Comprendere il Diritto Canonico/18
   


NON BASTA CERTO CITARE UN CANONE 

PER CANCELLARE I PROBLEMI 

Osservazioni a margine del caso Mons. Lugo



Questo sito web ha evidenziato in diverse occasioni che bisogna essere attenti nell'utilizzare certe espressioni, riportarne altre e nel discernere le varie
fonti, soprattutto quando si tocca l'esistenza delle persone, incluso chi è stato eletto dal popolo paraguaiano come Presidente della Repubblica, pur essendo ancora Vescovo. Non è neppure citando un canone che si chiarisce un discorso, se non si prendono in esame tutte le difficoltà che il caso comporta.

Ci riferiamo all'articolo, "Imminente dispensa al presidente eletto F. Lugo", comparso in "ABC Color" di lunedì 7 luglio 2008. A conclusione di questo articolo, infatti, si cita per intero il can. 1008: "Con il sacramento dell'ordine per divina istituzione alcuni tra i fedeli mediante il carattere indelebile con il quale vengono segnati, sono costituiti ministri sacri; coloro cioè che sono consacrati e destinati a pascere il popolo di Dio, adempiendo nella persona di Cristo Capo, ciascuno nel suo grado, le funzioni di insegnare, santificare e governare".

Tale citazione intende prospettare il fatto che Mons. Lugo, nel 2013, potrebbe "tornare a far parte della gerarchia ecclesiastica, ... e dato che l'ordine sacro è eterno, manterrebbe un carattere sacro". Questo avverrebbe al termine del suo mandato presidenziale che potrebbe trascorrere con "la dispensa [che] comporterebbe la perdita della condizione episcopale"; dispensa che ancora non è stata concessa e della quale, a fortiori, non si conoscono i termini.

Ora, riportare questa notizia in tal maniera su Mons. Lugo: ‘ieri Vescovo', ‘oggi Presidente', ‘domani di nuovo Vescovo', banalizzando tutte le implicanze della situazione che ha richiesto per il suo esame la collaborazione di canonisti e teologi di fama internazionale, ha più il sapore dell'"insostenibile leggerezza dell'essere" della nostra società post-moderna, che della serietà della situazione religiosa di un Vescovo in conflitto con il Santo Padre. Vescovo che, dopo cinque anni di un esperimento politico del quale non si può oggi conoscere l'esito, dovrà vedere quale sarà il suo futuro, o meglio, la sua vecchiaia.

Il tono del ‘tutto è permesso', ‘tutto è possibile', ‘tutto si aggiusta', dell'‘avere diritto a tutto' senza prospettare conseguenze e responsabilità, sia per la persona che per la società, è completamente gratuito, come inconcepibile è il discorso delle mille giovinezze, tutte ancora da vivere.

Ora, frasi del tipo: "La sua incorporazione al sacerdozio sarà studiata dopo un periodo sabbatico di anni" non fanno trasparire lontanamente l'incertezza, il dubbio, la sofferenza, la drammaticità, l'angoscia per il futuro della Chiesa in Paraguay e di Mons. Lugo.

Eppure, è sufficiente rileggere il can. 293 che afferma: "Il chierico che ha perduto lo stato clericale, non può essere nuovamente ascritto tra i chierici, se non per rescritto della Sede Apostolica", per comprendere che "non è riconosciuto al chierico che ha perduto lo stato clericale il diritto a esservi riammesso"[1], sempre che di perdita dello stato clericale si tratti, poiché siamo ancora nel campo delle ipotesi, tutte da verificare. Oppure, servirebbe solo consultare la stampa cattolica - che non cavalca l'emozione del momento - un poco oltre i confini del Paraguay, per rendersi conto quanto sia complessa la questione e quanti problemi essa ponga[2]. Ci si accorge, allora, che vi si fa riferimento, diretto ed indiretto, non solo al can. 1008, ma anche al can. 273, che vincola tutti i chierici "all'obbligo speciale di prestare rispetto e obbedienza al Sommo Pontefice"; al can. 380 che prescrive ad ogni novello Vescovo di emettere "la professione di fede" e di prestare "giuramento di fedeltà alla Sede Apostolica"; al can. 375 che specifica il ruolo dei Vescovi, in quanto successori degli Apostoli e Pastori dellaBenedetto XVI a Castel Gandolfo Chiesa: essere "maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo", svolgendo "con l'ufficio di santificare, anche gli uffici di insegnare e governare, ... nella comunione gerarchica col Capo e con le membra del Collegio"[3]; al can. 756 che sottolinea "la funzione di annunciare il Vangelo" che un Vescovo deve svolgere; ai cann. 287, 672, 285 che vietano ai chierici e religiosi di impegnarsi in politica ed assumere cariche pubbliche; ai cann. 1333ss, che regolano la pena canonica in cui è incorso Mons. Lugo; ai cann. 290-293 che riguardano la perdita dello stato clericale.

Di fronte a tante questioni aperte, sarebbe bene, dunque, smettere di creare quell'atmosfera che vuol dare l'impressione che ‘tutto è a posto', ‘tutto è regolato', ‘ tutto è preventivato', ‘non si prevedono problemi'; si dovrebbe cessare di speculare su decisioni gravi, che il Santo Padre dovrà prendere sul caso in sospeso di Mons. Lugo, tanto per ‘creare la notizia', per lasciare, invece, spazio alla serietà del momento.

Maria Cristina Forconi


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[1] Codice di diritto canonico commentato. A cura della Redazione di Quaderni di diritto ecclesiale, Ed. Ancora, Milano 2001, 296.
[2] Ad es. in "ACI Prensa", il 22 febbraio 2007, fu pubblicato un articolo in collaborazione con esperti canonisti che bene illustrano i diversi aspetti del problema: Expertos: Mons. Lugo se encuentra en estado de rebeldía y su candidatura es ilícita, http://www.aciprensa.com/noticia.php?n=15854.
[3] Cfr. il can. 336 che sottolinea fortemente l'unità dei Vescovi con il Romano Pontefice: "Il Collegio dei Vescovi, il cui capo è il Sommo Pontefice e i cui membri sono i Vescovi in forza della consacrazione sacramentale e della comunione gerarchica con il capo e con i membri del Collegio, e nel quale permane perennemente il corpo apostolico, insieme con il suo capo e mai senza il suo capo, è pure soggetto di suprema e piena potestà sulla Chiesa universale".