Comprendere il Diritto Canonico/42



 

UNA CHIARIFICAZIONE NECESSARIA


In margine ai ministeri di lettorato e di accolitato



Visitando il sito web della Diocesi di Ciudad del Este, che pubblica anche notizie riguardanti la vita del Seminario Diocesano di San José, ci si imbatte in espressioni che si potrebbero quanto mai definire, dal punto di vista terminologico, inesatte.

Ci riferiamo alla notizia del 17 agosto 2011, "Alunni del Seminario Diocesano hanno ricevuto l'imposizione della sottana", in cui si scrive: "Il sabato scorso, 6 agosto, 35 seminaristi del primo anno di filosofia hanno ricevuto ... l'imposizione dell'abito Codice Pio-Benedettinoecclesiastico e la prima tonsura. Questi sono i primi ordini minori che si conferiscono ai seminaristi che la Chiesa riceve come membri del clero, come chierici. ... Inoltre, il giovedì scorso, 30 giugno e il venerdì 1° luglio, ... il Rettore del Seminario Diocesano ha conferito il ministero dell'ostiariato e del lettorato agli alunni del Seminario Maggiore San José. Durante questa cerimonia il Rettore del Seminario ha sottolineato che è necessario ricevere i ministeri sacri, durante il cammino vocazionale che il candidato al sacerdozio percorre"[1].

Più volte abbiamo rilevato i rischi che si corrono nell'utilizzare una terminologia non esatta dal punto di vista del diritto canonico. Infatti, si possono ingenerare inutili confusioni che, se non corrette per tempo, potrebbero portare a deprecabili polarizzazioni, sviando l'attenzione dai punti essenziali su cui verte la vita della Chiesa e, in questo caso, del Seminario di San José, collocato al suo interno.

Proviamo a porre i giusti termini della questione, analizzando la terminologia utilizzata.

Ministeri e non più "ordini minori"

Riferirsi agli "ordini minori", come tappe del cammino verso la recezione dell'ordine sacro, è un esplicito rifarsi al Codice del 1917 che, al can. 949, elenca i diversi ordini minori di acolythatus, exorcistatus, lectoratus e ostiariatus.

Il Codice del 1983, al can. 1035 §1, non usa più questa terminologia, ma parla di "ministeri"; inoltre nello stesso canone, ai §§1-2, si specifica che tali ministeri sono ridotti a quelli di lettore e di accolito.

È bene rilevare che i ministeri di lettore e di accolito non sono prerogativa esclusiva Paolo VIdel chierico, ma possono essere esercitati da un laico, come il can. 230 definisce[2]. Tali ministeri laicali, istituiti con il Motu proprio Ministeria quaedam di Paolo VI (15 agosto 1972), non danno a fortiori accesso all'ordine sacro, che avviene solo con la recezione del diaconato, come lo stesso Ministeria quaedam esplicita[3].

Qui è importante rilevare che il Codice in vigore parla di "ordini" al can. 1009 §1, elencandone solo tre gradi, l'episcopato, il presbiterato e il diaconato, avendo come fonte la Lumen gentium; si stacca così dal "settenario tomista" a cui è ancorato il can. 949 del Codice Pio-Benedettino[4]. Inoltre, l'attuale Codice, al can. 266 §1, specifica che si diviene "chierico" con l'ordinazione diaconale. Si entra, dunque, nello stato clericale solo con il diaconato[5].

Per raggiungere una maggiore comprensione della terminologia utilizzata dal Codice di diritto canonico in vigore, riprendiamo le parole di una voce autorevole in campo del diritto canonico, del compianto Card. Urbano Navarrete che, insieme al Prof. Francisco Javier Urrutia, compilò un commentario frutto di una settimana di studio sul Nuovo Codice di diritto canonico, tenutosi alla Universidad Católica di Caracas. Ne riportiamo un passaggio che brilla per chiarezza: "Paolo VI soppresse gli ordini minori e il suddiaconato. Con questa soppressione, la legislazione riguardante gli ordini sacri fu molto semplificata. Attualmente gli ordini sono: il diaconato, il presbiterato e La tonsural'episcopato, come dice il can. 1009. Con l'eliminazione degli ordini minori e del suddiaconato si stabilisce un criterio molto chiaro e fondato direttamente nel sacramento di coloro che appartengono al clero, cioè i chiamati alla gerarchia, al servizio della Chiesa, rispetto agli altri fedeli. La linea divisoria è il diaconato. In precedenza era la tonsura, un fattore totalmente accessorio, che non aveva fondamento teologico; attualmente si pone come linea di demarcazione il diaconato"[6].

