Comprendere il Diritto Canonico/54

 


LA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO/2

Forma canonica e problemi pastorali in Africa

 

I matrimoni dei cattolici devono rispettare una forma stabilita dal diritto della Chiesa affinché siano considerati sacramento.

Il can. 1108 §1 fornisce gli elementi di questa forma e segnala le eccezioni.

La forma canonica ordinaria

Il principio generale è che sono validi solo i matrimoni contratti davanti all’Ordinario del luogo[1] o al parroco[2] o a un sacerdote o a un diacono delegato da uno di loro che assiste al matrimonio[3] e davanti a due testimoni.

L’assistente al matrimonio è un testimone qualificato che ha la facoltà di esercitare una funzione a nome della Chiesa.

Per quanto riguarda i due testimoni, si richiede solo che possano testimoniare della celebrazione del matrimonio, cioè che abbiano l’uso della ragione, la capacità di rendersi conto di ciò che avviene e di testimoniarne. Devono essere presenti durante la celebrazione del matrimonio. La loro presenza è passiva, mentre quella dell’assistente è attiva.

La facoltà di assistere al matrimonio è ordinaria se è legata all’ufficio, come nel caso dell’Ordinario e del parroco; essa è invece delegata, se è concessa alla persona senza l’ufficio.

L’Ordinario del luogo e il parroco, a meno che non siano stati scomunicati, interdetti o sospesi dal loro ufficio, assistono validamente, in virtù dell’ufficio e nei limiti del loro territorio, ai matrimoni non solo dei propri fedeli, ma anche di coloro che non lo sono, a condizione che uno o l’altro dei coniugi siano di rito latino (cfr. can. 1109)[4].

Il Codice applica il principio di territorialità: gli Ordinari del luogo e i parroci hanno la facoltà solo per tutti coloro che sono nel loro territorio (diocesi, parrocchia).

L’Ordinario o il parroco personali, cioè per un gruppo di fedeli determinati dal rito, dalla nazionalità, dalla lingua o da altri criteri, assistono validamente solo ai matrimoni in cui almeno una delle parti è loro soggetto, nei limiti della propria giurisdizione (cfr. can. 1110)[5].

L’Ordinario del luogo e il parroco possono delegare ad altri sacerdoti e a diaconi la facoltà di assistere ai matrimoni all’interno del loro territorio. Nel caso di una delega generale, il delegato può a sua volta suddelegare per un caso particolare; invece la delega speciale riguarda un matrimonio determinato e non può essere suddelegata senza il permesso del delegante (cfr. can. 131 e can. 137).

Il Codice attuale prevede che dove non c’è né sacerdote né diacono, il Vescovo diocesano, con il parere favorevole della Conferenza Episcopale e l’autorizzazione della Sede Apostolica, possa delegare dei fedeli laici, uomini o donne, per assistere al matrimonio; questi laici devono essere idonei, capaci e in grado di eseguire correttamente la celebrazione del matrimonio (cfr. can. 1112).

La forma canonica straordinaria

Il Codice prevede anche una forma straordinaria del matrimonio (cfr. can. 1116). Per la validità della forma straordinaria, occorrono delle condizioni soggettive e oggettive stabilite dal diritto. Le condizioni soggettive sono l’intenzione di contrarre un vero matrimonio cristiano e le condizioni oggettive, l’assenza di un assistente competente secondo il diritto oppure un grave inconveniente per averlo o andarlo a cercare. Inoltre, ci deve essere un pericolo di morte, non necessariamente imminente, ma prossimo, anche se i fatti smentiscono in seguito tale valutazione o ancora, al di fuori del pericolo di morte, devono esserci delle circostanze tali che, con tutta prudenza, si prevede che questo stato di cose durerà per almeno un mese.

Per quanto riguarda i testimoni, non è loro richiesto altro che di essere presenti, di avere l’uso della ragione e di essere in grado di testimoniare della celebrazione del matrimonio.

Nella forma straordinaria nessuna formalità particolare è richiesta per la manifestazione del consenso; è sufficiente una manifestazione esteriore o “una qualche forma pubblica” (cfr. can. 1127 §2) davanti a due testimoni.

Quanto all’eventuale presenza di un sacerdote o un diacono che non hanno la facoltà per assistere, essa è auspicabile, non per la validità della forma straordinaria, ma affinché siano corresponsabili nella comunicazione al parroco della celebrazione in forma straordinaria e anche per sottolineare il carattere sacro di questa celebrazione.

Le persone tenute alla forma canonica

Chi sono dunque le persone tenute alla forma canonica sotto pena di nullità del loro matrimonio?

Il Codice lo esplicita nel can. 1117; la forma canonica deve essere osservata se almeno una delle parti contraenti è stata battezzata nella Chiesa cattolica o vi è stata accolta dopo aver ricevuto il Battesimo in un’altra comunità cristiana non cattolica. L’altro contraente può essere un battezzato cattolico oppure un cristiano non cattolico o un non battezzato, osservando secondo il caso le disposizioni in materia di matrimoni misti[6] e di matrimoni con disparità di culto[7].

