Un Nero alla Casa Bianca
Il Camerun e “l'audacia di sperare”
L'autore di "L'audacia di sperare" ha vinto. Sarà il 44° Presidente degli Stati Uniti, il primo Nero alla Casa Bianca.
In Camerun, l'euforia che aveva accompagnato Obama, candidato alla presidenza, negli ultimi mesi della campagna elettorale si è trasformata progressivamente in una vera e propria febbre. Il giorno prima delle elezioni, molti hanno pregato, riuniti in gruppi, attendendo la sua consacrazione a Presidente.
Quella che è stata definita dalla stampa la "Obamania" è esplosa senza dighe alla proclamazione della sua vittoria.
I più noti giornali camerunesi si esprimono in termini di "evento storico", "speranza che viene dall'Africa", "la profezia di Martin Luther King si è realizzata", "un Nero sul tetto del mondo", "Obama festeggiato come un Messia", "C'è riuscito! È possibile essere africano e arrivare alle più alte vette".
Tutta l'emotività "nera" è esplosa per esaltare questo figlio del Kenya arrivato alla Casa Bianca. "Il destino l'ha formato e gli ha affidato la missione di portare il cambiamento nel seno di un'America che con la testa bassa sta sbattendo contro un muro, trascinandosi dietro il mondo intero".
Barack Obama "è un figlio del destino", apparso come sono apparsi improvvisamente, nella storia dell'umanità, uomini e donne eccezionali per far fronte a delle sfide altrettanto eccezionali.
Senza esitazione si afferma che "riunisce nella sua sola persona Teodoro Roosvelt, John Kennedy, Martin Luther King, Malcom X, Marcus Garvey e anche Mahatma Gandhi e Nelson Mandela e tutti gli uomini e donne d'America e d'altrove che hanno avuto l'audacia di sperare che il cambiamento è possibile ovunque la necessità lo esige".
L'uomo della strada esprime in maniera meno intellettuale, ma altrettanto esplosiva la sua partecipazione all'evento. Come "un messia" Obama è ovunque; i genitori danno il suo nome ai loro figli, i commercianti lo incollano come una marca sui loro prodotti.
Quando è stata annunciata la morte della nonna di Barack Obama, i Camerunesi hanno interpretato il decesso all'interno della loro griglia antropologica; da malata, il nipote le ha reso visita per portarle conforto; in cambio, la nonna ha esalato l'ultimo respiro, rendendo così efficace la sua benedizione.
Barack Obama, prima ancora della vittoria, non era già più un semplice candidato alla presidenza americana, ma il "movimento Obama", straripato come un torrente oltre gli Stati Uniti, poiché il cambiamento che incarna concerne anche altri continenti.
Alcuni giornalisti si scagliano con sicurezza contro quegli scettici che sono convinti che l'Africa sarà tenuta da parte dal cambiamento che l'amministrazione Obama opererà. Sostengono che da lui non c'è da temere, perché è sempre stato fiero delle sue origini africane, al punto da dedicare al padre uno dei suoi due libri di successo. Sarà lui ad imporre la riforma della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, la cui politica ha accentuato la povertà dell'Africa.
L'ottimismo dilagante è stato stemperato da qualche articolo che ha osato ricordare che tradizionalmente la classe politica americana non si rinnova così in fretta e così radicalmente e che, in ogni caso, sono rari i Presidenti americani troppo aperti alle riforme sociali, che hanno superato un mandato, alcuni finendo addirittura "nella tomba". Obama rischierebbe di fare la stessa fine dei Presidenti dai grandi ideali e convinzioni che, avendo dimenticato che l'America è il gendarme del mondo, il padrone dell'Europa, il re dell'ONU, ne hanno pagato il prezzo.
La stampa camerunese ha, in ogni caso, proclamato unanimamente l'evento storico di un Nero alla testa della prima potenza mondiale, e questo a prescindere da qualsiasi evoluzione successiva dei fatti. In un paese come gli Stati Uniti dove la popolazione è al 75% bianca e dove i Neri beneficiano dei diritti civili da meno di 50 anni, l'elezione di Obama è un vero terremoto politico, le cui conseguenze si valuteranno in seguito.
Quello che è sicuro, scrive qualche giornalista, è che gli Africani, segnati dall'eterna "maledizione della razza", non avranno più argomenti per giustificare la recessione economica e sociale del continente.
Anche negli Stati Uniti, i Neri non hanno dato sempre il meglio di loro stessi o di quello che il quadro istituzionale permetteva loro. C'è una miseria nera che risulta dalle ingiustizie, ma c'è anche una miseria nera che risulta dalla pigrizia e dall'irresponsabilità. Più del 60% delle famiglie nere in America sono mantenute dalle sole donne, in assenza degli uomini che le hanno abbandonate. Crimini, abbandoni scolastici, maternità precoci, universi carcerari, sono conseguenze logiche di questa situazione.
La colpa non è dunque sempre del sistema, né di coloro che governano e non basterà di certo un Presidente nero alla Casa Bianca per cambiare questa realtà.
Fonte: www.lemessager.net (5/11/2008)
www.camerounonline.org (5/11/2008)
www.crtv.cm (5/11/2008)
www.jadecameroun.com (5/11/2008)
www.lejourquotidien.net (5/11/2008)
www.cameroon-info.net (5/11/2008)
www.cameroon-tribune.net (6/11/2008)
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