Approfondimenti




CONCILIO, 60 ANNI FA L'ANNUNCIO DI GIOVANNI XXIII:

UNA DECISIONE ISPIRATA PER AGGIORNARE LA CHIESA/2

Il 25 gennaio 1959 il "gesto di tranquilla audacia" di Roncalli a San Paolo fuori le Mura




Il 20 gennaio, martedì, altra nota diaristica papale che pare dimenticare quella di cinque giorni prima: "Giornata albo signanda lapillo. Nella udienza col Segretario di Stato Tardini, per la prima volta, e direi, come a caso mi accade di pronunciare il nome di Concilio, come a dir che cosa il nuovo Papa potrebbe proporre come invito ad un movimento vasto di spiritualità per la Chiesa e per il mondo intero. Temevo proprio una smorfia sorridente e sconfortante come risposta. Invece al semplice tocco, il cardinale bianco in viso, e smorto scattò con una esclamazione indimenticabile ed un lampo di entusiasmo: 'Oh! Oh? questa è un'idea, questa è una grande idea'. Devo dire che viscera mea exultaverunt in Deo (Salmi, 84, 3): e tutto fu chiaro e semplice nel mio spirito: e non credetti di dover aggiungere parola. Come se l'idea di un Concilio mi sorgesse in cuore con la naturalezza delle riflessioni più spontanee e più sicure. Veramente a Deo factum est istud et est mirabile oculis meis (Matteo, 21, 42)".

Lette queste righe sorge un piccolo interrogativo, Roncalli parlò del Concilio a Tardini il 15 o il 20 gennaio? "Sono propenso a credere il 20. La nota del 15 diverrebbe in tal caso una ripetizione, aggiunta in un momento di riflessione gaudiosa dimentico (forse) della nota già redatta alla data del 20", ci spiegò più volte Capovilla. Probabilmente andò così. E non a caso è datato 20 gennaio il brano del diario di Tardini che con il suo assenso spazzò via ogni residua esitazione del Papa. Vi si legge: "Udienza importante. Sua Santità ieri pomeriggio ha riflettuto e meditato sul programma del suo pontificato. Ha ideato tre cose: Sinodo romano, Concilio ecumenico, aggiornamento del Codice di diritto canonico. Vuole annunciare questi tre punti domenica prossima ai signori cardinali, dopo la cerimonia in San Paolo. Dico al Santo Padre che mi interroga: 'A me piacciono le cose belle e nuove. Ora questi tre punti sono bellissimi e il modo di darne il primo annuncio ai cardinali è nuovo (ma si riallaccia alle antiche tradizioni papali) ed è opportunissimo'".

Potrebbe essere interessante scoprire se lo stesso Tardini avesse intuito di trovarsi innanzi a un fatto compiuto per regolarsi di conseguenza (il suo biografo Giulio Nicolini scriveva di avere motivi per credere che avesse aggiunto altre pagine sepolte negli archivi), ma questa è un'altra storia. Piuttosto occorre intendersi sul significato immaginato da Giovanni XXIII per il "suo" Concilio: qualcosa non ancora definito, ma probabilmente più pastorale che dogmatico (e pastorale non in senso riduttivo, ma con una concezione della pastoralità come dimensione costitutiva della dottrina.). Ci sarebbe stato tempo comunque per valutare tutto. Del resto Roncalli - come ha testimoniato Dell'Acqua - "mai pensò di aprire e chiudere il Concilio ecumenico [...]. Ripetute volte mi disse: 'Quello che importa è cominciare: il resto lasciamolo al Signore'; in quante altre circostanze un Papa cominciò un Concilio concluso da un altro Papa. Non era quindi nelle sue intenzioni affrettare le cose".

Ed arriviamo a quel 25 gennaio 1959, chiusura dell'ottavario per l'unità dei cristiani (anelito che Roncalli viveva con intensità almeno sin dai tempi in cui era in Bulgaria), una tappa avvicinata dal Papa nella lettura di tanti volumi sulla storia dei concili (alcuni dei quali inviatagli dall'amico umanista don Giuseppe De Luca), nella preghiera, nella preparazione del discorso da pronunciare ai cardinali riuniti a San Paolo fuori le Mura. Alzatosi all'alba, recitato l'Angelus, celebrata la messa nella sua cappella, dopo aver assistito a quella del segretario ed aver lavorato un po' alla scrivania, eccolo in macchina verso San Paolo. Qui presiede la messa celebrata dall'abate e tiene l'omelia. Concluso il rito prolungatosi più del previsto il Papa chiede di trattenere i cardinali nel monastero attiguo alla basilica. Quando il Papa entra nell'aula capitolare insieme ai non molti cardinali presenti è già passato mezzogiorno: l'ora in cui cessa l'embargo per la diffusione della notizia. Così la novità del Concilio prima ancor d'essere annunciata dal Pontefice è già arrivata dalla Segreteria di Stato in Sala Stampa e, battuta dalle agenzie, sta già facendo il giro del mondo. Sobria l'allocuzione papale. Con tre parole che iniziano il discorso: "Questa festiva ricorrenza", segnando l'annuncio ufficiale dell'avventura conciliare apertasi l'11 ottobre 1962, pietra miliare di un pontificato che non potrà più essere "di transizione".

