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NEANCHE IL PUDORE DI TACERE


   



Davanti alle crude immagini di un bambino e di sua madre morti affogati tra ciò che resta di un gommone al largo delle coste libiche si dovrebbe provare immediatamente un enorme senso interiore di tristezza, sgomento, pietà, dolore o infinita compassione. Questo è il primo sentimento innato che gli uomini, quelli che hanno ancora una mente e un cuore sano, dovrebbero provare istintivamente di fronte alla morte tragica di propri simili.

Tuttavia, con la tristezza infinita del cuore, si può anche ammettere che qualcuno non vi trovi nulla per essere turbato, indignato o addolorato. Sì, per come la nostra società globalizzata sta evolvendo tra scarto e indifferenza dilagante persino tra i pianerottoli di uno stesso condominio, si può persino ammettere che qualche viso non venga minimamente solcato o rigato da una piccola lacrima dinnanzi a tanta sofferenza e tragicità o che molti neanche si soffermino un attimo a riflettere su ciò che quei fotogrammi ci raccontano.

Ma che si commentino quelle immagini e quelle morti con ironia, gratuita cattiveria, effimera soddisfazione, stupido trionfalismo di parte o persino marcato compiacimento, nel credere che quelle vite estirpate così presto rappresentino la conferma di ciò che si pensa o si vuol far pensare agli altri, è un'enorme vergogna per tutta l'umanità.

Perché non limitarsi a tacere? Perché non dimostrare solo rispetto per quei morti? Perché non risparmiarsi persino la fatica di dar fiato a parole del tutto fuori luogo e contesto di fronte al mistero tragico della morte?

Tacere non costa nulla, neanche lo sforzo di aprire bocca o di digitare compulsamente su una tastiera pensieri del tutto orripilanti. Tacere è gratis, non costa nulla.

Si può avere qualsivoglia opinione sul problema dell'immigrazione, sui migranti economici, sui profughi e sui rimedi che possono o debbono essere attuati per evitare la perdita di vite umane nel Mar Mediterraneo. Ognuno è libero di pensarla come crede e di esprimere liberamente il proprio pensiero su questo tema che sta monopolizzando tutta la cronaca di questa folle estate ma almeno con un limite invalicabile, quello del pudore e del rispetto davanti ai morti.

Possibile che non ci si vergogni più di nulla? Possibile che non si riesca più a provare pudore? Possibile che ci si senta autorizzati a colpire basso persino dinnanzi ad una madre morta con il proprio figlio in mezzo al mare? Possibile che ci si sia dimenticati di quel rispetto che si deve ad ogni nostro fratello che lascia questa vita?

Certe tragedie umane meritano il silenzio, il pudore del tacere.

Non si vogliono accogliere gli immigrati, i profughi e coloro che fuggono dalle carestie e dalla fame? Ok, non è sbagliato a priori pensarla così e difendere il proprio pensiero argomentandolo con moderazione e intelligenza. Si può persino arrivare a sopportare chi dice, sbagliando e dimenticando la storia dell'ultimo secolo trascorso, che non gradisce condividere il proprio paesaggio e la propria aria con chi è diverso per colore di pelle, religione, nazionalità, origine o ceto sociale.

Tuttavia non si può accettare o restare tanto inermi quanto complici dinnanzi a coloro che non rispettano più neanche i morti e non sentono neanche il pudore di tacere e mostrare quantomeno riguardo per quelle anime volate via che, stiamone certi, sono già state accolte tra le braccia misericordiose del Padre e accompagnate dalla Santa Vergine dove regna quella pace che qui in Terra cerchiamo in ogni modo di sporcare con l'odio e la cattiveria gratuita.

Damiano Serpi


© Il Sismografo - 17 luglio 2018
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it




28/07/2018