Interviste/72

 

   

 

COLOMBIA: PADRE RAMÍREZ, SACERDOTE PRONTO

A MORIRE PER LA GENTE

 



Una lunga e affollata processione ha accompagnato a La Plata la traslazione delle reliquie di padre Pedro María Ramírez Ramos, noto come "il martire di Armero", dal cimitero alla chiesa di San Sebastián, per poi essere trasferite a Villavicencio, dove l'8 settembre il sacerdote è stato beatificato, assieme al Vescovo di Arauca, Mons. Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, da Papa Francesco.

Padre Ramírez nacque nel 1899 a La Plata e venne ordinato sacerdote nel 1931. Lo scorso 7 luglio, il Pontefice ha approvato il decreto con cui veniva riconosciuto il martirio del sacerdote, ucciso nel corso delle violenze tra liberali e conservatori scoppiate nel 1948 a Bogotá e poi giunte fino ad Armero. Il postulatore della causa di Beatificazione di padre Ramírez, il padre trinitario Antonio Doménico Sáez Albéniz, ne traccia la figura nell'intervista della nostra inviata in Colombia, Giada Aquilino.

Era un sacerdote, un uomo molto fedele, un poco esigente, soprattutto nelle questioni morali delle persone, e poi un uomo di preghiera, molto eucaristico. Quando stava per essere condotto al martirio, ha preso un foglio di carta e ha scritto una specie di testamento. La prima cosa che ha scritto in questo testamento è stata un ringraziamento al Vescovo per averlo fatto sacerdote. Poi ha ringraziato la Chiesa, perché lo ha ricevuto come tale. E finiva dicendo che era pronto a dare il sangue per la sua gente

* Perché fu ucciso e perché è martire?

Il martire è sempre una vittima che muore a causa della fede o della giustizia ed è ucciso per esse. Ma Armero era già conosciuto come un paese poco religioso; c'erano diverse sette protestanti molto attive, c'erano i comunisti, tanto che ci sono stati sacerdoti inviati lì che non hanno resistito e sono andati via. Invece lui si è offerto: "Io potrei andare ad Armero", disse. Quando poi nel 1948 sono scoppiate le violenze a Bogotá, ad Armero la rivolta è stata grandissima e subito hanno accusato il prete di essere la causa di tutto. Hanno cominciato a perseguitarlo e a gridare contro di lui, tanto che alcune donne del paese gli dissero: "Nasconditi, perché sei in pericolo". Lui rispose: "Mi sono consultato con il mio Signore e Lui - ‘amito', che è una parola molto dolce, molto fiduciosa, per il Signore e padrone - mi ha detto di restare qui. E io resto". E allora è restato, sempre disposto a dare tutto per quel luogo, per quel paese, per quel popolo. Quando sono venuti per portarlo via, gli hanno messo le corde alle mani, lo hanno trascinato a spintoni verso la piazza pubblica, lo hanno insultato e, quando sono arrivati, lui ha perdonato quelli che lo stavano uccidendo.

* Quale messaggio lancia oggi alla popolazione colombiana e in generale alla Chiesa?

Il messaggio della fedeltà, di essere uno che è quello che dice di essere, nella verità, con la consapevolezza profonda del suo essere sacerdote.

* Lei è in contatto con i parenti di padre Ramírez. Cosa le hanno detto? Quanto è importante che sia il Papa a beatificare padre Ramírez?

Quando io ho detto loro che era stato ammesso alla Beatificazione, è stata un'esplosione di gioia, di ringraziamento. E quando poi ho detto loro che sarebbe stato il Papa a beatificarlo, si sono rallegrati maggiormente. Che sia il Papa a presiedere la Beatificazione del loro parente è una benedizione in più.