Il Pontefice, infatti, indica le ragioni che hanno suggerito alcune attività straordinarie nel suo ministero: la prospettiva del bene delle anime e la necessità di corrispondere alle esigenze dell'ora presente. Allarga la sua diagnosi da Roma alla Chiesa universale, riconosce il valore di certe "forme antiche di affermazione dottrinale e di saggi ordinamenti di ecclesiastica disciplina", quindi annuncia "tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito il nome e la proposta della duplice celebrazione del Sinodo diocesano per l'Urbe e di un Concilio generale per la Chiesa Universale".

La revisione del Codice di diritto canonico, promulgato nel 1917 e bisognoso di aggiornamento, sarà conseguenza naturale delle due decisioni appena annunciate (e tuttavia attenderà un tempo lunghissimo: venticinque anni). Il testo del messaggio papale, sobrio ma decisamente programmatico, comunicato anche ai cardinali assenti, attenderà a lungo parole di disponibilità e non verrà subito divulgato dalla stampa cattolica (neppure da L'Osservatore Romano dove appare uno scarno comunicato). Inoltre, pur raggiunti dall'invito di pregare per "un buon inizio, continuazione e felice successo di questi propositi di forte lavoro, a lume, a edificazione e letizia di tutto il popolo cristiano, ad amabile e rinnovato invito per i nostri fratelli delle Chiese separate a partecipare con noi a questo convito di grazia e di fraternità" (la citazione e dal manoscritto papale, mentre nella versione ufficiale si legge di un "rinnovato invito ai fedeli delle comunità a seguirci anch'esse amabilmente in questa ricerca di unità e di grazia"), i porporati non parlano. E al Papa queste prime disorientate reazioni non sfuggono: "Umanamente si poteva ritenere che i Cardinali, dopo aver ascoltata l'Allocuzione, si stringessero attorno a Noi per esprimere approvazioni ed auguri. Vi fu invece un impressionante devoto silenzio" annoterà più tardi cercando di scusarli: nessun porporato ha trovato "parole adatte per manifestare il giubilo". Non era esattamente così.

Innegabile invece che la versione ufficiale dell'annuncio si prestasse un po' ad equivoci generando confusione ad esempio nell'area tedesca o anglosassone: infatti mentre Giovanni XXIII con le parole "Concilio ecumenico" si riferiva ad un "Concilio universale" (il primo termine appare nella redazione ufficiale, il secondo è quello della versione autografa papale), l'espressione da non pochi fu intesa come l'esclusivo tentativo di promuovere l'unità dei cristiani. Innegabile poi un silenzio quasi totale per alcuni giorni, anche nei rapporti diplomatici da Roma, mentre è la stampa a prefigurare le conseguenze dell'annuncio. Troppo presto però per immaginare se il Concilio di Papa Giovanni sarebbe stato il completamento di quello interrotto nel 1870, o se ne sarebbe distanziato (come avrebbe rivelato la sua reazione di Giovanni XXIIII dopo un confronto con lettura della Bolla di indizione del Vaticano I, non trovandola "né per la sostanza, né per la forma" corrispondente "alle condizioni attuali").

Ma restiamo a quel 25 gennaio definito da Giovanni XXIII sul diario una "Giornata felice e indimenticabile", nella quale "punto più importante" fu la "comunicazione segreta per i soli cardinali, del triplice disegno" del suo pontificato. "Tutto ben riuscito". E ancora: "Io mantenni la mia continua comunicazione con Dio. Nel ritorno, la festa dei Romani a San Paolo a San Pietro indimenticabile...". Ricordo di aver chiesto più volte a Capovilla di fermarsi su un'immagine di quel giorno. Sempre uguale la sua risposta: "Il ritorno in Vaticano [...]. In macchina a me che gli chiedevo 'Santo Padre come vi sentite?', rispose, 'Come vuoi che mi senta... È il Signore che fa'. Così come non si deprimeva, neppure mai si esaltava. Era uno dei suoi doni: il suo grande equilibrio".

Equilibrio, aggiungiamo, che avrebbe contraddistinto, da quel momento, tanti suoi incontri e discorsi, svelando la sua idea di Concilio come avvenimento di libertà e di fede. All'avvio dei complessi lavori delle commissioni preparatorie, nel novembre 1960, avrebbe affermato che "più che di un punto o dell'altro di dottrina o di disciplina", si trattava di "rimettere in valore e splendore la sostanza del pensare e del vivere umano e cristiano, di cui la Chiesa è depositaria e maestra nei secoli".

Marco Roncalli


© Vatican Insider - 10 gennaio 2019
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it



28/01/2019