LA LIBERTÀ DEL SIGNOR FERNANDO LUGO

 


Il Signor
Fernando Armindo Lugo Méndez, dal 30 giugno 2008, ha riacquistato la sua libertà da ogni impegno preso nella Chiesa cattolica come sacerdote e come religioso.

Libero dagli obblighi inerenti allo stato clericale, di cui l'episcopato è la pienezza, e da quelli religiosi; libero dal particolare vincolo che lo legava ai confratelli del Collegio episcopale. Libero di avviare un'attività commerciale o professionale, di aprirsi un conto in banca o intestarsi una casa senza rendere conto a nessuno; libero di spostarsi dove vuole senza chiedere permessi ai superiori religiosi; libero di frequentare chi vuole; libero di metter su famiglia.

Il Santo Padre, infatti, "esaminando accuratamente tutte le circostanze, gli ha concesso la perdita dello stato clericale, ... dispensandolo allo stesso tempo dai voti religiosi, ... dalla obbligazione del celibato e dalle altre obbligazioni che lo stato clericale comporta" (cfr. Decreto del 30 giugno 2008 della Congregazione per i Vescovi). Giano

Colui che fino al 30 giugno 2008 era "Su Excelencia Mons. Fernando Armindo Lugo Méndez, S.V.D., Obispo emérito de San Pedro", come si legge in apertura del Decreto, si potrà finalmente chiamare "Señor Fernando Armindo Lugo Méndez", come si riporta al termine dello stesso Decreto.

Bisogna, ora, evidenziare alcuni aspetti che nel Decreto sono puntualizzati:

1. L'intervento del Santo Padre ha chiarificato che la Chiesa non concepisce un Vescovo Presidente di una Repubblica, perché vi è il rischio che si sovrappongano le due cariche: Lugo sarebbe stato per il popolo paraguaiano come Giano, uno di quei dèi romani con due facce, l'una con la mitra e l'altra con la corona di statista.

Con un atto di amore, a ben vedere definito sofferto, il Santo Padre ha mostrato verso il popolo paraguaiano che le due cariche appartengono a due sfere differenti, ben distinte tra loro per scopi e mezzi. Esse non possono essere presenti nella stessa persona.

Nel Decreto suddetto si scrive, infatti, che, dopo aver tentato di far desistere Mons. Lugo dal candidarsi a Presidente, utilizzando anche il mezzo non usuale per un Vescovo della sospensione a divinis, che non ha fatto retrocedere Mons. Lugo dal suo proposito, la Congregazione per i Vescovi ha preso atto del fatto che Mons. Fernando Lugo è stato eletto Presidente della Repubblica del Paraguay, pur essendo ancora Vescovo. Vista la strada intrapresa, il legislatore supremo ha deciso di concedergli "la perdita dello stato clericale, con la conseguente perdita dei diritti inerenti allo stesso, dispensandolo allo stesso tempo dei voti religiosi fatti nella Società del Verbo Divino, della obbligazione del celibato (cfr. CIC can. 291) e delle altre obbligazioni che lo stato clericale comporta (cfr. CIC can. 292)", "per (por) il bene del Paese". Il popolo ha così l'occasione di uscire dalla nebulosa della confusione dei ruoli, dall'equivoco delle due facce, delle allusioni, del doppiogiochismo, ed avere i termini per interpretare la realtà.

2. Nel Decreto si scrive, inoltre, che la Santa Sede ha riconsiderato il caso Lugo "per (por) il bene del Paese e affinché (para que) si distingua chiaramente e in modo definitivo tra l'incarico di Presidente della Repubblica e l'esercizio del ministero episcopale". Ora, la causa (por), che ha portato a riflettere ed agire, è la situazione che si è creata con la elezione di Mons. Lugo a Presidente della Repubblica. Il fine (para) di tale azione, però, non coincide con il Signor Lugo Presidente, ma con il portare il popolo paraguaiano a distinguere tra le due cariche. Non si ha l'obiettivo, dunque, di assicurare al Paraguay il Signor Lugo come Presidente.

3. Il Decreto della Santa Sede non è una legittimazione ad avere "parte attiva nei partiti politici" (can. 287 § 2) o ad essere Presidente di una Repubblica (cfr. can. 285 § 3), come si tenta di farlo passare.

Da oggi in poi - è questo il risvolto della medaglia con cui si dovrà fare i conti - anche
il Signor Fernando Armindo Lugo Méndez sarà giudicato sul piano politico, momento per momento, in base ai suoi atti e alle realizzazioni di un preciso progetto politico, non coprendosi più con il manto della Chiesa.

Ora che la Chiesa, attraverso il Santo Padre, gli ha notificato pubblicamente che egli non agisce nomine Ecclesiae, non facendo più parte della Gerarchia ecclesiastica e non condividendone più gli incarichi (munera) di santificare, insegnare e governare il suo Popolo, dovrà remare la sua barca con i propri remi.

La decisione del Santo Padre, se letta attentamente e senza pregiudizi, è un grande aiuto allaFernando Lugo e Chavez purificazione d'una Chiesa ove grande è la confusione tra la sfera politica e quella ecclesiale.

Ciò di cui, in ogni caso, ci rallegriamo è che verremo dispensati dall'assistere a quegli spettacoli da circo di cattivo gusto, in cui in più di un'occasione si è inneggiato al "Vescovo dei poveri" e al "Vescovo dei rivoluzionari". Con buona pace di Chavez che ha perso il suo "Vescovo"[1], prestato alla politica, e che dovrà cercarsi la benedizione da qualche altra parte.

Alla Chiesa non resta che riprendersi la sua libertà di essere il testimone dell'Assoluto, e non dei compromessi, senza abdicare al suo ruolo profetico.

Maria Cristina Forconi




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[1] "'È arrivato un Vescovo come Presidente. Ora dobbiamo stare tutto il tempo a pregare con il Vescovo Lugo. Presto assumerà il Governo, ci mancava un Vescovo come Presidente per toglierci da dosso questo asse del male e il diavolo e non so quante altre cose', segnalò il Presidente venezuelano", in Faltaba Lugo para no ser "eje del mal", in "ABC Color" (26 luglio 2008) 9.


 

01/08/08