Per quanto riguarda l'abito ecclesiastico nel Codice vigente, "il can. 284 stabilisce l'obbligo per tutti i chierici, meno che per i diaconi permanenti (can. 288), di portare un decoroso abito ecclesiastico, diverso, cioè, da un abito laicale, come segno della loro consacrazione a Dio e del loro ministero pubblico. ... Le ulteriori determinazioni vengono lasciate alle norme date dalla conferenza dei vescovi e alle legittime consuetudini"[7]. Anche nel caso dell'abito ecclesiastico, è improprio parlare di un ordine minore conferito "ai seminaristi che la Chiesa riceve come membri del clero"; esso potrebbe tutt'al più designare la recezione del diaconato, attraverso il quale i candidati al sacerdozio entrano effettivamente a far parte dello stato clericale.

Al termine di questo excursus terminologico, risulta evidente che nel Codice di diritto canonico vigente non si parla più né di "tonsura", né di "ordini minori", né di "ostiariato".

Fedeltà dinamica alla Chiesa

Il rischio che si corre, restando ancorati a una terminologia e a forme legate al vecchio Codice del '17, è di voler conservare delle modalità che non sono più significative; quest'atteggiamento è pericoloso alla stessa maniera di quello progressista che rifiuta ogni tradizione, andando oltre quel limite di sano equilibrio che il Codice dell'83 ha ricercato, coniugando la fedeltà nella novità e la novità nella fedeltà. Come la Costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges ha messo in Benedetto XVI con il Card. Urbano Navarreteevidenza, nel promulgare il nuovo Codice, il rinnovamento delle leggi ecclesiali ha uno scopo che va oltre le contingenze, "affinché, in costante fedeltà al suo divino Fondatore, esse ben si adattassero alla missione salvifica, che a lei è affidata ... nella speranza che rifiorisca nella Chiesa una rinnovata disciplina"[8].

Il soffermarsi su tale questione canonica nasce dal rispetto verso una istituzione, come il Seminario di San José, che ha fatto della fedeltà alla Chiesa e alla sua Tradizione le colonne su cui poggiare tutto il lavoro formativo per i giovani candidati al sacerdozio. Restando, però, fermi a una forma o a un termine che, utilizzando l'espressione del Card. Navarrete, si potrebbe definire quanto mai "accessorio, che non aveva fondamento teologico", si crea l'impressione di rimanere spasmodicamente aggrappati a un passato ormai morto, e questo non gli rende giustizia. Con tali precisazioni si desidera solo apportare un contributo di chiarezza per evitare una inutile quanto pericolosa polarizzazione intorno ad elementi non essenziali, che non sono espressioni di fedeltà alla Tradizione della Chiesa, ma manifestazioni di una tradizione che certamente ha fatto il suo tempo.

Maria Cristina Forconi

 

 



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[1] http://www.diocesiscde.org/index.php/noticias/1451-alumnos-del-seminario-diocesano-recibieron-imposicion-de-sotana
[2] Cfr. Codice di diritto canonico commentato. A cura della Redazione di Quaderni di diritto ecclesiale, Ancora Editrice, Milano 2001, 244; cfr. P. A. Bonnet, Ministero (Ministerium), in Nuovo Dizionario di diritto canonico. A cura di C. Corral Salvador - V. De Paolis - G. Ghirlanda, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1993, 695.
[3] Cfr. U. Navarrete - F. J. Urrutia, Nuevo Derecho Canónico. Presentación y comentario. Coordinador: C. Pastore, Publicaciones ITER, Caracas 1987, 201.
[4] Cfr. Codice di diritto canonico commentato..., 825.
[5] Cfr. Ghirlanda, Ordine sacro (Ordo sacer), in Nuovo Dizionario di diritto canonico..., 738.
[6] U. Navarrete - F. J. Urrutia, Nuevo Derecho Canónico..., 200-201.
[7] G. Ghirlanda, Chierico (Clericus), in Nuovo Dizionario di diritto canonico..., 160.
[8] Giovanni Paolo II, Cost. ap. Sacrae disciplinae leges (25 gennaio 1983), in Codice di diritto canonico commentato..., 57.67.                                             




27/08/2011