© Il Sismografo (Radio Vaticana) - 8 settembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it

 


 

COLOMBIA: LA FIGURA DI MONS. JARAMILLO,

UCCISO DALL'ELN, OGGI BEATO

 


 

La fedeltà al Signore e al proprio ministero, fondata sull'incontro personale con Cristo. Questo il carattere che contraddistingue la figura del martire colombiano Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, dell'Istituto per le Missioni Estere di Yarumal, Vescovo di Arauca, ucciso in odio alla fede nel 1989: è stato Papa Francesco a beatificarlo l'8 settembre a Villavicencio, assieme a padre Pedro María Ramírez Ramos. Un grande zelo caratterizzò l'opera di Mons. Jaramillo in un contesto difficile, fortemente segnato da violenza e ingiustizia, con la nascita e la proliferazione di differenti gruppi armati. A stroncare la sua vita, l'Esercito di liberazione nazionale, quella stessa formazione che proprio in queste settimane partecipa ad un nuovo negoziato per una più ampia pacificazione della Colombia. La nostra inviata a Bogotá, Giada Aquilino, ha intervistato il postulatore della causa di Beatificazione, il padre redentorista Antonio Marrazzo.

Mons. Jesús Emilio Jaramillo Monsalve si è preoccupato di affermare l'autenticità del Vangelo e lo ha fatto tenendo conto non solo dell'annuncio esplicito ma anche di quello che era il discorso di promuovere la persona umana. Jaramillo, in effetti, nasce come religioso di un nuovo istituto, l'Istituto per le Missioni Estere di Yarumal, che si preoccupava di portare avanti un discorso missionario nelle zone più abbandonate della Colombia, quindi in aree contadine, dove c'erano gli indios... E anche da Vescovo si è preoccupato non soltanto di annunciare esplicitamente il Vangelo ma anche di promuovere umanamente e socialmente questa realtà. Ha creato delle istituzioni proprio per i contadini e per gli indios, oltre per esempio a dare vita a un ospedale.

* Si è trovato anche a fare i conti con un contesto fortemente segnato dalle violenze...

Sì, perché è vissuto in un momento particolare della storia della Colombia, quando si sono venuti a formare vari gruppi di guerriglieri, come le Farc. E, soprattutto nell'area dove lui era Vescovo, ad Arauca, c'era l'Eln, l'Esercito di liberazione nazionale, che si affermava con il potere delle armi. Mons. Jaramillo fu calunniato in diverse occasioni, cercando di screditarlo proprio per il lavoro e le attività che faceva a livello sociale, a livello umano. Poiché lo Stato aveva creato, in accordo con la Conferenza episcopale, una istituzione a favore dell'istruzione per i poveri e per i contadini, fu deliberatamente accusato di aver rubato i soldi degli insegnanti, cosa che abbiamo dimostrato poi non essere vera.

* È stato riconosciuto il martirio. Perché diventa beato?

Jaramillo è stato ucciso coscientemente in odio alla fede. Per l'Esercito di liberazione nazionale e i guerriglieri era un ostacolo alla loro ideologia. Loro stessi, pur rivendicando qualche giorno dopo l'omicidio, in un successivo momento ammisero di avere sbagliato nei confronti di Jaramillo.

* Come è avvenuta l'uccisione?

Era andato a fare una visita pastorale in una parrocchia, in una delle zone di Arauca. Lungo la strada si stavano spostando lui e altri due sacerdoti e a un certo punto furono fermati da un gruppo di guerriglieri. Lui fece in modo che i due sacerdoti venissero lasciati in pace, confessandosi anche da uno di questi. Uno dei sacerdoti tornò il mattino dopo nel luogo dell'agguato e lo trovò morto, massacrato dalle torture, con tanti colpi d'arma da fuoco.

* Parlando con i vescovi, è emerso che la sua figura è molto conosciuta, anche dai giovani in Colombia. Quale messaggio Mons. Jaramillo lancia oggi alla Chiesa e ai colombiani?

Da un lato, quello della coerenza. Dall'altro, l'adesione totale a Cristo. Dalle testimonianze dei sacerdoti che erano presenti quando l'hanno preso viene fuori che era sereno perché sapeva di compiere la volontà di Dio.

* Il Pontefice beatifica questo Vescovo a Villavicencio: quanto è importante che a presiedere la cerimonia sia Papa Francesco?

Il fatto che il Papa beatifichi Jaramillo in Colombia è un segno di speranza, ma è anche un invito, un'esortazione ad essere tenaci, ad andare avanti e a promuovere l'uomo nella sua integrità.


© Il Sismografo (Radio Vaticana) - 8 settembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it

 



11/09/2017