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Vita delle missioni in Camerun/60


SILENZIO E MUSICA

Spunti per una spiritualità dei musicisti cristiani


Cari Amici e giovani delle corali di Obeck,

nel periodo trascorso in Paraguay, ho partecipato ad un ritiro per giovani artisti cristiani sul tema della spiritualità dei musicisti, tenuto da Emilio, in una cittadina di nome Luque, a cui partecipavano un centinaio di giovani. Ho pensato di condividere con voi alcune riflessioni che questa giornata mi ha suggerito.

C'è da tener conto innanzitutto che la musica in Paraguay ha un posto molto importante. La stessa città di Ypacaraí alla sua entrata ha come monumento e simbolo un'arpa stilizzata, strumento caratteristico, e vi si svolge annualmente un festival di musica che prende il nome del lago della città. La tradizione di amore alla musica è antica come le popolazioni autoctone del paese, i guaranì, che furono attirati dai primi evangelizzatori gesuiti proprio dalla musica e dalla bellezza delle liturgie.

Il genere di musica del Paraguay, sia profano che sacro, è certamente diverso dai nostri ritmi e canti africani. Come noto, ogni paese esprime attraverso la musica la sua storia e la sua personalità culturale.

Con l'omologazione culturale derivante dalla modernità, anche nel campo musicale, vi è però la necessità a livello ecclesiale di rinnovare una profonda e critica riflessione sulla musica, la sua relazione all'evangelizzazione dei giovani e il suo ruolo nel contesto liturgico. In questa direzione, vi sono alcuni criteri di base validi per i diversi contesti che si possono delineare, lasciando poi alla creatività dell'inculturazione la varietà delle espressioni della fede e della lode.

Produrre buona musica

Durante il ritiro, Emilio ha infatti sottolineato che non si tratta di fare musica cristiana nel senso che si nomina più volte Gesù nei canti, ma di produrre soprattutto buona musica, che sia bella, che nasca e sia frutto del silenzio. E' in tal modo che essa permette un'apertura del cuore a Dio stesso che è Bellezza, Bontà e Verità, e alla comunicazione profondamente personale.

La musica, in effetti, non dovrebbe stordire ed impedire di pensare, ma elevare lo spirito, permettere all'uomo di ascoltare le domande esistenziali e religiose più profonde del suo spirito: da dove vengo, dove vado, chi mi ama, chi amo, quale il senso della vita confrontata alla morte?

Gli uomini contemporanei, e particolarmente i giovani più esposti alle incertezze del futuro, hanno spesso paura del silenzio. Il silenzio viene riempito di attività e di rumore, anche da un tipo di musica che stordisce, favorisce uno stato di "fusione" di massa, per evitare la solitudine, l'angoscia esistenziale, l'incontro con la profondità dell'altro.

E' invece nell'autentico silenzio che Dio può parlare nel cuore dell'uomo e negli incontri interpersonali.

Silenzio e musica sono quindi due realtà che si richiamano. Lo scrittore inglese C. Lewis aveva definito il paradiso come il luogo laddove se non c'è musica, c'è silenzio. Silenzio, che non è vuoto, ma pienezza della Parola e del dialogo nello spirito di Amore.

Spiritualità del musicista sarà quindi fare innanzitutto una buona musica che nasca dal silenzio e dall'ascolto di Dio che gli parla nel cuore e nella Chiesa. Una musica che sarà anche frutto dello studio, dell'esercizio, dell'umiltà e la pazienza per imparare. E' necessario, infatti, studiare anche la storia della musica, dei diversi stili, avere uno sguardo critico verso un tipo di musica che fa parte di una logica attuale di mercato.

