Comprendere il Diritto Canonico/40


 


COME SI DIVENTA SANTI?

Il processo di canonizzazione


 


Come cancellare il ricordo di Piazza San Pietro, durante i funerali di Giovanni Paolo II, quando le grida dei fedeli reclamavano la sua canonizzazione immediata, scandendo "Santo subito!", rievocando un'anticadc5santo_subito.jpg tradizione della Chiesa che permetteva di proclamare la santità per acclamazione di popolo?

È stato un momento, senza dubbio, indimenticabile.

Nonostante queste rivendicazioni, e nonostante una petizione firmata dai Cardinali al conclave nella stessa direzione, Giovanni Paolo II non è stato proclamato "Santo subito". La sua beatificazione è stata proclamata il 1° maggio 2011, sei anni dopo la sua morte.

Un tempo, in ogni caso, estremamente breve. Il suo successore ha cercato di rispettare le procedure fondamentali previste dalla Chiesa per la beatificazione, ma ha voluto accelerare il processo in modo considerevole.

In effetti, Benedetto XVI ha autorizzato che la procedura fosse avviata subito dopo la morte, consentendo una deroga alla regola secondo cui un processo di beatificazione può iniziare solo almeno cinque anni dopo la morte della persona interessata. Inoltre, l'attuale Pontefice ha permesso che la causa sia trattata per via prioritaria, evitando la lunga lista di attesa che, dopo la fase diocesana delle indagini, è attualmente stimata di una durata di circa dodici anni, a motivo dei tanti dossier presentati alla Congregazione delle Cause dei Santi a riguardo.

Per Giovanni Paolo II la fase diocesana del processo è durata solo due anni. Un tempo molto breve, se si considera l'immensa opera che ha lasciato e di cui si è dovuto esaminare ogni scritto. La fase vaticana del processo, a sua volta, ha richiesto di esaminare minuziosamente, proprio perché si trattava di un Pontefice, ogni decisione e azione.

Il processo è durato appena sei anni.

Per arrivare a una beatificazione, la procedura canonica richiede, laddove non si tratti di un martire, che un miracolo intervenga per confermare la santità di vita del candidato. Nel caso di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha dichiarato autentico un miracolo a beneficio di una religiosa francese, suor Marie Simon Pierre della Congregazione delle Piccole Sorelle delle maternità cattoliche, di cui è stata riconosciuta, dopo tutti gli accertamenti medici ed ecclesiali, l'improvvisa guarigione dal morbo di Parkinson, per intercessione del Papa defunto.

Che cos'è la canonizzazione?

La Chiesa ha sempre onorato la memoria dei santi, offrendo ai fedeli il loro esempio di santità. Ha fissato le norme per discernere la verità in una materia così importante; la beatificazione e la canonizzazione sono proclamate, in effetti, solo dopo un processo molto accurato.

Le regole che le definiscono, nel corso dei secoli, sono state sottoposte a varie riforme. Esse erano inserite nel Codice di Diritto Canonico del 1917, ma non appaiono più nell'attuale Codice il quale, a tale proposito, afferma che le cause di canonizzazione sono disciplinate da una normativa specifica (cfr. can. 1403).

Questa normativa, secondo la riforma voluta da Giovanni Paolo II, è stabilita dalla Costituzione Apostolica del 25 gennaio 1983 Divinus perfectionis Magister, che ha voluto semplificare le procedure esistenti per renderle più rapide; le nuove norme hanno dato più spazio alle Chiese locali e diminuito l'importanza dei miracoli, incentrando maggiormente l'attenzione sulla santità di vita del candidato alla canonizzazione[1].

Canonizzare vuol dire riconoscere che una persona è degna di ricevere un culto pubblico nella Chiesa universale, per la sua vita esemplare che partecipa della santità di Dio.

Per ottenere la beatificazione o la canonizzazione occorre dunque dimostrare questa esemplarità di vita, la sua influenza benefica sui fedeli e l'irradiamento spirituale del "Servo di Dio" (è chiamato così il fedele di cui è stata avviata la causa di beatificazione) dopo la sua morte.

Al termine della procedura, deve essere dimostrato il martirio, cioè la morte subita in fedeltà alla fede, come suprema testimonianza di amore a Dio, oppure devono essere provate le virtù cristiane quale segno di fede viva. In assenza del martirio, il Servo di Dio può ottenere la beatificazione qualora un miracolo sia intervenuto dopo la sua morte.

Le procedure di beatificazione e di canonizzazione possono riguardare cause recenti e antiche. Per le prime, le prove sono basate sulla testimonianza orale di testimoni oculari, per le seconde, esse sono desunte principalmente da fonti scritte che richiedono ricerche da parte di esperti di storia e di archivisti.