Nei matrimoni misti o con disparità di culto, le esigenze riguardanti la forma canonica del matrimonio diventano molto flessibili e, se delle gravi difficoltà impediscono di osservare la forma canonica, l’Ordinario del luogo della parte cattolica ha il potere di dispensarne, salva, per la validità del matrimonio, “una qualche forma pubblica di celebrazione” (cfr. can. 1127 §2)[8]. Spetta alla Conferenza Episcopale stabilire le regole secondo cui verrà concessa tale dispensa, seguendo una pratica comune nel territorio. Invece è vietato che, prima o dopo la celebrazione canonica, ci sia un’altra celebrazione religiosa dello stesso matrimonio. È ugualmente vietato che l’assistente cattolico e il ministro non cattolico, celebrando ciascuno nello stesso rito, chiedano entrambi il consenso delle parti.

Nelle situazioni più difficili, il diritto canonico richiede che ci sia solo “una qualche forma pubblica di celebrazione”. Di che forma si tratta?

Si tratta in questo caso di una forma pubblica di diritto, utilizzata in un contesto sociale determinato, come il rito di una comunità religiosa non cattolica o anche la forma puramente civile del matrimonio.

La Chiesa può dunque convalidare, in alcuni casi, un matrimonio celebrato solo allo stato civile oppure secondo il rito di una Chiesa cristiana non cattolica; può “canonizzare”, accordando la dispensa della forma canonica, una forma pubblica di celebrazione del matrimonio. Può anche, come nella forma straordinaria, ridurre al minimo le esigenze della forma canonica. Invece non “canonizza” i riti tradizionali del matrimonio consuetudinario in Africa; questi riti, in effetti, non sono presi in considerazione come “forma pubblica di celebrazione”.

Ci si può porre la domanda del perché la flessibilità nei riguardi della forma di celebrazione del matrimonio che il diritto canonico consente in talune circostanze non si applica alla celebrazione dei matrimoni tradizionali africani, causando il fenomeno di cui abbiamo parlato, cioè quello di un gran numero di fedeli esclusi dai sacramenti perché vivono in una situazione ritenuta irregolare.

Gli Africani divenuti cattolici e legati alle loro tradizioni sono sorpresi per la maniera puntuale e individualista che caratterizza la celebrazione del matrimonio in Occidente e spesso sono perplessi nel veder considerare come concubine le coppie che entrano nel processo progressivo del matrimonio tradizionale. Alcuni autori africani accusano il diritto della Chiesa di non tener conto delle loro culture per quanto riguarda la forma richiesta per la validità del matrimonio e sollecitano una riflessione seria a riguardo.

Quando si fa riferimento ai motivi della sua imposizione al Concilio di Trento, la forma canonica del matrimonio è vista da molti Africani come una trasposizione dei costumi matrimoniali occidentali, e perde di significato in un ambiente in cui il matrimonio è pubblico e ha una dimensione comunitaria[9].

Silvia Recchi

(Continua)

 

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[1] Per quanto riguarda l’Ordinario del luogo, oltre al Papa, si tratta del Vescovo diocesano e dei prelati che gli sono equiparati, dell’amministratore diocesano, del Vescovo coadiutore e del Vescovo ausiliare dotato di facoltà speciali; del Vicario generale e dei Vicari episcopali, a seconda del tenore della loro nomina, per un determinato territorio o per una categoria di persone.

[2] Il parroco territoriale, il parroco personale, il quasi-parroco, l’amministratore parrocchiale e ancora il vicario parrocchiale o il sacerdote incaricato della parrocchia.

[3] Fatte salve le eccezioni previste dal can. 1112 §1 (assistente laico), dal can. 1116 (forma straordinaria), dal can. 1127 §§1-2 (matrimonio misto), tenendo presente che, in caso di errore comune e di dubbio positivo e probabile, supplet Ecclesia (can. 144).

[4] Per il luogo della celebrazione cfr. can. 115.

[5] La facoltà di assistere al matrimonio di queste persone, di cui almeno una è il proprio soggetto, è cumulabile con quella dell’Ordinario del luogo o del parroco territoriale.

[6] È il matrimonio tra due persone di cui una è stata battezzata nella Chiesa cattolica o vi è stata accolta, e l’altra fa parte di una Chiesa o comunità cristiana che non ha la piena comunione con la Chiesa cattolica.

[7] È il matrimonio tra due persone di cui una è battezzata nella Chiesa cattolica o vi è stata accolta e l’altra non è battezzata.

[8] Poiché le esigenze della forma canonica sono di diritto ecclesiastico e non di diritto divino, possono essere rese meno rigide o addirittura scomparire in alcuni casi. Il diritto prevede una dispensa nelle situazioni più problematiche. Non bisogna dimenticare inoltre che c’è la possibilità di concedere la sanazione radicale per regolarizzare un matrimonio, ad esempio, solo civile oppure celebrato in una chiesa protestante senza rispettare la forma canonica e senza averne chiesto dispensa, a condizione che ci sia il consenso delle parti sulle proprietà essenziali del matrimonio cristiano (monogamia, indissolubilità,...).

[9] Cfr. J. M. V. Aksanti Koko Balegamire, Mariage africain et mariage chrétien, L’Harmattan, Paris 2003, 208.


29/05/2014