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RADDOPPIANO I MISSIONARI UCCISI NEL 2018,

IL PRIMATO VA ALL'AFRICA

Pubblicato il dossier dell'agenzia Fides delle Pontificie Opere Missionarie: 40 gli operatori pastorali cattolici uccisi nell'anno, 456 a partire dal 2001

 

 

Sandor Dolmus aveva 15 anni. Da giovane cattolico, amava svolgere il servizio liturgico nella cattedrale di Leon, in Nicaragua. A giugno del 2018, nelle manifestazioni di protesta che hanno coinvolto molti giovani, appoggiati dall'episcopato locale, è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco al petto. È sepolto con l'abito dei ministranti. La sua è una delle storie più struggenti, contenute nel dossier dell'agenzia di stampa vaticana Fides, delle Pontificie Opere Missionarie, che ha pubblicato l'elenco dei missionari e operatori pastorali cattolici uccisi nell'anno in corso.

Nel rapporto diffuso oggi dall'agenzia che ha sede nel dicastero di Propaganda Fide, si riferisce che nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari, 17 in più rispetto al 2017. Si tratta di 35 sacerdoti, un seminarista, quattro laici. È l'Africa ad avere quest'anno il primato del sangue versato: 19 sacerdoti, un seminarista e una donna laica sono stati colpiti a morte nel continente nero. Segue l'America, che registra l'assassinio di 12 sacerdoti e 3 laici, mentre tre preti sono stati uccisi in Asia e uno in Europa. Secondo i dati raccolti dall'agenzia delle Pontificie Opere Missionarie, con le 40 vittime di quest'anno, la lista complessiva degli operatori pastorali uccisi tra gli anni 2001-2018, raggiunge le 456 unità.

"Sacerdoti, religiose e laici offrono la testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, segno di speranza e di pace, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli alzando la voce in difesa dei diritti calpestati, denunciando il male e l'ingiustizia", annota il dossier di Fides. La loro vita viene offerta in nome della fede in Cristo Gesù e si consegna con una presenza vulnerabile e disarmata, al servizio dell'umanità degradata o reietta, in aree dove a volte nemmeno le forze militari statali o le milizia internazionali ritengono possibile restare.

"Usiamo il termine 'missionario' puntualizza la Fides citando la Evangelii Gaudium di Papa Francesco per tutti i battezzati, consapevoli che in virtù del battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione".

Del resto l'elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti coloro che, impegnati nelle diverse attività pastorali della vita ecclesiale, siano esse di carattere liturgico, catechetico o caritativo, sono morti in modo violento, anche se non espressamente o propriamente in odium fidei. Proprio per tale ragione si preferisce non utilizzare il termine "martiri", se non nel suo significato etimologico di "testimoni", per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro.

Accanto a Dolmus, vi è la storia di Cosmas Omboto Ondari, 30enne missionario keniano di Mill Hill, ucciso il 21 novembre a Kembong in Camerun, riporta l'attenzione su come le vicende dei missionari, e il loro destino a volte martiriale, incrociano in modo misterioso le pulsioni sociali e politiche che agitano la storia di nazioni che, come accade per molti stati africani, ancora risentono delle conseguenze di un passato coloniale solo nominalmente superato.

Ondari è vittima delle agitazioni che si registrano nella parte anglofona del Camerun, nazione spaccata culturalmente e politicamente. È stato colpito da una pattuglia di militari mentre si trovava di fronte alla chiesa di San Martin di Tours, dove era viceparroco. È il secondo sacerdote cattolico ucciso nella regione. Testimonia come l'Africa continente tuttora attraversato da centinaia di macro o micro conflitti di carattere politico, etnico, sociale o legati al fondamentalismo religioso resti una terra spesso ostile a quanti tentano di tenere la barra a dritta sulla dignità inalienabile della persona, in quanto creatura di Dio e fatta a immagine del Creatore.

Non è distante da tali dinamiche, anche se si trova in tutt'altro contesto geografico e geopolitico, la tragica storia di Richmond Nilo, sacerdote 44enne nella diocesi di Cabanatuan, nel nord delle Filippine. Il prete è stato freddato da due sicari armati il 10 giugno, mentre si preparava a celebrare la messa vespertina. È stato il terzo sacerdote ucciso in sei mesi nelle Filippine, arcipelago dove esponenti della Chiesa cattolica si sono esposti pubblicamente, attirandosi l'ostilità di molti, per denunciare il preoccupante fenomeno delle esecuzioni extragiudiziali. In circa due anni di presidenza del discusso leader Rodrigo Duterte, si stimano circa 20mila vittime, legate alla campagna lanciata dall'esecutivo al potere per "ripulire" le strade della nazione da trafficanti e spacciatori, ma trasformatasi ben presto in quelle che le Ong non esitano a definire "una strage di Stato".

Spicca, poi, nella lista del martirio, la morte di Alain-Florent Gandoulou, sacerdote congolese, cappellano della comunità cattolica francofona a Berlino, ucciso il 22 febbraio nella capitale tedesca dopo una violenta discussione nel suo ufficio: un esempio di come la "missione" oggi sia un movimento che abbraccia tutte le direzioni e le latitudini.

"Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi rimarca il dossier i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti".

Una fedeltà al Vangelo pagata a caro prezzo, che starà alla Chiesa riconoscere ufficialmente, come avvenuto, proprio nel 2018, per la vicenda di persone che hanno donato la loro vita in e per l'Africa: i 19 martiri dell'Algeria, uccisi tra il 1994 e il 1996 in circostanze diverse, beatificati l'8 dicembre ad Oran; e suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, uccisa il 17 settembre 2006 a Mogadiscio, in Somalia, e beatificata il 26 maggio.

Paolo Affatato

© Vatican Insider - 29 dicembre 2018
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it




05/01/2019