LE CARICHE PUBBLICHE IN AMBITO CIVILE

NEL CODICE DI DIRITTO CANONICO



 A partire dalla domanda su cosa significhi il divieto ai sacerdoti di impegnarsi attivamente in politica, come espresso nel can. 287 §2, abbiamo visto che nel Codice di diritto canonico la risposta si colloca all'interno di un ampio quadro che contempla la divisione di ruoli tra i sacerdoti e i religiosi, da un lato, e i laici, dall'altro. La Chiesa non ama, infatti, la confusione di funzioni dove "tutti fanno tutto" e che conduce, in realtà, ad una deresponsabilizzazione del singolo. L'armonia si costruisce nell'ordine, in base allo stato di vita scelto e ai compiti che ne conseguono. Da questa diversificazione di aspetti non si può dedurre una superiorità degli uni sugli altri, perché si tratta solo di sfaccettature della stessa realtà, il Corpo di Cristo.

Ed è per questo che "il diritto canonico è lo strumento per creare, promuovere, conservare e tutelare il retto ordine nel popolo di Dio"[1]. Una delle preoccupazioni presenti già prima della codificazione del nuovo Codice è stata, infatti, il riconoscimento della "responsabilità personale del laico, per la salvaguardia di quella indispensabile distinzione tra ordine soprannaturale e ordine naturale (nell'unica storia di salvezza che ricapitola in Cristo ogni cosa)"[2]. RiconoscimentoCard. Vallini recepito dal Codice che lascia il campo delle realtà temporali ai laici. Come il Card. Vallini già sottolineava, quando era Vescovo di Albano, esprimendosi sul valore del laicato: "L'ideale ad essere sempre e dovunque 'cristiani senza sconto', vale a dire cristiani che assumono il Vangelo integralmente e lo incarnano laicamente, è oggi più che mai necessario"[3]. Osservava un canonista nel periodo in cui si stava redigendo il Codice del 1983, che "se non si porta avanti senza indugi l'inserimento dei laici nella vita e nella missione della Chiesa quale è previsto dal Vaticano II e dal magistero postconciliare, pontificio ed episcopale, svuoteremo il Concilio di una delle sue più geniali intuizioni, perché non presenteremo al mondo quell'immagine di unico Popolo di Dio che la cultura contemporanea può apprezzare e la Chiesa perderà in credibilità ed efficacia, per il fatto di continuare ad apparire e ad essere 'clericale'"[4].

Si può, dunque, comprendere un'altra angolazione del discorso sul can. 287 §2, che richiama, come tappa quasi obbligata, a fermarci sul can. 285 che al §3 recita: "E' fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all'esercizio del potere civile". Tale norma vale anche per i religiosi, come recita il can. 672, mentre ne sono esclusi i diaconi permanenti (can. 288[5]). Il paragrafo 3 del can. 285 è inserito in un elenco che prevede una gradazione di attività che vanno da quelle indecorose (§1) a quelle aliene (§2), dalle proibite (§3) a quelle pericolose (§4) per i sacerdoti. È incluso "tra le attività esplicitamente considerate non consone, non in sé ovviamente, bensì in rapporto alla specificità della missione del chierico, e pertanto proibite in maniera assoluta: l'esercizio di funzioni e cariche pubbliche che comportino un potere istituzionale civile in ambito legislativo, esecutivo e giudiziario (can. 285 §3) (per esempio, sindaco, assessore, consigliere, parlamentare, magistrato...)"[6]. Il canone in questione "è in relazione, almeno in buona parte, con la proibizione del can. 287, §2"[7].

L'esercizio di tali attività è espressamente interdetto: "Il carattere universale ... di  queste norme e la sua formulazione assoluta (cioè che non lascia posto ad alcuna eccezione, secondo le norme ordinarie) si fonda sull'ontologia del sacerdozio e sulla finalità sacra della sua missione, in virtù della quale il sacerdote si erige a segno e ad artefice di unità e di fraternità tra tutti gli uomini, al di fuori di ogni confronto ideologico o politico. Non è mai proprio del sacerdote essere dirigente politico o funzionario di un potere temporale; gli appartiene di essere testimone e dispensatore di valori soprannaturali in nome del Cristo e con il suo potere"[8]. Ci troviamo di nuovo confrontati con una norma che rafforza il divieto per il sacerdote di assumere incarichi pubblici, compresi quelli politici. La sua figura di pastore è ancor più nettamente delineata come colui che proclama il valore assoluto e non negoziabile di quei beni duraturi sui quali l'uomo è chiamato a costruire già sulla terra, con sacrificio, impegno e dignità, la città di Dio.

