Appunti di Spiritualità/30

 


 

LA GIUSTIZIA DI DIO, MODELLO PER L'UOMO



Nell'Antico Testamento viene spesso usato il termine "giustizia" e i giusti, come ci ricorda il libro dei Proverbi, vengono ricompensati, mentre gli ingiusti raccolgono la miseria della loro ingiustizia (cfr. Pr 13, 21; 22, 8).

La giustizia è, nel Nuovo Testamento, uno dei fondamenti della perfezione cristiana che è elencato tra leUlpiano beatitudini: "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia..." (Mt 5, 6). Chi, invece, commette ingiustizia, come dice San Paolo, "subirà le conseguenze del torto commesso" (Col 3, 25).

Il Santo Padre, nel suo Messaggio per la Quaresima di quest'anno, si sofferma sul significato del termine "giustizia" che nel linguaggio comune implica "dare a ciascuno il suo - dare cuique suum", secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo. Tale classica definizione non precisa, però, in che cosa consista quel "suo" da assicurare a ciascuno. Ciò di cui l'uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge.

La sedaqah, virtù della giustizia

Nella Bibbia, la parola giustizia non indica semplicemente la giustizia legale o sociale; nel suo aspetto maggiormente rilevante, ovvero la perfetta giustizia, essa consiste nel vivere secondo Dio. Giustizia è, dunque, vivere in riferimento a Dio come regola dell'agire, come causa interiore e motore di ogni agire[1].

"Nel cuore della saggezza di Israele troviamo un legame profondo tra la fede nel Dio che 'solleva dalla polvere il debole', e la giustizia verso il prossimo. La parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia, sedaqah, ben lo esprime. Sedaqah, infatti, significa, da una parte, l'accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall'altra, l'equità nei confronti del prossimo ... Ma i due significati sono legati, perché il dare al povero, per l'israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo - come il Pontefice puntualizza nel Messaggio per la Quaresima - ... Per entrare nella giustizia è pertanto, necessario uscire da quell'illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l'origine stessa dell'ingiustizia. Occorre, in altre parole, un ‘esodo' più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, una liberazione del cuore, che la sola parola della Legge è impotente a realizzare"[2].

Purificare il cuore dai germi del male

Per essere, dunque, giusti, per entrare nel regno della giustizia di Dio occorre un cammino esodiale che vada alle radici della storia personale per giungere a quella comunitaria, occorre la liberazione del nostro cuore. Quando non si è liberi nel cuore è impossibile agire con giustizia. Nella vita cristiana agire con giustizia non significa semplicemente applicare una legge, rispettarla, ma dare a ciascuno il suo.

Per questo, agire con giustizia vuol dire, per noi cristiani, vivere di quell'amore che solo Dio può comunicarci. Solo l'amore di Dio dà ad ogni uomo il "suo". E la nostra giustizia consiste non nel dare all'altro i beni materiali, ma consiste soprattutto nel vivere e far vivere ognuno secondo il "suo" ricevuto da Dio. Questa chiarezza ci permette non solo di vivere nel giusto, ma anche di agire giustamente nei confronti degli altri.

Se noi viviamo nel giusto allora sappiamo anche che la giustizia non è qualcosa a noi esteriore, ma una virtù che fa parte dell'amore ricevuto. La giustizia, come precisa Papa Benedetto XVI, ha origine nel cuore umano.

Una nostra tentazione permanente è quella di individuare l'origine del male in una causa esterna a noi e così anche quello dell'ingiustizia sarebbe un male che viene "da fuori". Questo modo di pensare è ingenuo e miope, come ci ricorda il Pontefice, facendo suo il giudizio di Cristo. Sappiamo, infatti, che l'uomo moderno crede, come il Candido di cui ci parla Voltaire, di essere nato senza macchia e che sia la società ad aver corrotto la sua natura candida.

Ma l'ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male.

È solo grazie all'azione di Cristo, che noi possiamo entrare nella giustizia "più grande", che è quella dell'amore (cfr. Rm 13, 8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare[3].

Non v'è carità senza giustizia

Quando dimentichiamo, rifiutiamo o ci ribelliamo alla giustizia più grande che è quella dell'amore di Dio e diciamo che non abbiamo bisogno di Lui per essere pienamente noi stessi, allora diventiamo squilibrati, cattivi e ingiusti. La giustizia è necessaria nella vita interiore di ogni uomo, affinché vi sia un equilibrio fra le diverse virtù, affinché una non sia a danno dell'altra. Senza giustizia non si può praticare la carità fraterna. Nessuno dubita che la perfezione cristiana consista nella carità. Ma la giustizia è il modo concreto per realizzarla. Non è possibile all'ingiusto fare la carità.

Difficilmente sarà giusto chi ha un amore disordinato e squilibrato. Spesso commettere ingiustizie è un fatto che fa perdere, lentamente, la finezza per la rettitudine, come la polvere che non sporca subito i vestiti, ma solo dopo del tempo. Accade, poi, che a forza d'indossare dei vestiti sporchi non temiamo più neppure il fango[4].

Possiamo essere "giusti" e sentirci "con la coscienza a posto" soltanto se la giustizia si realizza in noi e se noi siamo perciò "retti". Ma siamo tali solo quando corrispondiamo alla verità del nostro essere. E questa verità è che Dio ci ha creati e che Egli è la nostra rettitudine. Non vi può essere giustizia se l'uomo, nel suo cuore, non è giusto; ed essa non può esistere nell'uomo, se questi rinnega dalle fondamenta la sua condizione d'origine e la giustizia lì inscritta[5].

Chi rinnega questa giustizia di Dio è di conseguenza ingiusto e di lui si dice nel libro del Deuteronomio: "Chiunque commette ingiustizia è un abominio al Signore" (Dt 25, 16).

Irene Iovine





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[1] Cfr. C.M. Martini, Dizionario spirituale. Piccola guida per l'anima, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1997, 74.
[2] Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2010 (30 ottobre 2009), in www.vatican.va
[3] Cfr. Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima..., in www.vatican.va
[4] Cfr. T. Špidlík, Manuale fondamentale di spiritualità, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1993, 196-201.
[5] Cfr. J. Ratzinger/Benedetto XVI, 365 giorni con il Papa. Collaboratori della verità. A cura di suor I. Grassl, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2006, 279-280.

09/02/2010