Solo tale preparazione spirituale, tecnica e culturale saprà ben inserire la musica nel contesto dell'evangelizzazione dei giovani. Troppo spesso, infatti, c'è la tendenza a forzare il contesto liturgico con dei canti, degli stili, delle parole e tempi non appropriati ad esso. Non dimentichiamo, infatti che la liturgia è azione che appartiene a Dio e alla Chiesa, ha una sua armonia fra i diversi momenti, fra parola, musica, silenzio, che va rispettata.

Vi sono contesti paraliturgici o di riunioni giovanili che permettono, invece, di utilizzare più liberamente il linguaggio della musica, della danza, del teatro, cercando sempre di ben conoscere i destinatari di questi messaggi, la loro cultura e i loro problemi, per realizzare un'evangelizzazione inculturata.

Musica e vita

Una buona musica esprime ciò che vi è di più profondo e nobile dell'uomo e laddove vi è l'uomo che vive, che soffre, che spera, vi è Dio.

La musica, inoltre, è chiamata ad esprimere autenticamente ciò che si ha nell'interiorità; laddove la parola è insufficiente, la musica l'aiuta e la sostiene, rivela la profondità del cuore e si accorda ad essa. Se dietro la musica, la danza e le parole non vi fosse la vita, non impegnassimo noi stessi, questi diversi linguaggi non avrebbero più il loro significato "religioso".

Spiritualità è mettere l'amore di Gesù in tutto quello che facciamo, nella musica come nel resto della propria vita. Lo spirito nella visione cristiana non si oppone, infatti, al corpo, alle dimensioni materiali e terrene.

Il cristianesimo è, anzi, la religione del Verbo fatto carne, che ci rimanda cioè all'amore all'uomo concreto, alla carità attiva e dinamica, perché su di essa saremo giudicati. Se cantassimo l'Amore e non lo vivessimo, saremmo cembali che squillano, come scriveva San Paolo.

Evangelizzare il mondo della musica è interpellare e ricordare sempre che la bellezza è vivere l'amore e comunicarlo in tutte le sue diverse dimensioni di ricerca, di gioia e sofferenza.

Per un cantore cristiano, se non si vive, quindi, ciò che si canta, meglio tacere. In alcuni momenti, come in esilio, il popolo d'Israele si è rifiutato di cantare ai suoi aguzzini e ha fatto memoria di Gerusalemme, perché è solo davanti all'arca del Signore che si canta e si danza.

Cari giovani,

gli spunti di riflessione e le domande nel ritiro di Luque erano numerose; i partecipanti, che hanno avuto un'occasione particolare con Emilio, si sono ritrovati davanti ad interrogativi profondi e non a soluzioni prefabbricate, intuendo che l'evangelizzazione vuole suscitare domande e una coerenza di vita e non cerca applausi e consensi facili.

Sono considerazioni non completamente nuove per voi, che seguite la vita della parrocchia. Esse completano anche le riflessioni svolte durante il vostro incontro con Emilio di agosto 2010.

Come voi sapete bene, in Africa, la liturgia è ricca di simboli, di musica e di danza e questi elementi la caratterizzano per la sua bellezza e partecipazione dei fedeli. Eppure sappiamo che è sempre da migliorare l'equilibrio tra silenzio, parola, musica, gesti nella liturgia, affinché la musica, la dimensione esteriore e spettacolare non prendono il sopravvento su quella interiore e sulla centralità della Parola del Signore e del suo approfondimento.

Avete già scoperto che cantare nell'assemblea richiede un'assunzione di responsabilità nella Chiesa e non solo nel momento liturgico; ciò vi spinge ad una formazione e ad un approfondimento della fede a condividere il vostro dono musicale nei momenti ad esempio di gioia e di festa per i bambini più poveri al quartiere. La visita dei malati e la crescita nella carità autentica renderanno i vostri canti e il vostro servizio liturgico sempre più credibili.

E' una spiritualità che vuole accordare la musica e la vita, è un cammino sempre da continuare e verificare. Per questo, come diceva Sant'Agostino: "Canta e cammina".

Tonia


12/01/2011

 
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