La fase diocesana

Per introdurre una procedura di beatificazione o di canonizzazione occorre un "attore" che assume le responsabilità morali ed economiche della causa; possono costituirsi attori un Vescovo, delle persone giuridiche, degli istituti di vita consacrata, un'associazione di fedeli o un semplice fedele.

L'attore nomina un Postulatore, incaricato di condurre le indagini preliminari della causa e di seguirne l'andamento; deve essere un esperto in teologia, diritto canonico e storia. Risiede nella diocesi in cui l'indagine si svolge e deve soggiornare stabilmente a Roma, durante la fase vaticana delle indagini.

Il Postulatore rivolge una richiesta al Vescovo della diocesi in cui il candidato alla santità è morto, fornendo la documentazione necessaria; occorre, tuttavia, che il candidato sia morto da almeno 5 anni.

Se la richiesta viene accettata, è ormai il Vescovo, o un suo delegato, incaricato di istruire la causa. Egli nominerà un tribunale con la missione di raccogliere ed esaminare le prove. Farà ricorso ad esperti in teologia e in storia, farà ascoltare i testimoni, esaminare gli scritti del Servo di Dio, condurre un'indagine sulle sue virtù cristiane o sul martirio.

Si tratta di una vera e propria istruzione giudiziaria al termine della quale la causa è trasmessa, con il parere del Vescovo, alla Congregazione per le Cause dei Santi, che condurrà l'istruzione finale.

La fase vaticana

La detta Congregazione, formata da un collegio di Cardinali e Vescovi, dispone di relatori e di consultori esperti in vari campi della teologia, per esaminare ogni elemento della causa.

Ricevuta la documentazione, un membro della Congregazione prepara la positio, vale a dire una sintesi del caso che sarà studiata da un gruppo di esperti in storia e poi da esperti in teologia; se il loro parere è favorevole, la causa è trasmessa ai Vescovi e ai Cardinali della Congregazione.

La procedura si svolge mediante delle tappe rigorose e ben definite. Allo stesso modo di un processo penale in cui l'accusa e la difesa si affrontano, in un processo di beatificazione e di canonizzazione, il Postulatore della causa cerca di dimostrare che il Servo di Dio è degno di essere proclamato Beato (o che il Beato merita di essere canonizzato), mentre il Promotore della fede, una sorta di avvocato generale, tradizionalmente noto come "avvocato del diavolo", ha il compito di non tralasciare nulla, facendo luce su ogni aspetto della vita del candidato, compreso ciò che potrebbe essere sfavorevole alla causa.

La Congregazione dà il suo verdetto in seguito a una votazione; se il parere è favorevole, la causa viene inoltrata al Santo Padre cui spetta la decisione finale.

Se il Santo Padre decreta l'eroicità delle virtù del Servo di Dio, questi è dichiarato "Venerabile". Se il Venerabile è riconosciuto martire, diventa subito "Beato"; in caso contrario, la beatificazione richiede il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione, dopo la sua morte. Una procedura simile e distinta è istruita per dichiarare l'autenticità del miracolo (super miro), condotta, all'inizio, nella diocesi dove esso è avvenuto. Quando si tratta di guarigioni inspiegabili, le indagini per affermare l'autenticità del miracolo richiedono l'assistenza di esperti in medicina.

Il culto del popolo di Dio

A questo punto la beatificazione può essere proclamata; il Beato è degno di un culto locale, in una Chiesa particolare, nazionale oppure all'interno del suo istituto di vita consacrata. Viene iscritto nel calendario liturgico della diocesi o della famiglia religiosa, nel giorno dell'anniversario della sua morte.

Un secondo miracolo, avvenuto dopo la beatificazione, è necessario (questo anche per chi è stato riconosciuto martire) perché il Beato possa essere canonizzato, cioè dichiarato "Santo". Il Santo è allora iscritto nel calendario della Chiesa universale ed è oggetto di culto da parte di tutto il popolo di Dio.

La Chiesa rende così omaggio ai suoi Santi, proponendo la loro vita e la loro testimonianza ai fedeli, affinché trovino in essi dei modelli da imitare.

Silvia Recchi

 


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[1] Il 7 febbraio 1983 la Congregazione per le Cause dei Santi ha pubblicato le Normae servandae in inquisitionibus ad Episcopis faciendis, che stabiliscono le regole da osservare nelle indagini diocesane per le cause di beatificazione e di canonizzazione ; ha pubblicato anche il Decreto generale De servorum Dei causis sulle cause in attesa di essere trattate. Più recentemente, il 17 maggio 2007, la stessa Congregazione ha promulgato l'Istruzione Mater Sanctorum, per favorire una collaborazione più efficace tra la Santa Sede e i Vescovi nelle inchieste sulle cause dei Santi.






22/06/2011