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  LADARIA CITA RATZINGER: IL SOGGETTO
DELLA TEOLOGIA È DIO
  Alla Gregoriana per un libro su Papa Francesco la prima uscita pubblica del Gesuita nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede


   

Il gesuita Luis Francisco Ladaria ha scelto la Pontificia Università Gregoriana, dove ha insegnato teologia prima di essere chiamato in Vaticano, per la sua prima uscita pubblica come nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. "Purtroppo", ha confessato con un sorriso, i molti impegni gli impediscono ormai di occuparsi dei suoi antichi studi. Ma per meno di mezz'ora l'Arcivescovo spagnolo è tornato in cattedra, partecipando alla presentazione del libro sulla "teologia fondamentale di Papa Francesco", mettendosi a tradurre all'impronta, al culmine del suo discorso, un testo in latino di Joseph Ratzinger: "Il teologo non è il soggetto della teologia, Dio è il soggetto. Chi vuol considerare Dio come oggetto non potrà mai conoscere la sua verità".

Il libro "Dal chiodo alla chiave. La teologia fondamentale di Papa Francesco" (Lev, pagg. 160, 10 euro) è curato da Michelina Tenace, con il contributo di nove professori del dipartimento di Teologia Fondamentale della Gregoriana. Ad ascoltare gli interventi di monsignor Ladaria e del direttore della Lev fra Giulio Cesareo, in prima fila, era presente, oltre al rettore dell'Ateneo pontificio dei Gesuiti, anche monsignor Giacomo Morandi, nuovo segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nell'introdurre l'intervento clou, la professoressa Tenace ha ricordato che nell'aula in cui si è svolta la presentazione del volume Ladaria in passato ha insegnato e, scherzando, ha detto che molti studenti erano venuti "per verificare che Ladaria sia una persona reale e non solo il manuale di Teologia sul quale studiano". Lo stesso gesuita ora a capo dell'ex Santo Uffizio con le mani ha fatto il gesto di abbassare i toni quando la Docente ha introdotto "una persona così conosciuta come il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede".

Ladaria, che peraltro vive nella comunità di gesuiti della Gregoriana, ha esordito avvertendo l'uditorio di non attendersi una vera e propria relazione: "I miei impegni attuali ha detto non mi permettono di dedicarmi coma in passato alla Teologia, la mia passione: purtroppo mi devo occupare di altre cose! Inoltre un problema di salute in questi mesi ha limitato la mia attività. Non ho potuto fare molto. Ma voglio ringraziare i professori che hanno partecipato a questa opera sulla teologia di Papa Francesco. C'è certamente una originalità nell'opera. Tutti conosciamo gli scritti del Papa sulla famiglia, sulla morale, sull'evangelizzazione, ma non sulla teologia fondamentale. Questo volume denso anche se breve affronta alcune questioni classiche della teologia fondamentale a partire dal magistero di Papa Francesco. Non dirò, come non lo ha fatto il direttore della Lev, i contenuti di questo libro, perché anche io, come lui, voglio che questo libro si venda! I nove contributi di questa opera sono sulla fede, sulla parola, sulla Chiesa, sul magistero... temi di sempre studiati con nuovo slancio. Come dice Papa Francesco, la teologia non è un pensiero completo e concluso. Sant'Agostino scriveva 'Deus semper maior', anche se noi diventiamo più grandi Dio sarà sempre più grande, bisognerà sempre approfondire di più e più conosceremo il Signore, più conosceremo la sua salvezza, più ci avvicineremo al mistero, perché Dio ci sembrerà sempre misterioso. Questa conoscenza non sarà tale se non nascesse nel rapporto con Dio nella preghiera e nella comunione con gli altri. Papa Francesco ha ricordato che la teologia si fa 'in ginocchio'. E il titolo di questa opera esprime bene la preoccupazione di Papa Francesco. Infatti, se la teologia fondamentale, se tutta la teologia ha senso, è perché ci permette di entrare nel cuore di Dio, nel cuore di Gesù, ci aiuta ad aprirci al prossimo e alla carità. C'è un bellissimo testo nel quale san Bernardo parla di Arcana Cordis per foramina corporis, arriviamo al cuore tramite il costato di Gesù, il buco del corpo ci fa entrare nel cuore. In questo è interessante il metodo di Papa Francesco, perché il suo pensiero è intuitivo, più che argomentativo, il che ha sottolineato Ladaria non significa che non abbia un pensiero, qualche volta si fa confusione. E sono sicuro che i professori che hanno scritto questo libro non hanno dato solo un contributo accademico, ma entrare in contatto con il pensiero di papa Francesco avrà aperto un cammino che poi proseguiranno".

"Ad ogni modo ha proseguito il gesuita con un sorriso ha poco senso che io ora parli di Teologia, preferisco rinviare a teologi come san Tommaso d'Aquino, secondo il quale Teologia e filosofia hanno lo stesso oggetto di studio ma la Teologia si muove sotto la luce della divina rivelazione. Dio è subjectum, è l'oggetto della teologia ma ne è anche il soggetto. In questo san Tommaso aveva un'altra prospettiva rispetto a sant'Agostino, è la prospettiva della Teologia che ascolta ciò che Dio ci ha detto, l'obbedienza della fede citata da san Paolo. E, come sottolineato dalla commissione teologia internazionale nel 2012 nel documento sulla 'teologia oggi: prospettive, principi e criteri', la Teologia si fa nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa. Vi leggo ora un testo di Joseph Ratzinger traducendolo dal latino: 'Dio non è l'oggetto, ma il soggetto. Il teologo non è il soggetto della teologia, Dio è il soggetto. Chi vuol considerare Dio come oggetto non potrà mai conoscere la sua verità. Perciò la teologia in senso stretto è soltanto la scrittura sacra, la parola di Dio, e il maestro della teologia è uditore della parola, che non mette la sua intelligenza e sapienza in primo piano, ma dà luogo a Dio che parla. Il teologo vero non parla di se stesso, il suo nobile ministero è aprire le orecchie interiori perché si possa sentire Dio che parla'. Ecco, sarebbe bello che i teologi facessero udire Dio che parla, fossero gli altoparlanti di Dio che parla. Papa Francesco ci ha fatto mettere in rapporto questa conoscenza con l'amore. Nell'enciclica Lumen fidei al numero 36 scrive che la Teologia cristiana nasce dal desiderio di 'conoscere meglio ciò che amiamo'. È l'amore di Dio, l'amore di Cristo, l'amore della Chiesa, l'amore dell'uomo. È dunque impossibile una Teologia senza fede, la Teologia appartiene al movimento stesso della fede che cerca il momento più profondo dell'illuminazione di Dio culminata in Cristo. I grandi dottori e teologi medievali scrivevano che la Teologia è scienza della fede e partecipazione alla conoscenza che Dio ha di sé. Fa parte della Teologia l'umiltà che si lascia toccare da Dio, riconosce i propri limiti di fronte al mistero. E la Teologia condivide la forma ecclesiale della fede, perché la Chiesa custodisce la fede di tutti, soprattutto dei più semplici. Il magistero in questo senso offre la certezza di attingere alla parola di Cristo nella sua integrità. Ecco ha concluso Ladaria suscitando un lungo applauso ho preferito citare testi infinitamente più ricchi di quanto io avrei potuto escogitare".

Iacopo Scaramuzzi

© Vatican Insider - 14 dicembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it





18/12/2017