Naturalmente si può contestare che l'uomo non può essere imprigionato in un sistema legislativo: "Non ha forse insegnato Gesù che bisogna mettere al centro le persone, uscendo dagli schemi ‘legali'?". Tuttavia, se non si vuole essere superficiali e non si intende parlare per luoghi comuni, bisognerebbe almeno mettersi sul piano di approfondire il lavoro di anni che la Commissione di revisione del Codice di diritto canonico, radunando i più grandi esperti nel campo per scienza giuridica, ha fatto, applicando i principi del Concilio Vaticano II al diritto della Chiesa. Senza poi dimenticare che il Codice di diritto canonico si conclude con il can. 1752 in cui si mette al centro la salvezza delle anime "che deve sempre essere nella Chiesa la legge suprema". Un giudizio troppo semplicistico non è segno di intelligenza, tanto meno di prudenza. Il Card. Castillo Lara, Pro-Presidente dellaCard. Castillo Lara Pontificia Commissione che ha preparato l'attuale Codice di diritto canonico, scrive in proposito: "Per alcuni non c'è posto nella Chiesa per il diritto canonico. Essi vedono una radicale opposizione tra la natura misterica e pneumatica della Chiesa e il diritto canonico. ... Va subito detto che non è una posizione dottrinale o un atteggiamento pratico nuovo. Le sue radici si trovano già nei primi movimenti eretici agli albori della Chiesa e, con diverse sfumature, si ripetono ogni tanto. Alla base c'è evidentemente una falsa ecclesiologia e sovente una falsa nozione del diritto canonico"[9]. Senza voler utilizzare parole impegnative come "eresie", "scismi" o altro, forse basterebbe osservare, come fa lo stesso Card. Castillo Lara in nota, che "già a suo tempo (a. 1254) il Card. Hostiensis tacciava di presunzione e ignoranza il voler governare con la sola Bibbia prescindendo dei canoni"[10]. Niente di nuovo sotto il sole, dunque.

Vi è anche un altro pericolo che si addensa dietro a chi è affetto da questo genere di "allergie" per il giuridico, che non di rado è presente anche in uomini politici che s'ispirano a modelli cosiddetti "evangelici": ci riferiamo alla contestazione che viene fatta alla Chiesa da parte di coloro che l'accusano di avere un proprio sistema giuridico. È vero che la Chiesa non è equiparabile semplicemente ad un qualsiasi Stato nazionale, ma anch'essa ha un ordinamento proprio che regola le relazioni tra le persone che costituiscono il Popolo di Dio. Va notato, dunque, che dietro tale critica si nasconde facilmente la mentalità di chi non riconosce la vera funzione del diritto, che è quella di stabilire principi che ordinano una società, ai quali bisogna rifarsi per applicare una giustizia uguale per tutti. Una giustizia che non è in balia dell' "interpretazione" del singolo, del dittatore populista di turno o caudillo, per il quale "la legge è fatta per i nemici di coloro che detengono il potere"[11]. Questo genere di critica significa insidiare alle fondamenta lo stato di diritto.

Per il singolo cristiano che vuol scegliere chi con onestà sappia governare la cosa pubblica, "senza badare al proprio interesse e al vantaggio materiale"[12], è importante conoscere quali siano le conseguenze di un discorso politico, specialmente se basato su principi cristiani. Chi disprezza le norme di un sistema giuridico ecclesiale o laico - sia in buona fede sia per un proprio tornaconto -, custodisce già in sé il germe del rifiuto del diritto a tutti i livelli, che invece è la base della giustizia per ognuno. Si respinge con tale atteggiamento un confronto sulla razionalità delle cose che ha portato a codificare delle norme che regolano una società, trincerandosi dietro slogan generici che inducono ad abdicare alla propria intelligenza a favore del caudillo di turno.

In un incontro tenutosi recentemente nella sede romana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, una relatrice, Serena Vitale, ordinario di Lingua e Letteratura russa, osservava che "«l'ideologia e il potere delle idee astratte e generiche che, ignorando la ragione, orientano il singolo verso modelli imposti» si sono rivelate veri e propri flagelli dell'umanità"[13].
 

                                                                                           Maria Cristina Forconi
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[1] R.J. Castillo Lara, Il posto del diritto canonico in una visione conciliare della Chiesa, in Iustus Iudex. Festgabe für Paul Wesemann zum 75. Geburtstag vol seinen Freunden und Schülern. Herhausgegeben von K. Lüdicke, H. Mussinghoff, H. Schwendenwein, Ludgerus-Verlag, Essen 1990, 15.
[2] E. Cappellini, I laici nella futura normativa canonica. Attese e prospettive, in La legge per l'uomo. Una Chiesa al servizio.... A cura di E. Cappellini, Rogate, Roma 1979, 274.
[3] A. Vallini, Presentazione, in A. Gutièrrez, Cristiani senza sconto, 2001, in www.grupposeguimi.org/bibl_gutierrez_cristiani.pdf
[4] E. Cappellini, I laici nella futura normativa canonica..., 275.
[5] Il can. 288 termina: "A meno che il diritto particolare non stabilisca diversamente".
[6] G. Mazzoni, Il ministero ordinato, in Corso istituzionale di Diritto Canonico. A cura del Gruppo Italiano Docenti di Diritto Canonico, Ancora, Milano 2005, 165.
[7] Código de Derecho Canónico. Edición bilingüe comentada por los profesores de la Facultad de Derecho Canónico de la Universidad Pontificia de Salamanca. Director L. De Echeverría, BAC, Madrid 1983, 172.
[8] Code de Droit Canonique bilingue et annoté. Direction de E. Caparros, M. Thériault, J. Thorn, Wilson & Lafleur Itée, Montréal 1999, 223.
[9] R.J. Castillo Lara, Il posto del diritto canonico..., 5.
[10] Hostiensis, Summa aurea [nota 4], lib. V, De poenitentiis et remissionibus, n. 20; cit. in R.J. Castillo Lara, Il posto del diritto canonico..., 5, nota 9.
[11] E. Grasso, Da Roma al Paraguay. Le sfide continuano, Editrice Missionaria Italiana, Bologna 2007, 61.
[12] Gaudium et spes, 75.
[13] A. Manzoni, Un matematico ebreo spiega le ragioni di Benedetto XVI. All'Università Cattolica del Sacro Cuore il secondo incontro sul discorso del Papa a La Sapienza, in L'Osservatore Romano (6 febbraio 2008), in www.vatican.va


                                                                                                           

18/02/2008