È morto Jean-Marc Ela
Autore de Il grido dell'uomo africano
L'informazione ha cominciato a circolare in Camerun già dal 15 dicembre 2008.
Due giorni dopo, alcuni giornali camerunesi hanno dato per certa la notizia della morte del sacerdote Jean-Marc Ela, sociologo e teologo camerunese, considerato uno dei maggiori esponenti dell'intelligence del paese.
La sua morte ha suscitato una controversia che ha interessato per vari giorni l'opinione pubblica nazionale. La scomparsa di Jean-Marc Ela è stata subito divulgata da varie fonti considerate affidabili, ma poi contestata da qualche rappresentante dell'episcopato del paese che parlava piuttosto di uno stato comatoso in cui l'interessato, internato in un ospedale del Canada, sarebbe entrato.
Infine, un comunicato-stampa, proveniente dall'Università dove Jean-Marc Ela insegnava a Montreal, ha divulgato ufficialmente la notizia della sua morte, avvenuta esattamente il 25 dicembre 2008, all'età di 72 anni.
Jean-Marc Ela è autore di numerosi scritti di teologia e di scienze sociali. Professore di sociologia all'Università di Yaoundé, prete e contestatore della Chiesa cattolica locale, aveva studiato in modo particolare il mondo rurale in Camerun, apparendo come il difensore dei contadini del paese.
Si era quindi stabilito a vivere in Canada nel 1995, all'indomani dell'assassinio del Padre gesuita Engelbert Mveng, uomo di scienza, teologo e artista camerunese. Un assassinio rimasto ancor oggi avvolto nei misteriosi meandri del potere politico del paese.
Jean-Marc Ela, affermando di essere minacciato di morte in conseguenza alla sua determinazione di voler far luce sull'assassinio di Mveng, aveva preferito prendere la via dell'esilio. Così, lui che era stato il fervente fautore della teologia "sotto l'albero", da elaborare, cioè, non nel chiuso delle grandi biblioteche occidentali, bensì nei contesti reali della vita africana, ha dovuto concludere la sua vita impartendo corsi di sociologia nei locali dell'Università Laval, a Montreal.
I suoi scritti teorizzano una teologia adattata alla cultura africana che, partendo dalle esigenze di una necessaria inculturazione, diventi una teologia di liberazione del popolo. Le sue opere, in effetti, hanno un forte accento di lotta per la liberazione antropologica dell'uomo africano. È quanto ritroviamo nel libro "La mia fede di africano" (Ma foi d'Africain) che lo rivelò al grande pubblico nel 1985 o in "Il grido dell'uomo africano" (Le cri de l'homme africain) o ancora in "Ecco il tempo degli eredi" (Voici le temps des héritiers), fino alla più recente opera "Ripensare la teologia africana" (Repenser la théologie africaine) considerata come la sintesi più sistematica del suo pensiero teologico.
Nei suoi scritti, Jean-Marc Ela ha spesso accusato la Chiesa cattolica di aver adottato un modello di fede che ignora i bisogni dei popoli africani e, più in particolare, quelli delle comunità rurali, perpetuando il loro stato di dipendenza dall'occidente europeo.
Questi atteggiamenti di critica sempre più fortemente socio-politica riguardo alle condizioni del popolo di Dio in Africa lo hanno condotto a posizioni di rottura con la gerarchia ecclesiastica del suo paese.
Quando Giovanni Paolo II arriva in Camerun, nel 1995, per la presentazione dell'esortazione apostolica Ecclesia in Africa, che faceva seguito al grande evento del Sinodo sulla Chiesa africana e sulle sue esigenze di inculturazione e liberazione, Jean-Marc Ela non si trova più nel suo paese natale, avendo appena cominciato il suo esilio canadese.
Fonti: www.cameroon-info.net (17/12/08)
www.quotidienmutations.info (18/12/08)
www.lemessager.net (19/12/08; 30/12/08)
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