I MORTI CHE NON SONO MORTI
Tra frodi e negligenze
I morti non sono morti - scriveva con intuizione poetica Birago Diop, un autore senegalese, riferendosi allo spirito degli avi - essi non sono sotto terra e non sono mai scomparsi ...
Nessuna meraviglia, dunque, che in Camerun le persone decedute siano ancora giudicate nei tribunali oppure continuino a percepire lo stipendio o compiano il proprio dovere civico, come votare alle elezioni.
In una sala di udienza del tribunale militare, a Douala, capitale economica del Camerun, alcuni mesi fa la corte doveva giudicare un detenuto accusato di furto a mano armata. All’appello nessuno si è presentato e solo dopo un prolungato silenzio e delle affannate richieste di informazioni, sospettando che fosse evaso dalla prigione, si è riusciti a sapere, da un altro detenuto, che l’accusato era morto da ormai un anno. Si può essere condannati a morire oppure si può morire prima di essere condannati, ha scritto per l’occasione la stampa.
Spese pubbliche ingenti
I “morti” non sono solo chiamati in giudizio nei tribunali, ma sono assai numerosi tra i funzionari statali. Un’inchiesta del giornale governativo Cameroon Tribune denunciava, nel febbraio scorso, circa 110.000 funzionari fantasma. A questi “morti” venivano regolarmente versati gli stipendi. Per lo Stato si trattava di una spesa annua di 12 milioni di euro. Di certo, il Camerun non è il solo paese africano che investe delle ingenti somme per le persone decedute.
Sempre nel febbraio scorso, il Ministro del Lavoro e della Funzione pubblica in Guinea Conakry ha annunciato che più di 2.000 funzionari, morti non dichiarati, continuavano a percepire lo stipendio ai danni dello Stato. Nel 2009, il Primo Ministro gabonese disse che gli impiegati statali fantasma sarebbero stati ormai colpiti con sanzioni adeguate e che lo Stato esigeva dei funzionari “che esistono fisicamente”.
Vari altri governi in Africa hanno dichiarato guerra ai “morti” viventi. Nel 2006, il Niger rendeva noto che 7 milioni di euro venivano pagati annualmente a funzionari inesistenti; in Mali, 3.000 agenti regolarmente pagati erano stati dichiarati introvabili nel corso di un controllo “fisico”.In questi paesi, è elevato anche il numero di persone che percepiscono i salari corrispondenti a doppi impieghi e il numero di persone che continuano a percepire stipendi dopo l’arresto delle loro attività.
Infine non sono pochi i “morti” che continuano a compiere il loro dovere elettorale. 
Nello Stato dello Zimbabwe, ad esempio, nelle ultime elezioni hanno votato numerosi “fantasmi” oltre ad un’enorme massa di centenari. Questi ultimi sono risultati essere 41.119 (in un paese dove la speranza di vita è di 49 anni). La stampa ha fatto notare con ironia che, se le elezioni presidenziali in Africa, in vari casi, provocano la morte di militanti, esse hanno anche il merito di risuscitare numerosi elettori già morti.
In Nigeria, in occasione delle recenti elezioni presidenziali, è stato dichiarato pubblicamente che la lista elettorale delle precedenti elezioni abbondava di elettori già morti; per questo è stato organizzato un nuovo sistema elettorale elettronico che ha schedato le impronte digitali dei votanti.
Fonti: www.slateafrique.com/ (24/6/2011)
www.kwalai.com/ (26/02/2011)
03/12/2011
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