturgico lavorano al fine di favorire la loro partecipazione attiva all'Eucaristia, con le letture, i canti e le offerte.

I giovani della parrocchia li intrattengono inoltre ogni domenica, dopo la Messa. Seguendo il metodo "vedere-giudicare-agire", li sensibilizzano sull'igiene del corpo e della loro casa, sulla pulizia dei luoghi comuni, sul dialogo in famiglia. Li hanno implicati, inoltre, in "mini-inchieste" nei quartieri, per coinvolgerli nelle condizioni di povertà di alcuni loro coetanei, orfani o gravemente malati, e per stimolarli a realizzare delle collette di solidarietà in loro favore. I casi più gravi sono contemporaneamente seguiti dalla Caritas parrocchiale.

La parrocchia segue con attenzione i giovani educatori affinché compiano la loro missione in sinergia con le altre realtà ecclesiali, senza dimenticare che non sono "padroni" dei bambini, ma "servitori della loro gioia", come diceva Papa Benedetto XVI agli adolescenti dell'Azione Cattolica Italiana il 30 ottobre 2010.

Il livello di formazione dei catechisti, responsabili dei circa centocinquanta ragazzini che ogni sabato vengono in parrocchia per prepararsi ai sacramenti, è cresciuto con l'integrazione d'insegnanti che seguono i corsi alla Scuola per laici della parrocchia, alcuni dei quali preparati in campo pedagogico.

 I genitori sono invitati ogni trimestre ad incontri parrocchiali per valutare il cammino dei figli ed essere sensibilizzati sulla loro educazione umana e cristiana di cui restano pur sempre i primi responsabili. Sono implicati inoltre attivamente nelle iniziative a carattere liturgico ed in altre a carattere ludico e sportivo in cui intervengono anche i gruppi giovanili.

Certamente quello che viene fatto a Obeck al servizio dei bambini rimane inadeguato ai drammi che li coinvolgono ed ai problemi umani e sociali che li investono. È tuttavia evidente che l'attenzione portata ai piccoli contribuisce a vivificare e a rendere più matura la fede.

Lungi dall'essere un peso, i bambini, all'immagine di Colui che ci ha arricchiti con la sua povertà (cfr. 2Cor 8, 9), sono veramente per tutti una risorsa preziosa.

Franco Paladini


16/07/2011
 
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