Camerun: sofferenze e miserie dell'universo carcerario
Il 26 ottobre scorso è stata celebrata la 53a "Giornata internazionale dei prigionieri". Contrariamente a quello che avviene in altri paesi, in cui l'ultima settimana di ottobre è marcata da manifestazioni negli ambienti carcerari, in Camerun nulla è stato fatto in rapporto a questo avvenimento.
Il responsabile della prigione della capitale Yaoundé, vetrina delle carceri del paese, ha dichiarato di non esserne nemmeno al corrente.
Nel carcere della capitale la giornata è trascorsa secondo la routine ordinaria: attività fisiche e sportive del mattino, piccoli lavori di artigianato, incontri con i visitatori per chi ha la fortuna di averne, ricovero di alcuni prigionieri nei centri ospedalieri della città, scorta di alcuni detenuti al tribunale, minorenni riuniti nella sala del centro socio-culturale per le lezioni. Anche il menù del giorno non ha subìto nessuna variazione: mais e fagioli per tutti.
Uno dei problemi più gravi delle prigioni in Camerun è quello del sovraffollamento. La maggior parte delle strutture sono state costruite nell'epoca coloniale e sono, oggi, completamente inadatte. La popolazione carceraria è in pieno boom, a causa non solo della recrudescenza della grande criminalità nei centri urbani, ma anche della lentezza delle procedure giudiziarie, dovuta al non rispetto delle norme da parte dei magistrati.
Su una popolazione carceraria nazionale stimata a più di 24.000 persone (delle quali circa 13.000 sono in attesa di giudizio), le prigioni camerunesi offrono solamente una capacità di 10.000 posti. È questa la causa principale del fenomeno delle evasioni e dei problemi di salute, evocati in questi ultimi giorni dal Ministro della Giustizia, in occasione della riunione dei capi delle corti d'appello. Senza, poi, dimenticare le altre gravi conseguenze, quali la promiscuità, gli stupri e le risse fra i detenuti a causa della mancanza di spazio vitale.
La situazione è particolarmente grave nella prigione centrale di New-Bell a Douala, la capitale economica del paese. Circa 4.000 persone popolano il centro di detenzione, costruito all'inizio del secolo per accoglierne 700. La prigione ha conosciuto, per lo meno, dieci tentativi di evasione. Il più clamoroso è quello di fine giugno, quando una ventina di prigionieri furono uccisi dai guardiani, nel corso di uno spettacolare tentativo di evasione.
Secondo le cifre fornite dalla Polizia giudiziaria della regione di Douala, il 40% dei presunti criminali sono dei recidivi nelle evasioni.
I prigionieri di New-Bell giustificano la propensione alle evasioni proprio per il fatto che vi regna un clima d'insicurezza generale. Le dermatosi, la tubercolosi, le pulci, la scabbia e la fame accompagnano la loro vita quotidiana. In queste condizioni, ognuno inventa i propri mezzi personali di sopravvivenza, sottomettendosi spesso alla legge del più forte. Le donne, poi, come anche gli uomini, praticano la prostituzione.
Di fronte alla gravità di tutti questi problemi, l'amministrazione penitenziale sembra aver adottato la "politica dello struzzo". Infatti, per "snellire" certe prigioni, intende ricorrere a trasferimenti in altri centri di detenzione meno popolati, dimenticando che la decisione dell'allontanamento dei detenuti dalle loro famiglie sarebbe un nuovo modo d'incoraggiarli all'evasione.
Fonte: www.lejourquotidien.info (31/10/2008)
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